Il Ssn sta franando. Ma è possibile che non si riesca a formare un fronte comune per opporsi?

Il Ssn sta franando. Ma è possibile che non si riesca a formare un fronte comune per opporsi?

Il Ssn sta franando. Ma è possibile che non si riesca a formare un fronte comune per opporsi?

Gentile direttore,
288 medici operanti nei pronti soccorso della Toscana hanno inviato una lettera al Presidente della Giunta minacciando le dimissioni in massa se non si fossero affrontati gli annosi problemi fonte di disagio non più tollerabile: organici, turni, incombenze amministrative, stipendi e così via. I medici generali veneti sono sul piede di guerra, i colleghi ospedalieri anticipano la pensione, non si trovano medici generali disponibili per coprire le carenze del territorio. Al concorso per l’accesso al triennio formativo in medicina generale si presentano meno medici giovani e, invece, molti anziani che vogliono cambiare lavoro.

In un articolo pubblicato su QS di qualche giorno fa il collega Maffei lamentava la fuga di molti medici verso il privato, assai più lucroso, denunciando una sorta di mutazione antropologica dei medici dalla incondizionata disponibilità per il servizio pubblico a una visione mercantile della medicina.

Nello stesso tempo la FNOMCeO ha ripreso i lavori preparatori per il rinnovo del Codice Deontologico nel quale affrontare i grandi temi della salute pubblica, la planeth health, le scelte tragiche, l’Intelligenza Artificiale, la relazione colla persona nella società contemporanea e così via.

La discussione sulla crisi della sanità ferve ma soltanto, a quanto pare, tra gli addetti ai lavori. Si confrontano idee, cifre, modelli, si parla di regionalismo differenziato, di PNRR (a proposito che fine hanno fatto le proposte per la riorganizzazione del territorio?), e intanto i medici, che fanno funzionare il servizio, se ne vanno altrove o in pensione anticipata o proseguono il loro lavoro con disagio, con meno serenità, spesso presi dal burn out.

Chi scrive proviene da tempi lontani quando si firmavano petizioni, si organizzava dibattiti in tutte le sedi civili, si facevano marce, assemblee e perfino agitazioni sindacali, mentre le associazioni professionali si spendevano per la tutela della salute pubblica e della professionalità del medico che coincidono nella funzionalità del servizio.

Non nego che vi siano pressioni sulla politica e sforzi per stabilire un dialogo e un confronto tra le parti sociali ma tutto appare episodico, frammentario, incapace di creare nella cittadinanza un clima culturale e politico che sostanzi l’immagine del servizio sanitario nazionale per quello che è, uno dei più grandi patrimoni della civiltà.

Possibile che non si formi un fronte comune, Ordini Professionali, Università, Sindacati di ogni tipo, Società Scientifiche, Associazioni dei Pazienti, per far capire al popolo italiano cosa si perderebbe se il servizio franasse. E come può non franare il servizio se i professionisti se ne vanno?

Non si sfugge all’impressione che ognuno si agiti per sé e che vi sia una sorta di indifferenza per il destino dei beni comuni, come se dell’articolo 32 della Costituzione fosse rimasto in piedi la tutela della salute dell’individuo ma si fosse perso l’interesse della collettività.

Antonio Panti

Antonio Panti

03 Marzo 2023

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