La ‘pillola dei 5 giorni dopo’ e i preconcetti sulle adolescenti

La ‘pillola dei 5 giorni dopo’ e i preconcetti sulle adolescenti

La ‘pillola dei 5 giorni dopo’ e i preconcetti sulle adolescenti

Gentile Direttore,
l’obbligo di prescrizione medica per il contraccettivo di emergenza EllaOne®, la “pillola dei cinque giorni dopo”, è stato eliminato dalla Commissione Europea nel gennaio 2015. I paesi membri si sono rapidamente adeguati a tale decisione, con l’eccezione dell’Ungheria e dell’Italia, che ha mantenuto l’obbligo di prescrizione per le minorenni. Oggi, finalmente, AIFA abbatte quest’ultima barriera, suscitando le prevedibili ire del fronte “anti-choice”.

In un clima inevitabilmente infuocato, il Ministro della Salute, anziché difendere una decisione coraggiosamente sostenuta come “etica” dal presidente di AIFA Magrini, prende le distanze, ribadendo che, sul piano politico vi è disponibilità al confronto su questo “tema di assoluta delicatezza”, perché “le posizioni di ciascuno meritano il massimo rispetto”. Una dichiarazione che ferisce il nostro impegno quotidiano, con le donne e in particolare con le adolescenti: il Ministro della Salute ci conferma infatti come, sui temi cosiddetti “eticamente sensibili”, in particolare nel campo della salute sessuale e riproduttiva, sia proprio la salute a rimanere sullo sfondo, e come le evidenze scientifiche vengano considerate un’opinione fra le tante, sullo stesso piano di preconcetti ideologici e religiosi.

Il diritto degli adolescenti alla salute sessuale e riproduttiva è riconosciuto in tutto il mondo (WHO recommendations on adolescent sexual and reproductive health and rights, 2018) e rientra negli obiettivi prioritari dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Action Plan for Sexual and Reproductive Health: towards achieving the 2030 Agenda for Sustainable Development in Europe, 2016); i contraccettivi di emergenza ormonali sono nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (WHO Model List of Essential Medicines, 2019) e le principali società scientifiche di pediatria e di ginecologia raccomandano il superamento degli ostacoli all’accesso a tale forma di contraccezione per le adolescenti (Upadhya KK AAP Committee on Adolescence.  Pediatrics 2019).


 


Sono infatti più che noti i rischi per la salute fisica e psichica connessi alle gravidanze in età adolescenziale, mentre i timori che un più facile accesso alla contraccezione di emergenza potrebbe portare a una maggiore diffusione di comportamenti sessuali a rischio sono stati fugati da una corposissima letteratura scientifica internazionale (Harper CC, et al, Contraception. 2008; Upadhya KK AAP Committee on Adolescence.  Pediatrics 2019).
 
Stupisce dunque, oltre alla posizione tristemente equidistante del Ministro della Salute, l’opinione della Senatrice Rizzotti, membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato e vice-presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio, che proprio su queste pagine ha sostenuto che la decisione di AIFA avrebbe fortissimi limiti, oltre che sul piano etico, sul piano della “tutela della salute”, perché “ancora una volta si gioca sulla pelle e con il corpo delle donne”. La senatrice ritiene infatti che la rimozione dell’obbligo di prescrizione sia una soluzione “fai da te” che lascia sole le ragazze, deresponsabilizzando i maschi e scoraggiando l’uso della contraccezione abituale.

E’ evidente qui il convincimento che le adolescenti siano a priori incapaci di comportamenti responsabili. Si tratta di un preconcetto assai comune, che non prende minimamente in considerazione la relazione con il medico, che ha il compito di valutare il singolo caso non in base a criteri anagrafici, ma nella sua complessità umana; così, nell’aggiornamento delle linee di indirizzo sulla ivg farmacologica, elaborato da Consiglio Superiore di Sanità e  Ministero della Salute, si legge: “Alle minorenni è consigliabile offrire l’IVG farmacologica in ricovero ordinario dopo aver acquisito il consenso dei genitori/autorizzazione del giudice tutelare e aver sottoposto la minore a consulenza psicologica valutando difficile l’adesione al percorso terapeutico in tale situazione”.

Usando un linguaggio mutuato dal femminismo, la senatrice sostiene i pregiudizi su cui si fonda la medicina paternalistica: l’esercizio della libertà è strettamente legato alla mancanza di responsabilità. In quest’ottica le ragazze non possono avere diritto di scelta, ma devono essere poste sotto tutela, guidate da “reti di accompagnamento e supporto”.  Non è certo questa l’idea sulla quale si basa il nostro Sistema Sanitario Nazionale, che promuove la consapevolezza della salute come bene comune e la capacità delle persone di prendere in autonomia le decisioni che riguardano la loro salute.

Da queste pagine la senatrice ci ricorda che solo sostenendo la prevenzione e la corretta informazione si “aiutano” le adolescenti e le donne. Non possiamo, finalmente, che condividere appieno questa posizione; ci aspettiamo pertanto di vedere lei e i detrattori della contraccezione di emergenza “fai da te” al nostro fianco, concretamente, nell’impegno quotidiano  per potenziare la rete dei consultori e per la gratuità della contraccezione sicura.

Anna Pompili
Ginecologa, AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)

19 Ottobre 2020

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