In Italia abbiamo debellato il tracoma, ma stiamo perdendo con la cataratta, una sconfitta che è una vergogna

In Italia abbiamo debellato il tracoma, ma stiamo perdendo con la cataratta, una sconfitta che è una vergogna

In Italia abbiamo debellato il tracoma, ma stiamo perdendo con la cataratta, una sconfitta che è una vergogna

Gentile direttore,
tra i tanti problemi che affliggono la nostra sanità quello della difficoltà, diventata in molte Regioni quasi impossibilità, di accedere al trattamento chirurgico della cataratta è uno dei più odiosi. Odioso perché colpisce prevalentemente i più deboli, gli anziani, e i più poveri, che non si possono permettere il ricorso al privato. E odioso perché qualcosa si può fare e si può fare subito: alzare la tariffa e impegnare subito i privati ad aumentare la produzione di questi interventi e impegnare subito le strutture pubbliche ad aumentarla a loro volta rendendo più efficiente la produzione oculistica, concentrandola in strutture dedicate e rendendola magari possibile anche in aree chirurgiche annesse ai reparti (come si faceva una volta).

Di solito cerco di “nobilitare” i miei interventi con link a dati e rapporti, ma in questo caso tanto sforzo è inutile. Chi non sa che la chirurgia della cataratta è sempre meno a copertura pubblica e sempre più a carico delle tasche dei cittadini, ma solo di quelli che se lo possono permettere? Chi non sa che, come comunque si può leggere qui, la cataratta è la prima causa di cecità e ipovisione nel mondo (dati Oms) e che in Italia colpisce circa l’8% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12% tra i 75 e gli 80 anni e il 17% degli over 80 e che per tutte queste persone non intervenire significa perdere la vista e che intervenire in ritardo, invece, vuol dire peggiorare in modo irreversibile la qualità della loro vita?

Non è logico aspettare un finanziamento ad hoc per adeguare una tariffa irragionevole, adeguamento richiesto dai professionisti da tanti anni: se la cataratta è nei LEA deve cambiare subito la tariffa e non debbono cambiare e diminuire i LEA. L’incremento dei costi legati a una nuova tariffa più sensata deve essere recuperato nel privato da un miglioramento della committenza e della appropriatezza complessive e da un aumento del budget, mentre nel pubblico va in parte colmato da un aumento della efficienza oltre che da un aumento del finanziamento. Le diseconomie di sistema sono tante e anche lì vanno cercate le risorse che mancano. E’ assurdo che di questo si parli da anni senza arrivare subito ad un avvio di soluzione, che è già colpevolmente in enorme ritardo.

Dice Matteo Piovella, che da anni è Presidente della Società Oftalmologica Italiana (SOI) e che da anni con la SOI si batte contro questa “vergogna”, che nella cataratta siamo in presenza di una situazione paradossale, trattandosi di un ambito in cui gli italiani sono opinion leader a livello mondiale così come i centri italiani sono ritenuti di riferimento per tutte le ricerche cliniche in questo campo. Eppure questa competenza rimane quasi totalmente al di fuori del Sistema Sanitario Nazionale che, pur essendo responsabile delle prestazioni da erogare ai cittadini, rischia la paralisi, perché la gestione non è adeguata agli strumenti di cui oggi disponiamo. Lo stesso problema riguarda peraltro secondo la SOI anche altre patologie dell’occhio come il glaucoma e le maculopatie.

Ricordo che quando ero bambino c’erano i dispensari antitracomatosi a testimonianza del riconoscimento sociale del tracoma. Riconoscimento che oggi nella medicina della chirurgia robotica e della genomica sembra mancare alla “banale” cataratta, che abbiamo tutti gli strumenti per affrontare, ma che pare non riusciamo ad affrontare per un “problema di tariffe”? Ma come siamo messi? Vogliamo finanziare i centri che se ne occupano con la vendita di francobolli come avveniva per la lotta contro la tubercolosi? Non siamo capaci di trovare di meglio? Ministro, ci può riuscire e ci può riuscire subito. Sarebbe una gran cosa, le assicuro.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

Claudio Maria Maffei

14 Maggio 2024

© Riproduzione riservata

Perché i tecnici di laboratorio biomedico restano nell’ombra mediatica e formativa
Perché i tecnici di laboratorio biomedico restano nell’ombra mediatica e formativa

Gentile direttore,nel sistema sanitario moderno il lavoro multidisciplinare rappresenta un elemento fondamentale per garantire qualità e sicurezza dei processi assistenziali. Tuttavia, alcune professioni sanitarie risultano più visibili e riconosciute rispetto...

Il peso della dimenticanza: la meningite e la fragilità delle nostre difese immunitarie e morali
Il peso della dimenticanza: la meningite e la fragilità delle nostre difese immunitarie e morali

Gentile direttore,c'è una strana forma di oblio che accompagna il successo della medicina. Quando una malattia arretra, quando i suoi numeri si fanno piccoli e i suoi nomi smettono di...

Il benessere lavorativo non è un mero esercizio accademico, ma una condizione imprescindibile
Il benessere lavorativo non è un mero esercizio accademico, ma una condizione imprescindibile

Gentile Direttore,come FP CGIL siamo sempre più convinti che la tenuta del Servizio Socio-Sanitario Nazionale poggi, oggi più che mai, sulle spalle dei suoi professionisti. Eppure, le cronache quotidiane ci...

Il riordino della assistenza ospedaliera nella nuova versione del ddl delega: il trionfo dell’ospedalocentrismo
Il riordino della assistenza ospedaliera nella nuova versione del ddl delega: il trionfo dell’ospedalocentrismo

Gentile Direttore, è disponibile nel sito del Senato copia della documentazione aggiornata relativa al disegno di legge (ddl) delega per il riordino del Ssn (testualmente “per l'adozione di misure in...