Psichiatria di comunità smantellata nel silenzio: la salute mentale ormai esiste solo per assenza

Psichiatria di comunità smantellata nel silenzio: la salute mentale ormai esiste solo per assenza

Psichiatria di comunità smantellata nel silenzio: la salute mentale ormai esiste solo per assenza

Gentile Direttore, è difficile negarlo: è in atto un progressivo smantellamento che non riguarda solo la Legge 180/78, ma quel modello di psichiatria di comunità che la Legge aveva cercato di trasformare in norma

Gentile Direttore, è difficile negarlo: è in atto un progressivo smantellamento che non riguarda solo la Legge 180/78, ma quel modello di psichiatria di comunità che la Legge aveva cercato di trasformare in norma.

Questo non è avvenuto con modifiche legislative, che avrebbero incontrato una netta opposizione, ma attraverso vari meccanismi paralleli ma convergenti, nella migliore tradizione delle geometrie non euclidee.  

Il primo è stato la frammentazione del progetto di base della Legge nelle varie declinazioni date dalle singole realtà regionali e delle singole Asl, facilitato dalla modifica del Titolo V della Costituzione del 2001, con la parziale autonomia regionale in materia di Sanità. Scompaiono i Progetti Obiettivo Nazionali che sarebbero incompatibili e cominciano “le linee di indirizzo”, i “piani di azione”, da filtrare comunque in Conferenza Stato Regioni, e molto meno vincolanti per le realtà locali.

Il secondo è stato il mutamento nella logica della salute che è passata, con le varie riforme della Legge 833/78, da diritto dei cittadini a bene economicamente da definire entro un bilancio, con una logica di mercato prestazionale non compatibile con il senso della Legge 180/78, dove esistono i percorsi con le persone e non le prestazioni alla persona. Compaiono i vari condizionamenti a programmazioni economiche, dove il criterio non è sempre quello a favore del cittadino e dei suoi diritti.

Il terzo è stato il progressivo de-finanziamento, con lo spostamento dei fondi su altri ambiti più economicamente e politicamente attraenti. Questo è avvenuto sia in termini assoluti sia (ancora di più) in termini di bilancio fra strutture pubbliche, centrali nella legge in quanto erogatrici di servizi terapeutici vincolati dai diritti, e strutture private, erogatrici di servizi vincolati, se non al profitto, alla stretta sostenibilità ed orientate alla riabilitazione ed alla lungo assistenza. 

Il quarto è stato il progressivo “non fare” che ha risposto all’incalzare dei problemi con una diluizione dei tempi e delle risposte, sempre più sbiadite.  Perfino esigenze legislative, come quelle richiamate nel 2023 dalla Corte Costituzionale in merito alla legge 81/2014 sulle Rems, e quelle più recenti in merito alla illegittimità di parte delle norme sul TSO, non hanno avuto, non solo alcun seguito normativo, ma nemmeno alcuna risonanza. Il nuovo Tavolo Ministeriale sulla Salute Mentale, nominato con grandi aspettative nel 2023 a seguito della morte di Barbara Capovani, dopo 2 anni ha prodotto un documento che si aggiunge alle tante linee di indirizzo prodotte nel corso di questi anni, che si limita a formulare ipotesi su cosa si dovrebbe fare in qualche area, rimandando la loro attuazione alla variabilità regionale, e soprattutto alla assenza di risorse. 

Il quinto è stato un graduale mutamento culturale dove il malessere ha perso significato e contesto ed è diventato anomalia chimica da trattare attraverso una rapida normalizzazione. In questo il ruolo delle Università, e delle modalità con cui la ricerca è attualmente sostenuta, sono state determinanti.

Il sesto è stato il moltiplicarsi delle agenzie di aiuto dove si perde la visione di insieme. Al fiorire degli ambulatori specialistici nei DSM si è poi aggiunta la psicologia ospedaliera, a cui fanno seguito i servizi di psicologia nei Comuni o presso i medici di MMG. Per queste iniziative si distribuiscono finanziamenti che sono importanti solo per la propaganda locale, dato che loro somma è comunque sempre molto inferiore a quello che servirebbe per la salute mentale in generale. Ed è interessante che un tema comune in queste iniziative siano i risparmi (a volte di fantaeconomia) che ne verrebbero al sistema sanitario, ponendo ancora una volta una logica di economia e non di diritti alla salute.  

Ed in questa involuzione, come mostrano i dati Sism, i servizi sono sempre di più in sofferenza, e questo soprattutto in quella logica territoriale che era il centro della Legge; i pazienti sono ormai aiutati con una prassi di prestazioni minime, quando non abbandonati a loro stessi o supportati in modo esclusivo dalle famiglie.

Eppure, tutto questo avviene in un progressivo torpore che avvolge operatori, associazioni ed opinione pubblica.

Confesso l’ammirazione per i Mmg che di fronte ad una proposta che ritengono lesiva per il loro modo di lavorare pensano di proclamare uno sciopero. 

In psichiatria regna il silenzio, rotto solo dai convegni che ricordano Basaglia e da quelli che propagandano una nuova molecola, mentre la realtà del fare salute mentale, la realtà dei servizi, diventa sempre più invisibile. Perché è quello cui stiamo assistendo: il progressivo rarefarsi di quella che era una realtà il cui spessore diventa sempre più trasparente ed evanescente.

Alla fine, la salute mentale (fuori dalle dichiarazioni sulla priorità in agenda e dalle commemorazioni annuali) esisterà solo per assenza. 

Andrea Angelozzi

Psichiatra

Andrea Angelozzi

13 Maggio 2026

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