La novella dello stento

La novella dello stento

La novella dello stento

Gentile direttore,
conosce la filastrocca della “Novella dello stento che durava tanto tempo “? E’ molto nota in Toscana e descrive benissimo tutte le vicende che la gente (sono solo povera gente ma spesso tutti i cittadini) doveva sopportare nella speranza che i vari problemi che la tartassavano e preoccupavano fossero un buona volta risolti.

Credo che oggi descriva bene la vicenda della situazione del Sistema Sanitario Nazionale Pubblico e Universalistico : a parere di tantissimi cittadini ma anche di esperti, tecnici e professionisti non è più ne Nazionale, ne Pubblico, ne tanto meno Universalistico.

Lo “stento” non è solo di coloro che sono costretti a rinunciare a curarsi per attese impossibili, costi non sostenibili, mancanza di accessibilità delle strutture specie per le persone più fragili come anziani e disabili, ma è anche di coloro che debbono spendere di tasca propria per fare comunque accertamenti tempestivi o cure appropriate quando nel SSN non è possibile, ed anche di coloro che , essendo professionisti di ogni livello operanti dentro il SSN vedono e vivono questa crescente crisi che è anche di inadeguatezza organizzativa , di mancanza di valorizzazione per le competenze a favore della complessità burocratica e verticistica e magari anche spesso astrusa.

Complessità (e quindi anche sprechi) che sono sempre esisti ma che in molti abbiamo pensato che affidare a Regioni ed Aziende la gestione del SSN potesse progressivamente modificare in meglio : i fatti ad ogni livello dimostrano che purtroppo le cose sono continuamente peggiorate ed il nostro SSN ha progressivamente perduto molti degli elementi positivi che possedeva ed in particolare non è più come dovrebbe esser Nazionale, Universalistico o Pubblico.

Sicuramente la crescita delle nuove domande di Salute e la crescita della capacità dei Cittadini di avere consapevolezza dei propri Diritti e di poter giudicare ritardi e carenze non ha aiutato, ma comunque Regioni ed Aziende proprio a queste sfide avrebbero dovuto esser adeguate ed attive . E le statistiche di efficienza amministrativa e verifica dei risultati , predisposte proprio da coloro che dovrebbero esser al centro dei controlli quindi potremmo dire “statistiche autoreferenziali”, non scalfiscono il giudizio negativo sempre più diffuso degli Utenti. Ogni altra tipologia di Azienda cercherebbe prima di tutto di comprendere e modificare le cose che non soddisfano gli Utenti (che sono con chiarezza i suoi “datori di lavoro”) e non certo affidarsi ai pareri positivi appunto autoreferenziali e magari anche obbligatori dei dipendenti : la basilare logica aziendale insegna che se non vendo più così bene sul mercato come in passato il mio prodotto (servizi o scarpe o pomodori pelati etc.) devo modificare il prodotto e non dire che chi non compra non ha capito nulla, e che la colpa è sempre di tutti gli altri.

Questa è anche una profonda crisi nella scelta professionale (e della soddisfazione professionale che non è solo economica) dei dipendenti del SSN che altrettanto spesso si vedono costretti a cambiare lavoro e diventare autonomi o entrare nel privato : in queste situazioni ,quanto meno, le proprie competenze possono esser più direttamente e chiaramente offerte a chi ne ha bisogno e ne può trarre vantaggio e dove innovazione e duttilità organizzativa e gestionale rispondono troppo meglio al variare della domanda dell’Utenza.

Senza dubbio è molto rilevante il problema del finanziamento del SSN ma credo che come sempre in ogni sistema produttivo il finanziamento e fattore determinante ma mai separato o indipendente dalla necessaria e prioritaria organizzazione o riorganizzazione che lo possa indirizzare e gestire nel modo migliore. Altrimenti è il classico effetto inutile di gettare nuova acqua nella pentola bucata.

Ma lo “stento” continua ed i comportamenti del mondo politico ogni colore non mostra la necessaria consapevolezza rispetto alla gravità della situazione: unico aspetto positivo ma per adesso del tutto vano è che periodicamente appaiono proposte di iniziative positive che dovrebbero coinvolgere tutti sul piano politico e delle competenze, partendo dalla costatazione della insoddisfazione oggi verso i bisogni reali dell’Utenza .

Quindi prima di tutto includendo appunto l’Utenza nella costruzione della riforma.

La recente ipotesi del Prof. Monchiero di un Tavolo per una Riforma sostanziale della Sanità è del tutto condivisibile : sottolinea prima di tutto la esigenza di legare strettamente da un lato Prevenzione, ed io sottolineo anche cronicità e disabilità, per mettere concretamente al centro del SSN il territorio e la Vita reale dei cittadini che vi ricorrono perché questo è senza dubbio ‘obiettivo della Sanità di una popolazione e di un Paese, e non solo le statistiche frammentarie di patologie, interventi ed esiti solo bio-medici e quasi mai integrati nel contesto degli effetti sulla comunità.

Questo per ridare un contesto organico attualizzato alle problematiche spesso troppo isolate ed autoreferenziali delle cure ospedaliere , alle Case della Salute di derivazione un po’ troppo teorica dal PNRR (tanto per utilizzare grandi finanziamenti che dovremo comunque mettere a frutto per poterli restituire almeno in parte ) od agli interventi “spot” come ad esempio le apparizioni di nuove figure professionali che con le farmacie e gli psicologi sarebbero in grado di risolvere tutti i problemi del territorio.

Questa azione unitaria, che superi le posizioni pregiudiziali che hanno fino ad oggi immobilizzato e fatto ulteriormente peggiorare la situazione , nonostante i molteplici sforzi qua e la messi in campo dal Ministero, da qualche Regione , da qualche Organizzazione professionale o sindacale e da tanti esperti.

Ci sono grandi risorse umane e scientifiche nelle Università, nelle società mediche e professionali, nelle Associazioni di tutela di malati e disabili, anche nelle aziende che lavorano per il SSN e per la Salute che Regioni e Ministero dovrebbero coinvolgere senza aver paura di critiche ma con l’obiettivo di descrivere finalmente la situazione reale dei problemi e delle possibili soluzioni e che invece nei fatti solamente assistono con “stento” a questa progressiva crisi.

Non è affatto vero che in Italia non si possa riformare radicalmente strutture consolidate (negativamente) da tanti anni : lo ha dimostrato a suo tempo la nascita del Servizio Sanitario nazionale ed oggi lo dimostra quello che sta avvenendo nel campo della valutazione delle condizioni di disabilità da parte dell’INPS con la costruzione di progetti di vita indipendente al posto di pensioni che di fatto congelavano l’invalido nello stigma della propria condizione di escluso e quasi di profittatore .

Auguriamoci , ed impegniamoci per quanto possibile tutti , che la novella dello stento si avvicini presto ad una soluzione positiva .

Alessandro Giustini

Alessandro Giustini

07 Luglio 2025

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