Gentile Direttore,
la violenza e le molestie sui luoghi di lavoro sono parte dei rischi psicosociali, derivano da una progettazione, organizzazione e gestione carenti, da un contesto sociale del lavoro inadeguato e possono determinare esiti psicologici, fisici e sociali negativi.
Ecco perché vale la pena segnalare l’importante riflessione che viene fuori dal primo documento di consenso, pubblicato qualche giorno fa, “la prevenzione delle molestie e violenze negli ambienti di lavoro” a cura del Gruppo di Lavoro sui rischi Psicosociali della Consulta Italiana Interassociativa sulla Prevenzione, CIIP, dove viene analizzato dettagliatamente il fenomeno con approfondimenti e commenti utilissimi non solo agli addetti ai lavori ma anche ai decisori politici.
Gli effetti della mancata gestione dei rischi psicosociali possono indurre: – condizioni ascrivibili allo stress lavoro correlato e burnout, se le organizzazioni non intervengono sui fattori di contesto e contenuto del lavoro (D.Lgs. 81/08) e monitorano gli eventi sentinella. – molestie e violenza provenienti dall’interno del contesto lavorativo (es. discriminazioni, mobbing, molestie sessuali) e/o dall’esterno nel caso in cui ci sia contatto con clienti/fornitori/studenti/collaboratori/pazienti/familiari… (es. aggressioni e/o violenze verbali, fisiche, sessuali).
Tra gli esempi di fattori psicosociali, che possono contribuire ad aumentare il rischio di violenza e molestie sul lavoro, ILO indica: controlli sul lavoro (poca o nessuna autonomia); chiarezza dei ruoli (indeterminatezza delle responsabilità, dei doveri e dell’autorità); rapporti lavorativi (critiche inappropriate, isolamento, mancanza di supporto da parte dei superiori e/o colleghi/e, carenza di feedback e di comunicazione); modalità attraverso la quale viene svolta la leadership del datore di lavoro; giustizia organizzativa (assenza o incoerente applicazione delle procedure per quanto riguarda l’avanzamento di carriera e il reclutamento); gestione dei cambiamenti organizzativi (mancato accompagnamento dei lavoratori in processi di ristrutturazione e ridimensionamento organizzativo; modifiche nelle strumentazioni tecnologiche, nei metodi di lavoro e/o nell’organizzazione del lavoro; outsourcing); luogo di lavoro fisico (carenze in progettazione e manutenzione delle attrezzature e delle strutture sul posto di lavoro).
Il progredire di sistemi di lavoro, partecipazione e interfaccia tramite dispositivi, app e sistemi informatici, viene precisato, tra l’altro, nel testo di n61 pagine scaricabile gratuitamente, amplifica infatti i canali di comunicazione, potenziando le modalità attraverso cui alcuni comportamenti critici possono essere agiti e amplificando gli effetti delle molestie e violenze verbali.
La Cyberviolenza è il termine unificato impiegato non per descrivere una forma diversa di violenza, ma per racchiudere tutte le forme di molestia o violenza che avvengono attraverso sistemi informatici, capaci di compromettere il benessere fisico, psicologico ed emotivo.
La progressione di tecnologie di comunicazione di tipologia informatica ha favorito la diffusione di molestie digitali tramite e-mail, messaggi di testo o diffusione di video inappropriati, indesiderati, offensivi, denigratori, persecutori, o di esplicita connotazione sessuale. Inoltre, la mancanza dei confini spazio/temporali può amplificare tali condizioni di malessere, perché chi è vittima di violenza online tenderà a sentirsi sempre esposto/a ed in pericolo. Infine, particolare attenzione, nei prossimi periodi, dovrà essere dedicata all’interazione tra lavoratore/lavoratrice e l’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di comprendere se ed in che modo quest’ultima possa influenzare il rischio molestie e violenze sul luogo di lavoro. In merito a ciò, risulta già presente e progressivamente consolidata la consapevolezza che l’IA abbia la potenzialità di incidere su altri rischi psicosociali (per esempio, attraverso il sovraccarico cognitivo dovuto alla complessità delle tecnologie introdotte, tramite la percezione di ambiguità sul ruolo dell’IA stessa o il timore di perdere il lavoro e di essere sostituiti dalla nuova tecnologia). Le molestie e le violenze, che siano digitali, fisiche, verbali, non verbali o psicologiche, possono includere lo sfruttamento delle circostanze, caratteristiche o vulnerabilità delle persone, tipico delle condizioni di subalternanza negli ambienti di lavoro nelle quali le molestie si annidano.
In questo momento non sono disponibili strumenti che consentano una valutazione globale del rischio molestie e violenze nei luoghi di lavoro. Per la metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato viene indicata nella pubblicazione la linea guida del 2022 elaborata dall’INAIL.
In essa si fa riferimento ad un modulo contestualizzato al settore sanitario che ha il merito di aver introdotto alcuni indicatori di molestie e violenze negli strumenti della valutazione preliminare e nella valutazione approfondita dello stress lavoro correlato. L’analisi consente di tener conto di alcuni fattori che descrivono però, per ora, solo le condizioni di aggressione proveniente dall’esterno e che produce un infortunio.
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Malattie Occupazionali e Ambientali, OSMOA, dell’Università degli Studi Salerno