Professione infermieristica: era già tutto scritto, e noi l’avevamo denunciato

Professione infermieristica: era già tutto scritto, e noi l’avevamo denunciato

Professione infermieristica: era già tutto scritto, e noi l’avevamo denunciato

Gentile Direttore,
quella infermieristica, tra iscrizioni in calo al Corso di Laurea, stipendi più bassi d’Europa e mancate riforme è diventata una professione in fuga. La fotografia che emerge dai dati più recenti e dalle cronache giornalistiche è drammatica.

Nonostante i proclami e le promesse di riforme, mai concretizzate da parte del governo, la professione infermieristica in Italia continua a essere sempre meno attrattiva per giovani e, cosa forse ancor più drammatica, produce una disaffezione crescente anche in parte dei professionisti già in servizio.

Il crollo delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica è il segnale più evidente di una crisi strutturale. Sempre meno giovani scelgono questa strada formativa, scoraggiati da condizioni di lavoro usuranti, stipendi tra i più bassi d’Europa e prospettive di carriera ferme da decenni.

Per far fronte a questa disaffezione, invece che affrontarne la cause alla radice, si è prodotta una scorciatoia, ovvero l’introduzione della figura dell’“assistente infermiere”, che non nasce come soluzione pianificata ma come risposta emergenziale a una carenza cronica di professionisti. Una conseguenza diretta, quindi, delle politiche miopi e del mancato rilancio della professione.

Il rischio è che questa sostituzione impropria finisca per abbassare gli standard di assistenza, svilendo il ruolo del professionista infermiere e compromettendo la qualità delle cure.

I punti su cui agire sono:
1) Firmare un Contratto Nazionale che dia finalmente una retribuzione tabellare dignitosa, senza “costringere” a doppi turni o prestazione aggiuntive per raggiungere uno stipendio adeguato;
2) Applicare realmente la 251/2000, bandendo concorsi per dirigenti infermieri;
3) Sviluppare la Professione in ambito universitario, pubblicando un numero congruo di concorsi per Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori.

Il tema della retribuzione resta, quindi, centrale. Gli infermieri italiani del Servizio Socio Sanitario Nazionale Pubblico guadagnano mediamente circa 32.600 euro lordi annui e per gli infermieri che lavorano nel mondo privato i salari sono ancor più bassi, contro i quasi 40.000 della media UE e stipendi che in Paesi come il Lussemburgo o il Belgio superano i 70.000 euro annui; è inaccettabile che un Paese nel quale il Servizio Socio Sanitario Nazionale rappresenta una colonna portante, continui a svalutarlo riducendone il finanziamento in termini percentuali e sottopagando i professionisti.

Un altro dei problemi più gravi riguarda le carriere bloccate. In Italia il percorso professionale resta appiattito: al di là dell’anzianità di servizio, mancano meccanismi chiari che riconoscano le competenze avanzate, le specializzazioni e i ruoli di responsabilità.

Come FP CGIL abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione di percorsi specialistici per superare la figura dell’infermiere generalista all’interno contratto 2019-2021 del Comparto Sanità Pubblica, ovvero l’istituzione dell’infermiere esperto e dell’infermiere specialista oltre all’istituzione generalizzata del sistema degli incarichi, strumento indispensabile per avvicinare sempre di più il contratto del comparto a quello della dirigenza. Durante la contrattazione per il rinnovo del CCNL 2022-2024 abbiamo chiesto di istituire compensi economici destinati alla valorizzazione tali figure che, unitamente ad un tabellare adeguato, rappresentano gli strumenti per ottenere una reale e concreta valorizzazione delle infermiere e degli infermieri. Richiesta disattesa, in quanto non si è riusciti a superare i tetti di spesa utili ad incrementare i fondi contrattuali, senza i quali non è possibile realizzare una reale maggiorazione delle indennità richieste, demandando nei fatti il tutto alle sempre più scarse disponibilità economiche dei fondi di riferimento. Tale condizione è ancor più grave per gli infermieri dalla sanità privata e del mondo privato in generale dove non esistono meccanismi di sviluppo e valorizzazione della carriera, se non per pochi eletti direttamente dal datore di lavoro. Molti infermieri investono in master e corsi post–laurea, ma senza ritorni concreti né in termini retributivi né di progressione di carriera. Al contrario, in altri Paesi europei esistono figure come l’infermiere specialista o il nurse practitioner, con autonomia riconosciuta e stipendi nettamente più alti.

Questa assenza di prospettive produce due effetti:
1) demotivazione interna, con professionisti esperti che restano fermi nella stessa fascia contrattuale;
2) fuga all’estero, dove il mercato del lavoro valorizza realmente competenze e responsabilità.

Nel solo periodo 2000-2022, quasi 48.000 infermieri italiani hanno scelto di lavorare all’estero. Un fenomeno che rappresenta non solo una perdita di personale qualificato ma anche di capitale economico: formare un infermiere costa allo Stato circa 30.000 euro, e la fuga di decine di migliaia di professionisti rappresenta un danno stimato in oltre un miliardo di euro.

Abbandono della professione: la fuga non riguarda soltanto chi emigra. Sempre più infermieri lasciano del tutto la professione, spinti da carichi di lavoro insostenibili, turni massacranti, scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro e mancato riconoscimento sociale. Tali mancanze alimentano un sentimento diffuso di sfiducia e rassegnazione. Questo fenomeno aggrava la già critica condizione di carenza di Infermieri.

La preintesa per il rinnovo del Ccnl 22/24 del comparto della sanità pubblica, che la Fp Cgil non ha sottoscritto, non da nessuna delle risposte necessarie per invertire questi trend negativi.
È il momento di agire, è il momento di intensificare la mobilitazione facendo sentire la voce degli infermieri e delle altre professioni che fanno, ogni giorno, con abnegazione, la nostra sanità.
Occorre un piano straordinario di investimenti che restituisca dignità agli infermieri, rilanciando una professione senza la quale il Servizio Socio Sanitario Nazionale non ha futuro.

Alfonso Guerriero
Coordinatore nazionale Infermieri Fp Cgil

Alfonso Guerriero

01 Ottobre 2025

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