Riformare la sanità. Una piccola proposta per la fisioterapia

Riformare la sanità. Una piccola proposta per la fisioterapia

Riformare la sanità. Una piccola proposta per la fisioterapia

Gentile direttore,
ho letto con attenzione quello che ha scritto Ivan Cavicchi su QS e non posso che concordare con lui sull'urgenza di riformare il sistema sanitario pubblico.
Ma è anche vero che tutte le volte che si cerca di portare avanti una qualche proposta ci si scontra con consolidati meccanismi che ti dirottano su binari morti o su infrangibili muri di gomma. Eppure alcune evidenze sono sotto gli occhi di tutti.

Ad esempio il “ See and Treat”, sperimentato in Toscana, che ha valorizzato la professionalità degli infermieri, ha dato i risultati sperati riducendo anche del 70% i tempi d'attesa in Pronto soccorso, permettendo al medico di concentrarsi sulle vere emergenze. Questo nonostante penda ancora, su
questa iniziativa, un esposto presentato alle Procure di Bologna e Firenze dall'Ordine dei medici di Bologna contro il quale si è levata una misurata, quanto chiara risposta dell'Ipasvi, secondo il quale: “ il progetto sotteso al modello organizzativo See and Treat non contiene sostanziali elementi di novità rispetto a ciò che gli infermieri italiani fanno già dagli anni novanta”.

Insomma, siamo alle solite: va bene che si faccia, purchè il tutto resti nell'ombra e non venga ufficializzato perchè in questo caso, scattano le proteste. Chissà se all'estero si sono fatti venire le stesse “paranoie”? Presumo di no, visto che in Irlanda, Svezia o Inghilterra gli infermieri possono prescrivere medicinali. In Spagna, ad esempio, sono addirittura 400 i principi attivi prescrivibili dagli infermieri.

Bene ha fatto quindi la Toscana a ad adottare un sistema che, utilizzato da tempo e con successo nei paesi anglosassoni, non ha mancato di dare i suoi frutti. Ma questa esperienza mi fa riflettere su quello che succede in riabilitazione, se solo si vogliono far lavorare dei fisioterapisti. Da noi si fanno le cose in grande: si apre un reparto, con un primariato fisiatrico. Se ne assumono altri e almeno un qualche utile internista, con tutto l'ovvio seguito di Capo Sala, infermieri ed Oss.

Insomma una esagerazione per far lavorare quattro colleghi! Sarebbe forse più logico, almeno in alcune realtà, sperimentare una altra strada. Basterebbe infatti convertire in riabilitazione alcuni posti letto per acuti in alcuni reparti, garantendo, così, al paziente lo specialista di riferimento, che già non si dovrebbero mettere in piedi nuovi primariati, ricercare altri medici e infermieri.

Questi letti potrebbero essere trattati da un consistente pool di fisioterapisti, raggruppati in un Servizio di Area Riabilitativa, retto da un collega con laurea specialistica. Questo la legge lo consente ma, poiché andrebbe nella giusta direzione del contenimento dei costi, valorizzazione delle professionalità, che lo Stato prepara a nostre spese, sono praticamente certo che non vedrà mai la luce! A conferma del mio sospetto basta leggersi il recente piano per la riabilitazione. Qualcuno sa dirmi cosa risolverebbe e quanto costerebbe quel coso li?
Gianni Melotti 

Gianni Melotti

05 Settembre 2012

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