Roberto Anzalone è morto. Il saluto a un caro amico

Roberto Anzalone è morto. Il saluto a un caro amico

Roberto Anzalone è morto. Il saluto a un caro amico

Gentile direttore,
vorrei condividere con i lettori di Quotidiano Sanità i miei ricordi personali di Roberto Anzalone, presidente onorario dello Snami, morto ieri a 85 anni. Da qualche anno era malato. A lui ero molto affezionato e a lui devo molto. Nel 1982, quando lo conobbi per la prima volta, avevo 24 anni. Gli parlai di informatica medica e del sicuro impatto che questa avrebbe avuto sulla professione.
 
Non credo che comprendesse  tutto quanto gli dissi ma con fiducia mi consentì di avviare nei locali di Via Beatrice d’Este a Milano i primi corsi di alfabetizzazione informatica per i medici.
Avevo appena realizzato il primo software per la gestione della cartella clinica e sapevo che per diffonderlo avrei dovuto creare cultura.
 
Nel tempo ci siamo conosciuti meglio e scambiavamo lunghe ed appassionanti conversazioni sulla Sanità, il ruolo del Medico e l’innovazione tecnologica, la politica nazionale e molto altro ancora. Forse, essendo io orfano, avevo trovato in lui una  guida saggia.
In tutte le fasi della mia vita professionale, anche quando nel 1992 iniziai ad occuparmi di Internet, Roberto Anzalone è stato per me un punto di riferimento.
 
Lo andavo a trovare all’Ordine dove mi riceveva con la sua assistente, la mitica  Gabriella Sartoni e i suoi più cari collaboratori (Ugo Garbarini, Roberto Carlo Rossi, Guido Caprio). Discutevamo di sindacati medici, di scandali, di affarismo nella professione.
Lo iniziai alla comunicazione digitale nel 1994 quando EDRA sbarcò su Internet,  all’uso dell’email , ai servizi per gli iscritti del sindacato e dell’ordine. Fu sempre aperto ad ogni innovazione.
Poi quando l’Ordine ristrutturò la sede i Milano gli feci un bel regalo: il nuovo marchio che ancor oggi svetta sulla porta d’ingresso e sul Bollettino dell’Ordine.
 
Ancora solo un piccolo aneddoto sulla persona. Ogni anno per Natale gli inviavo qualche bottiglia di vino, un dono senza valore che facevo agli amici più cari. Un Natale lo rispedì al mittente. La mia casa editrice aveva vinto la gara per realizzare il sito dell’Ordine. Lui non voleva si pensasse che potesse averne tratto  vantaggio alcuno.
Questo la dice lunga sulla persona. Oggi, la sua morte mi rattrista, perché non sappiamo veramente più su chi poter contare.  Nella politica, nella società civile, nella professione.


 


Grazie Roberto per la tua amicizia
Con affetto imperituro
 
Vincenzo Coluccia

23 Novembre 2013

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