Gentile direttore,
in attesa di capire in che modo i cambiamenti delle modalità di accesso a medicina influiranno sulle iscrizioni ai corsi di laurea per le professioni sanitarie, ed in particolare a quelli di infermieristica, e sollecitati anche dalla lettera di Alemanno, può essere utile riflettere su alcuni raccolti sulla coorte degli studenti che si sono iscritti nel 2024-25, dal gruppo di Scienze infermieristiche dell’Università di Torino su una tematica individuata dalla Commissione nazionale dei corsi di laurea in infermieristica.
E’ stato identificato un campione rappresentativo di 40 sedi di 24 università distribuite tra nord (26) centro (5), sud-isole (9). Dei 3456 studenti che frequentavano il primo anno, 3116 (90,1%) hanno accettato di partecipare allo studio e 2733 (79%) hanno effettivamente risposto al questionario: solo in due sedi ha risposto meno del 55% degli studenti. Sono state raccolte informazioni sui motivi di iscrizione, sulle fonti di informazioni sul corso; il gruppo viene seguito per vedere quanti abbandonano e le motivazioni.
Lo spaccato che emerge dalle prime analisi sia sui motivi di iscrizione che, soprattutto, sulle caratteristiche degli studenti, può dare indicazioni su aspetti su cui investire, sin dall’inizio, per favorire le iscrizioni ed evitare che gli studenti abbandonino i corsi.
L’infermieristica continua a rimanere una professione prevalentemente femminile (80%) e giovane (solo il 30% ha più di 30 anni); la maggioranza di chi si iscrive (60%) ha conseguito una licenza liceale. Quasi il 35% (947) degli studenti lavora (con impegno lavorativo variabile) e un ulteriore 8,9% (245) dichiara di aver bisogno di lavorare. Quindi il 44% circa degli studenti è uno studente lavoratore che andrebbe sostenuto, dato che aggiunge ore lavorative al già corposo impegno didattico, ed a cui garantire, nei limiti del possibile, flessibilità per poter conciliare studio e lavoro.
Il 42% degli studenti (1135) ha ottenuto un punteggio al test di ammissione inferiore a 20/90. Lo scarso numero di domande non consente di fare una selezione; questo implica che lungo tutto il percorso, in particolare nel primo semestre, si debba cercare di aiutare gli studenti con un punteggio più basso per evitare che abbandonino per le difficoltà legate al carico di studio ed all’impegno teorico.
Bello vedere che, chi sceglie di fare l’infermiere, fa una scelta ponderata e convinta: infermieristica è stata la prima scelta per 2004 studenti (73,3%) e un numero maggiore ha dichiarato (2104, 77%) che è il corso che avrebbe voluto frequentare. Utile riflettere sulle strategie per tenere alta la voglia e la motivazione di diventare infermiere, sottolineando, in particolare all’inizio, gli aspetti più motivanti della professione.
Si potevano scegliere fino a 5 motivi di iscrizione, in ordine di importanza, tra i 27 proposti. Indipendentemente dalla priorità, tra le motivazioni più citate ci sono il voler aiutare gli altri (citato dal 90%), l’aver vissuto un’esperienza “che ha segnato” (54,8%) e più o meno a pari livello, l’interesse per le materie sanitarie (42,1%) e avere familiari/conoscenti nel mondo sanitario (41,5%). L’altruismo rimane una componente importante che caratterizza le professioni di aiuto, in particolare quella infermieristica.
Amici e conoscenti sono le principali fonti da cui gli studenti hanno raccolto le informazioni prima di partecipare al test (96,6%) ma sono state raccolte informazioni anche dal sito dell’università (42,3%) e dai social network (25,3%) più o meno a pari merito con le informazioni fornite negli incontri di orientamento a scuola (24%). Un target da informare diventa quindi la popolazione generale, e non solo le scuole, e merita una riflessione anche un investimento attraverso i canali dei social network.
Al 31/12/24 avevano abbandonato il corso 394/3116 studenti (12,6%) (i dati sono ancora in fase di acquisizione). Di questi, 284 hanno formalizzato l’abbandono. La frequenza di abbandono è più elevata al nord (14,9%) rispetto al sud (8,8%) ed alle isole (4,4%). Ad ora solo 140 studenti (circa 1/3 di coloro che ha abbandonato il corso) ha dichiarato i motivi: 1 su 5 riporta il fatto che il corso di laurea sia troppo impegnativo (per 16 è la motivazione principale); per 49 (35%) l’iscrizione al corso era stata una scelta era di ripiego. La metà circa abbandona dopo aver frequentato almeno un tirocinio. Se i dati dovessero confermarsi, si dovrebbe porre attenzione anche alle prime esperienze di tirocinio, dove il contatto con una realtà complessa e difficile; può da una parte far capire che la scelta fatta non era quella “giusta” (motivazione del 30% degli studenti), ma anche scoraggiare dal continuare a frequentare il corso.
Sarebbe utile ripetere studi come questo per monitorare se e come cambiano sia le motivazioni di iscrizione che quelle di abbandono, per avere dati solidi su strategie di intervento. Tuttavia, questi dati preliminari indicano già alcuni problemi a cui dare priorità.
Elena Viottini
Paola Di Giulio
Alessio Conti
Valerio Dimonte
A nome del gruppo di Scienze Infermieristiche dell’Università di Torino