Salute visita e competenze professionali: basta sovrapposizioni. La diagnosi e la cura delle patologie oculari competono al medico oculista

Salute visita e competenze professionali: basta sovrapposizioni. La diagnosi e la cura delle patologie oculari competono al medico oculista

Salute visita e competenze professionali: basta sovrapposizioni. La diagnosi e la cura delle patologie oculari competono al medico oculista

Gentile Direttore, un appello a Governo, Parlamento, Ministero della Salute, Regioni e istituzioni sanitarie: tutelare le competenze professionali significa tutelare il diritto dei cittadini a cure appropriate e sicure....

Gentile Direttore,
un appello a Governo, Parlamento, Ministero della Salute, Regioni e istituzioni sanitarie: tutelare le competenze professionali significa tutelare il diritto dei cittadini a cure appropriate e sicure.

Le recenti vicende che hanno interessato la Regione Lombardia riportano all’attenzione una questione che non può essere considerata esclusivamente regionale: il rispetto delle competenze e delle responsabilità delle professioni che operano nell’ambito della salute visiva.

Non siamo di fronte a una semplice questione organizzativa, né a una contrapposizione tra categorie professionali. È in gioco la chiarezza dei percorsi assistenziali, la corretta attribuzione delle responsabilità cliniche e, soprattutto, la sicurezza dei cittadini.

La riduzione delle liste d’attesa è un obiettivo prioritario e condiviso. Non può tuttavia diventare la giustificazione per introdurre modelli assistenziali che, attraverso sperimentazioni o interpretazioni estensive dei profili professionali, finiscano per sovrapporre attività, competenze e responsabilità che l’ordinamento mantiene distinte.

Il medico oculista, specialista in oftalmologia, è il professionista medico competente per la diagnosi delle patologie oculari, la valutazione clinica del paziente, l’individuazione delle indicazioni terapeutiche e la gestione delle condizioni patologiche dell’apparato visivo, nell’ambito delle proprie attribuzioni professionali.

L’occhio non può essere considerato soltanto un sistema ottico da misurare. È un organo complesso, la cui salute richiede una valutazione clinica appropriata del bulbo oculare e dei suoi annessi, con gli accertamenti indicati dalle condizioni del paziente.

Un difetto refrattivo può coesistere con una patologia oculare. Una misurazione della vista, anche tecnicamente corretta, non equivale a una diagnosi di assenza di malattia.

La refrazione non sostituisce la visita oftalmologica. La misurazione non equivale alla diagnosi. La correzione di un difetto visivo non coincide con la valutazione complessiva della salute oculare.

Riteniamo pertanto fondamentale che, nei percorsi clinici finalizzati alla diagnosi e alla cura, il dato refrattivo sia interpretato e validato dal medico oculista nell’ambito di un appropriato inquadramento oftalmologico, comprendente l’esame del bulbo oculare e dei suoi annessi secondo le indicazioni cliniche.

Le esigenze organizzative non possono prevalere sulla necessità di riconoscere e diagnosticare tempestivamente le patologie oculari, né possono determinare una frammentazione delle responsabilità che lasci il paziente privo di un chiaro riferimento clinico.

L’ortottista assistente di oftalmologia è un professionista sanitario qualificato, con specifiche competenze nella valutazione e nel trattamento dei disturbi motori e sensoriali della visione e nell’esecuzione delle tecniche di semeiologia strumentale oftalmologica previste dal proprio profilo professionale.

L’ottico svolge le attività proprie della sua professione, in particolare nell’ambito degli ausili ottici e nel rispetto delle disposizioni vigenti. Le attività riconducibili all’optometria devono essere valutate alla luce del quadro normativo applicabile, senza confonderle con la diagnosi medica delle patologie oculari o con le decisioni terapeutiche di competenza del medico.

Il contributo di ogni professionista è importante e deve essere valorizzato. Proprio per questo, tuttavia, è necessario rispettare i confini delle rispettive competenze.

La collaborazione multiprofessionale non comporta equivalenza di funzioni. La valorizzazione di una professione non può avvenire attraverso l’indebita estensione delle sue attribuzioni a scapito di un’altra.
Una questione nazionale che richiede risposte istituzionali

I recenti sviluppi lombardi, insieme ai precedenti tentativi di ridefinire o ampliare gli ambiti di attività delle professioni coinvolte, impongono una riflessione che investe tutte le istituzioni responsabili della regolamentazione, dell’organizzazione e della vigilanza in ambito sanitario.
Non è accettabile che i confini delle professioni sanitarie siano ridefiniti di fatto attraverso iniziative locali, sperimentazioni organizzative o interpretazioni non adeguatamente fondate sul quadro normativo nazionale.

Occorrono regole chiare, uniformi e rispettose delle competenze riconosciute, affinché i cittadini possano accedere a prestazioni appropriate e sappiano a quale professionista competono la valutazione clinica, la diagnosi e le decisioni terapeutiche.
Le nostre richieste

Rivolgiamo pertanto un appello al Governo, al Parlamento, al Ministero della Salute, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, agli assessorati regionali alla Sanità, alle autorità sanitarie competenti e agli organismi ordinistici e professionali affinché:

  1. sia garantito il rispetto dei profili professionali e delle competenze previste dalla normativa vigente, evitando sovrapposizioni e indebite estensioni delle attribuzioni;
  2. siano chiariti, con indirizzi istituzionali uniformi, i limiti e le responsabilità delle diverse figure coinvolte nell’assistenza oftalmologica;
  3. sia salvaguardato il ruolo del medico oculista nella diagnosi delle patologie oculari e nella definizione delle relative indicazioni terapeutiche;
  4. sia assicurato che la refrazione, nei percorsi di diagnosi e cura, venga correttamente interpretata nell’ambito di un appropriato inquadramento clinico oftalmologico;
  5. ogni sperimentazione organizzativa sia sottoposta a una preventiva verifica di conformità normativa e di sicurezza, con protocolli chiari e responsabilità individuate;
  6. la riduzione delle liste d’attesa sia perseguita attraverso investimenti, assunzioni, potenziamento dei servizi e modelli organizzativi appropriati, senza ricorrere a improprie sovrapposizioni professionali.

La tutela della salute visiva non può essere subordinata a logiche di semplificazione amministrativa o a obiettivi quantitativi perseguiti senza adeguate garanzie cliniche.
Non chiediamo privilegi per una categoria. Chiediamo rispetto della legge, chiarezza delle responsabilità e tutela del paziente.

La salute degli occhi non si esaurisce nella misurazione della vista. Richiede competenza medica, diagnosi appropriata e percorsi assistenziali nei quali ogni professionista operi entro le proprie attribuzioni.
È responsabilità delle istituzioni garantire che questi principi siano rispettati in tutto il territorio nazionale, senza eccezioni determinate da iniziative locali o da esigenze contingenti.

La salute visiva dei cittadini merita regole chiare, responsabilità certe e il pieno rispetto delle competenze professionali.

Dott.ssa Alessandra Balestrazzi
Il Presidente Associazione Italiana Medici Oculisti ETS

20 Ottobre 2026

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