Mmg. Una convenzione più “stringente” è possibile

Mmg. Una convenzione più “stringente” è possibile

Mmg. Una convenzione più “stringente” è possibile

Gentile Direttore,
Claudio Maria Maffei interviene su QS con grande saggezza e chiarezza su un problema finora affrontato più con passione che con razionalità, quello della possibile dipendenza dei medici di medicina generale, sul quale gli stessi interessati sovente argomentano più per reciproca invidia nei confronti della libertà del convenzionato o della tranquillità del dipendente.


 


Siccome si sa quanto il rapporto di lavoro incide sul comportamento e che a cottimo inquadrare la questione come problema complesso di sanità pubblica e risolverlo a seconda del finanziamento e dell’organizzazione di cui le Regioni dispongono ma, più che altro, sulla base dell’idea di servizio che sosteniamo.


 


Riprendiamo allora il ragionamento. Ormai è deciso che alla defaillance territoriale durante la pandemia si risponderà con le cosiddette Case di Comunità di cui si è già previsto il numero e il (supposto sufficiente) finanziamento mediante il PNRR che, anzi, solo in tal modo può essere usato. Prima domanda alle Regioni: basteranno i soldi del PNRR per costruire/riattare le CdC?


 


Ammesso che i fondi del PNRR siano sufficienti bisognerà fare un conto economico dei costi di impianto e di gestione, secondo i requisiti previsti di accreditamento, organizzativi, strumentali e di personale, per i prossimi anni quando il fondo sanitario nazionale nella migliore delle ipotesi rimarrà costante. Seconda domanda alle Regioni: dove si pensa di trovare i soldi?


 


A questo punto della riflessione, a mio avviso, esce di scena la dipendenza dei MG. Tra tutte le ragioni già elencate una è assai forte, la capillarità del servizio che deve essere estremamente periferizzato – come già lo è- nell’interesse dei cittadini. I poliambulatori possono essere lontani ma lo studio del proprio medico deve essere nel paese anzi nella frazione in cui ciascuno vive e nessun servizio pubblico potrebbe garantire questa così complessa rete distributiva, lo vietano costi e gestione. Ora gli ambulatori dei MG sono già disponibili a costi ricompresi nella quota capitaria. E’ un dato di fatto che taglia la testa a qualsiasi toro.


 


Nasce allora il dilemma: gestione pubblica o affidamento a privati che si assumerebbero il rischio di gestione secondo le regole del mercato? Rinviare il confronto con i MG è profondamente sbagliato e la frase del Ministro sulla “dipendenza problema rinviabile” rivela mancanza di idee perché, al contrario, soltanto risolvendo, mediante il contratto, le criticità che tutti conoscono e sono individuate nello stesso documento della delle Regioni, si potrà mantenere in vita il sistema sanitario, evitando di consegnarlo al privato laddove massima è l’esigenza della gestione e del controllo pubblico cioè nel territorio.


 


Ricordando che, nel fallimento delle Regioni incapaci di fornire anche le minime protezioni, la medicina generale ha resistito e combattuto il Covid laddove era già autonomamente gestita in forme organizzative dotate di supporti che prefigurano le soluzioni per il futuro.


 


Non resta che affrontare la vera questione: cosa deve contenere di innovativo questo contratto? Dal momento che ciclo di fiducia, quota capitaria, massimale e rapporto ottimale mantengono la loro rigorosa pregnanza?


 


Nulla vieta che un rapporto a convenzione contenga ulteriori norme stringenti: elenchiamole.
1) Qualsiasi prestazione concordata e programmata dalla Regione è obbligatoria per tutti.


 


2) Ciascun medico è inserito in un gruppo associativo, il lavoro singolo è abolito.


 


3) Le AFT coprono 24h un determinato territorio di cui garantiscono l’assistenza di base.


 


4) La continuità assistenziale è ridefinita lasciando le ore notturne al 118.


 


5) Si definisce la strumentaria sia del gruppo che del singolo medico.


 


6) Si definisce il rapporto con l’infermiere di famiglia.


 


7) Si definiscono i i criteri di presa in carico della cronicità e gli indicatori di performance.


 


Ovviamente si deve metter mano anche alla formazione complementare in medicina generale che deve diventare “specifica in MG” e non può rimanere la parente povera delle specializzazioni.


 


Occorre coraggio da parte del Ministro e delle Regioni. Il recentissimo Congresso della FIMMG ha mostrato che i medici hanno capito l’urgenza di pattuire un accordo volto al futuro dell’assistenza territoriale, i cui contenuti consentano di mantenere il ruolo dei MG, evitandone la trasformazione in collaboratori a cottimo del privato e, più che altro, di garantire ai cittadini un’assistenza vicina e personalizzata.


 


Antonio Panti

18 Ottobre 2021

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