Ma il dottor Guido Tersilli è ancora vivo?

Ma il dottor Guido Tersilli è ancora vivo?

Ma il dottor Guido Tersilli è ancora vivo?

Gentile Direttore, tra le tante richieste che mi arrivano ce n’è una illuminante che le riassume tutte: “Dottore, ho le gambe gonfie, mi manderebbe una impegnativa per visita angiologica?”. Questa richiesta, una delle tante, riassume il senso comune della gente nei confronti del medico di base. Non più un medico, ma solo un prescrittore...

Gentile Direttore,
tra le tante richieste che mi arrivano ce n’è una illuminante che le riassume tutte: “Dottore, ho le gambe gonfie, mi manderebbe una impegnativa per visita angiologica?”. Questa richiesta, una delle tante, riassume il senso comune della gente nei confronti del medico di base. Non più un medico, ma solo un prescrittore. In altri tempi, quando incominciavo la mia professione, una persona con le gambe gonfie sarebbe venuta in ambulatorio per sottopormi il problema, anche perché nel 1988 non c’erano cellulari e internet che permettessero un consulto virtuale. Ma non è questo il punto, riconoscere al medico di base una competenza medica di primo livello, era la conseguenza culturale e storica della condotta medica: il medico del paese che faceva tutto e sapeva tutto. L’unico punto di riferimento medico per tantissima gente.

Unico, purtroppo, perché in tempi non tanto remoti, l’offerta sanitaria pubblica era veramente scarsa e, molto spesso, il medico di base, ex condotto, rimaneva una sicura e confortante risorsa sul territorio, una presenza costante, capillare, prolungata, tanto da consentire quella confidenza relazionale per la quale si è arrivati alla definizione: medico di famiglia. Non è una definizione da poco, perché racchiude competenza, presenza e relazione: quello che si vorrebbe dal medico: sapere, saper fare, saper essere. E’ stato un ruolo che ha funzionato benino per almeno 50 anni, ma è nato con un difetto strutturale di fondo e un sottile pregiudizio che hanno finito per snaturarne la funzione. Un medico “generico” che fa pensare ad una cultura medica generica, senza una formazione specifica e senza un inquadramento di ruolo specifico, solo un libero professionista ai margini del SSN, non assunto, né strutturato, ma pagato a quota capitaria e prestazione. Di fatto: un ignorante, pagato per sciocchezze di poco conto. Alla fine, è così che la gente finisce per definire il medico di base.

E’ stata una lenta e progressiva deriva di ruolo che io ho avuto l’onore e l’onere di sopportare dal 1988 ad oggi. Ma tutto nasce da quella iniziale disattenzione e disaffezione istituzionale perché dal 1978, anno di nascita del SSN, non si è capito quanto fosse importante e fondamentale il ruolo della medicina del territorio, non fornendo al medico di base né un ruolo strutturale, né la formazione specifica, né un trattamento degno di un qualsiasi dipendente pubblico. Si tira a campare, come capita nei disegni della malsana burocrazia politica di basso profilo, non capendo e non sapendo che prima o poi, i nodi sarebbero arrivati al pettine. La classica emergenza all’italiana.

Colpa politica e sindacale, tanto da far dire al ministro Giorgetti: “…ma chi ci va più dal medico di base?…” (sic) e se questa è la visione politica, figurati cosa può pensarne un comune cittadino. E’ così che siamo arrivati dal medico di famiglia al medico scrivano. “Dottore, ho le gambe gonfie, mi mandi l’impegnativa per una visita angiologica”. Chiedo alla politica: se non ci fosse il medico di base, all’ingresso e alla base del SSN, e ogni cittadino scegliesse di testa propria solo lo specialista a cui rivolgersi, senza una valutazione di primo livello, in quale caos cadrebbe il SSN? Se la mentalità politica continua ancora a non avere una visione di sistema, con una considerazione solo ospedalocentrica, abbandonando il territorio all’incuria e all’improvvisazione, quanto costerebbe una assistenza sanitaria solo specialistica e strumentale, allo Stato e ai cittadini che pagano di tasca propria? Quali disagi per i pronto soccorso se di fatto, diventano il primo presidio a cui rivolgersi?

Una mentalità politica e sindacale che con questa visione ospedalocentrica sta creando quei mini-ospedali di supporto come le CDC, poliambulatori con una organizzazione multiprofessionale e diagnostica di primo livello che imita l’approccio ospedaliero, ma con grave difetto di fondo: la centralità logistica con la perdita della capillarità della medicina del territorio con i suoi ambulatori distribuiti per piccole comunità.

Il disegno legislativo prevede una CDC ogni 40-50.000 utenti, nella mia realtà locale, significa avere una CDC per tutto il Cadore: da Cortina al Comelico, una sola sede a Pieve di Cadore, con il mirabolante risultato di un paziente ottantenne ampezzano che si mette in macchina, percorre 30 chilometri tra neve e ghiaccio, per arrivare a Pieve, e il tutto per una ricetta medica: due ore di macchina, 60 chilometri.

Una peculiarità della medicina del territorio è sempre stata la prossimità delle cure, una distribuzione capillare degli ambulatori perché fosse di facile accesso per tutti, con questa idea era nata la condotta medica e poi la medicina di base. Idea tradita dalla necessità politica di centralizzare le risorse con una migliore visibilità propagandistica: i mattoni della CDC si vedono e fanno campagna elettorale, un ambulatorio medico disperso nelle vallate cadorine non fa notizia e non procura consensi, ma assistenza di sicuro.

Era logico e auspicabile che il medico di base non lavorasse in totale isolamento, ma c’era un’altra valida alternativa alla centralizzazione in CDC: il lavoro in team organizzato sul territorio, con un collegamento tra colleghi e colleghi ospedalieri, una unità operativa del territorio distribuita in ambulatori periferici attrezzati di tutto punto, con figure di supporto indispensabili come infermiere, segretarie e psicologi. Il medico di base era diventato una figura grottesca, già negli anni 70 con quella mirabile rappresentazione cinematografica di Alberto Sordi: Dott. Guido Tersilli, medico della mutua. Nella comicità della finzione c’era una realtà drammatica già allora: la guerra tra medici a caccia di libretti per il loro guadagno: la stessa anomalia di sistema presente ancora oggi: un medico pagato a quota capitaria che può sopravvivere solo dai mille assistiti in su. Alberto Sordi non è morto, continua ancora a rappresentare la comica mediocrità dell’italiano medio che sprofonda in una burocrazia malata per un mandato politico miope e sempre a caccia di poltrone e consensi.

Sono andato a casa della signora con le gambe gonfie, perché la conosco da 32 anni e, edemi a parte, abbiamo bevuto un buon caffè e chiacchierato a lungo sull’insufficienza venosa cronica di secondo grado e sulle sue figlie che lavorano in Germania. Medico di base vs CDC: due a zero e palla al centro.

Enzo Bozza
Medico MMG a Vodo e Borca di Cadore (BL)
Movimento per la Dirigenza Medica

Enzo Bozza

04 Maggio 2026

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