Lazio. Dal Tribunale di Velletri uno stimolo giudiziario per la stabilizzazione dei precari

Lazio. Dal Tribunale di Velletri uno stimolo giudiziario per la stabilizzazione dei precari

Lazio. Dal Tribunale di Velletri uno stimolo giudiziario per la stabilizzazione dei precari

Gentile direttore,
con sentenza n. 640/2016 del tribunale di Velletri, sez. lavoro, pubblicata il 19/04/2016, il Giudice, in composizione monocratica ,“dichiara il diritto dei ricorrenti, qualora siano ancora dipendenti della Azienda convenuta in forza di un contratto ex art. 15 septies, a rientrare nel procedimento di stabilizzazione e godere delle eventuali proroghe dei contratti come coloro che hanno in essere un contratto ex D.Lgs. 368/2001 (n.d.r. ora abrogato)”.
 
Cosa afferma con questa sentenza il Giudice di Velletri, e perché questa sentenza è di interesse per l’intero processo di superamento del precariato, così come è stato sino ad oggi attivato dalla nostra Regione e dallo Stato, prima con il ben noto DPCM 06 03 2015 e poi dalle DCA del Presidente Zingaretti?
 
– Che l’istituto della proroga, più volte reiterato, è abuso de diritto, perché ha esteso a tempi indefiniti la temporaneità dei contratti, ben oltre i limiti temporali originari di legge;
 
– Che “si può ritenere (ndr. principio sacrosanto!) che la situazione di interesse strategico sussista laddove la prestazione sia volta a consentire l’erogazione dei lea e che la particolare specializzazione sia legata all’essere tali soggetti già stati impiegati da anni nel posto da ricoprire acquisendo così una particolare esperienza specifica”;
 
– Che , comunque in ragione dei reiterati blocchi del turn over, delle assunzioni e della “necessità di mantenere in qualche modo i lea (ibidem)” il comportamento dell’Azienda, pur se ha comportato abusi “non possa considerarsi, sostanzialmente illegittimo” , e quindi per conseguenza, che nessun Dirigente possa o debba essere sottoposto a procedimento di danno erariale.
 
In breve, si deve trarre la conclusione che, sì, sono stati usati, anzi abusati, i contratti a termine, ma ciò è accaduto perché non si poteva fare altrimenti, e questo non può certo farsi pesare a chi quei contratti, pur di lavorare, li ha subiti, acquisendo ogni giorno che passava, maggiore professionalità.
Professionisti, medici e non medici, che certamente costituiscono un valore aggiunto delle nostre Aziende Sanitarie e che non possono e non devono essere considerati lavoratori di Serie B solo perché meno “fortunati” rispetto ai colleghi assunti a tempo indeterminato, od a quelli assunti a tempo determinato in forza di altre procedure più “confacenti” ad ortodosse interpretazioni del diritto del lavoro .Questa sentenza si inserisce nel filone della stessa strada giudiziaria che diversi soggetti percorrono per attaccare, smantellandoli uno ad uno, i paletti imposti dal DPCM 06/03/2015 sulla stabilizzazione dei precari, già direttamente impugnata da altre sigle sindacali, ed apre, a parere dello scrivente, una nuova stagione di controversie legali, per rimuovere ogni discriminazione tra i colleghi che quotidianamente lavorano, fianco a fianco, per lo stesso fine ed in favore degli stessi utenti.
 
Strada che anche questa Sigla Sindacale valuterà, se questi segnali non verranno colti con l’auspicabile buonsenso ed apertura a dialogo che è legittimo attendersi da ogni buona amministrazione regionale.
 
Dott. Luigi Zurlo
Vice Presidente Regionale
AAROI-EMAC Lazio 

05 Maggio 2016

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