Prelievi di sangue. Per i tecnici di laboratorio un nuovo caso Marlia?

Prelievi di sangue. Per i tecnici di laboratorio un nuovo caso Marlia?

Prelievi di sangue. Per i tecnici di laboratorio un nuovo caso Marlia?

Gentile Direttore,
quando un caso suscita scalpore e relative plateali risonanze, nello specifico mi riferisco al caso Marlia, significa che finalmente vi è consapevolezza dell’utilità del contraddittorio, quale propedeutica forma d’informazione costruttiva e non di mera rivalsa per imporre una propria verità rispetto un’altra. A questo punto vorrei apportare una testimonianza, inerente l’esercizio abusivo di operatori sanitari, adducendo un esempio: l’idoneità per un prelievo venoso di sangue. Per quanta teoria i professionisti preposti facciano, il vero banco di prova lo devono affrontare con le vene dei pazienti o donatori di sangue.

Rammento che prima che si determinasse legalmente il chi è autorizzato al prelievo di sangue presso una struttura sanitaria i prelievi, ai donatori del Centro Raccolta Sangue ospedale Maggiore di Bologna, venivano effettuati da dipendenti fissi con qualifica di tecnico di laboratorio. Oltre ad una preparazione teorica acquisirono nel tempo un’esperienza tale da meritarsi, da parte dei donatori, l’appellativo di mano di velluto. Il prelievo che prevede il riempimento, in 7-10 minuti, di una sacca di 450 c.c. non è da equipararsi ad un semplice prelievo di poche fiale per esami di laboratorio, la tecnica è decisamente più complessa e deve essere effettuata con l’avvertenza di non procurare dolore e danno al donatore.

Poi un giorno la Gazzetta Ufficiale decretava che solo infermieri e medici erano abilitati a praticare tale arte e per ciò che riguardava i tecnici sopra citati erano declassati, nel merito, ad abusivi. Il responsabile del Centro Raccolta dovette naturalmente adeguarsi alla nuova disposizione, che si ripercosse oltre sul lato economico anche sull’insoddisfazione dei donatori che dovettero fare da cavia ai neo prelevatori, medici ed infermieri alle prime armi che spesso, per ragioni di bilancio, si alternavano in nome dell’organizzata mobilità delle risorse umane.

Nadia Negri
Assistente amministrativo, Ospedale Maggiore Bologna

30 Maggio 2013

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