Gentile Direttore,
le scrivo perché è giunto il momento di dire, con chiarezza, basta. Come Associazione Italiana Scuole di Osteopatia (A.I.S.O.), siamo stati regolarmente convocati ai tavoli tecnici del Ministero della Salute, insieme ad altre associazioni di scuole e di categoria, quindi abbiamo partecipato con una certa regolarità a tutti gli incontri.
Le venti scuole che fanno parte della nostra Associazione hanno formato, in oltre quarant’anni di attività, più di diecimila osteopati, oggi presenti e operativi su tutto il territorio nazionale. Attualmente, stiamo completando la formazione di oltre millecinquecento studenti, tutti nei tre anni finali del percorso.
Abbiamo scelto di non accettare nuove iscrizioni, seguendo le indicazioni dei Ministeri, in concomitanza con l’avvio dei corsi universitari.
Sappiamo che esistono altre scuole che continuano a immatricolare nuovi studenti rilasciando titoli esteri, grazie ad accordi internazionali. Tuttavia, questo tema non riguarda il dibattito attuale in Conferenza Stato-Regioni sulle equipollenze, poiché per tali percorsi l’iter normativo sarà inevitabilmente diverso da quello previsto dal decreto in discussione.
Scrivo quindi per prendere posizione, a nome di quel 70% degli osteopati che lavorano in italia, che si sono formati presso le nostre scuole e i millecinquecento studenti ancora in formazione.
Desidero sottolineare che il lavoro svolto al Ministero della Salute, durato anni e portato a termine sotto la guida della direttrice Mariella Mainolfi, è stato lungo, rigoroso collegiale, quindi molto accurato, a cui si è aggiunto un altrettanto importante lavoro presso il MUR con il contributo del CUN.
Sono state affrontate e analizzate con attenzione tutte le criticità legate al cambiamento che questo decreto porterà con sé.
Proprio per questo, condividiamo pienamente l’impostazione generale del decreto, sia nella versione che prevede le 1.500 ore di tirocinio, sia in quella con le 1.000 ore, entrambe coerenti con i benchmark per la formazione in Osteopatia dell’O.M.S. e con la norma europea CEN EN 16686.
Ciò che non possiamo accettare è che, dopo anni di confronto e di serio e duro lavoro, il decreto venga rallentato o addirittura non veda la luce.
Sono ormai oltre dieci anni che la nostra categoria — più di diciottomila professionisti in Italia — attende di uscire da un limbo normativo che non giova a nessuno.
Abbiamo scelto con responsabilità di intraprendere la strada della professione sanitaria, ma ora è necessario porre fine a una lentezza che genera, da troppo tempo, incertezza e malessere diffuso.
Auspichiamo che già nella prossima riunione della Conferenza Stato-Regioni il testo venga approvato, così da permettere alla federazione TSRM-PSTRP e alle Università di avviare finalmente le attività necessarie alla piena attuazione della legge Lorenzin, la legge 3 del 2018.
È davvero arrivato il momento di restituire certezza e dignità a migliaia di professionisti e studenti in formazione, alle loro famiglie e, soprattutto, di tutelare i pazienti che ogni giorno si affidano alle nostre cure.
La ringrazio per l’attenzione e la disponibilità.
Cordiali saluti,
Marco Sbarbaro
Presidente dell’Associazione Italiana Scuole di Osteopatia (A.I.S.O.)