Sanità privata e contratti scaduti, perché serve rileggere Pirandello

Sanità privata e contratti scaduti, perché serve rileggere Pirandello

Sanità privata e contratti scaduti, perché serve rileggere Pirandello

Gentile Direttore,
ha scritto Pirandello che “imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Una frase che si sposa alla perfezione con alcune dinamiche, delicate e strategiche, della professione medica in un contesto generale dove lo scollamento tra realtà e racconto è ormai consuetudine.

Ho letto con attenzione, ma anche con stupore, la campagna di comunicazione lanciata da Aiop Lombardia per ribadire lo status delle strutture private accreditate in regione e il loro essere “parte” integrante del sistema sanitario. Il vertice di Aiop Lombardia si spinge, addirittura, a descrivere un fantastico mondo sanitario privato di eccellenza, dimenticando che l’eccellenza viene fornita non solo da una macchina organizzativa, ma da un concorso di fattori, in primis dato dagli operatori che vi prestano la propria professionalità. In modo particolare mi riferisco al mondo medico che opera in queste strutture e che da 20 anni attende con impazienza un nuovo contratto. Già il semplice dato cronologico dovrebbe suscitare una generale indignazione, da parte di tutti gli attori come parti datoriali e istituzioni. Ma così non è stato.

Appare di tutta evidenza, e non opinabile quindi, che ci troviamo dinanzi ad una situazione di gravissima sottovalutazione del lavoro dei medici, inquadrati come impiegati e con una retribuzione che presenta numeri del tutto squilibrati: la busta paga oscilla da 1.700 a 4.500 mensili in meno rispetto ai colleghi degli ospedali pubblici, con un delta negativo dal 58 al 91%. Non vi è dubbio alcuno che tutti i medici, in ossequio al giuramento di Ippocrate, non lesinano prestazioni eccellenti al di là della loro retribuzione, ma non smetterò di denunciare pubblicamente una situazione che definire vergognosa è altamente riduttivo.

Tali macchine organizzative, ovvero le aziende sanitarie private profit associate Aiop, si rifiutano di rinnovare il contratto ai medici, blindandoli in un inquadramento impiegatizio e senza il conseguente riconoscimento dei titoli di carriera. Si tratta di un scelta che noi contestiamo sulla base di evidenze oggettive. Ma il punto forse più basso e per noi degradante di tale questione si ritrova nelle parole scelte da Aiop Lombardia per descrivere un mondo che, nei fatti, è raccontato a metà: afferma che la sanità privata accreditata fornisce il 33% posti letto lombardi per curare nel miglior modo possibile.

Vero è che il 39% delle risorse del fondo ospedaliero regionale date alla Sanità privata produce il 42% dei ricoveri e le strutture ospedaliere private accreditate sono ai vertici dell’intero sistema sanitario nazionale. Ma il rapporto tra sanità pubblica e privata è un tema al centro di dibattiti che spesso si esprimono sulla base di un’aspra contrapposizione ideologica, che dimentica fatti e decisioni. Il privato accreditato fornisce assistenza pubblica secondo principi di universalità, equità di accesso e libertà di scelta del luogo di cura. In Lombardia le strutture accreditate hanno sempre operato basandosi su questi criteri.

Per cui mi chiedo: perché dare fiato ad una campagna per sottolineare questi valori, non solo ai pazienti ma anche al personale medico e infermieristico che nella Sanità privata accreditata ha creduto, vive e lavora? Se così fosse, perché non riconoscere professionalità e valore a chi quel risultato ha fatto raggiungere alla macchina organizzativa? La risposta è una: l’adeguamento del contratto di lavoro fermo da 20 anni per quel che riguarda i medici dipendenti. Non ci sono altre repliche possibili, se si vuole procedere con onestà intellettuale e verità dei fatti.

Va sottolineato che chi lavora vede svilita la propria professionalità in quanto sottoposto a norme che non hanno più nessuna relazione con le norme che contraddistinguono il settore pubblico.

Perché un medico non può neppure far valere il proprio valore in un concorso pubblico per mancato riconoscimento dei titoli di anzianità? Forse perché un trattamento economico decisamente ridotto rispetto al settore pubblico in un contesto nazionale di profonda crisi non può che ingenerare una inversione del flusso di professionisti verso il pubblico: si scoprono così le spalle di un sistema accreditato che non può basare tutta la sua validità ed eccellenza sui professionisti di grande valore.

Quindi è una campagna per richiamare talenti quella che ha lanciato Aiop Lombardia? In tal caso andrebbe aggiunto uno strillone sui numeri veri delle retribuzioni, così da chiarire subito ai potenziali nuovi assunti a cosa andranno incontro.

Dott.ssa Carmela De Rango
Segretario Nazionale CIMOP

Carmela De Rango

27 Ottobre 2025

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