Senza autocritica la sinistra non potrà rilanciare la sanità pubblica
Gentile Direttore,
ho letto il nuovo libro di Rosy Bindi (La sanità uguale per tutti. Perché la salute è un diritto. Solferino 2025). È un libro in realtà, che non andrebbe compulsato criticato o chiosato, ma “smascherato” e “denunciato”. Le cose in sanità vanno molto male ma i delitti di cui essa è stato comunque vittima sembrano senza colpevoli e senza moventi. Gide, direbbe che essi, sembrerebbero “atti gratuiti”, imperscrutabili al massimo, dovuti al caso quindi alla malasorte.
Io, insieme a centinaia di migliaia sia di operatori della sanità ma anche di cittadini e di malati, sono stato un testimone oculare di questi delitti, che però, a partire dalla Bindi, molti, in particolare la sinistra, vorrebbero nascondere e sfuggire così al giudizio della storia.
La sanità pubblica sta morendo ma non per le cause che alla Bindi fa comodo spiegare, ma per le scelte politiche sbagliate, fatte dalla sinistra delle quali la Bindi, come ho dimostrato nei miei libri, non c’è dubbio sia stata una delle più solerti interpreti.
Lo scopo dello scopo
La mia impressione, è che oggi, il libro della Bindi, alla fine con la sanità, c’entri poco. Il suo “scopo dello scopo” è, con un governo di destra, cavalcare la sanità per riprendersi, in qualche modo, un ruolo politico al quale aveva rinunciato dimettendosi dal PD e uscendo dal parlamento.
Devo ribadire, ancora una volta, che il diritto alla salute a cui si riferisce la Bindi non si difende confermando le controriforme neoliberiste che lo hanno messo fuori gioco, ma ripudiandole e, siccome il mondo non sta fermo e cambiano i contesti, creando, con delle riforme, le condizioni giuste per la sua riattualizzazione. Condizioni che, oggi grazie ad una sinistra, male in arnese, purtroppo non ci sono e che la Bindi neanche immagina.
Quella della Bindi, è palesemente, una finta difesa del servizio pubblico e del diritto alla salute. Lei prova, secondo me in modo maldestro, a scaricare le sue personali responsabilità politiche contro il governo in carica e ricavarne per se un vantaggio politico.
Oggi, il libro della Bindi è del tutto sovrapponibile a quello, scritto nel 2005 (La salute impaziente Jaca Book). Anche questo introdotto da Prodi.
La Bindi può dire quello che vuole per discolparsi dalle sue responsabilità e per riaccreditare le sue ambizioni personali, ma la sua legge di contro-riforma esiste è scritta ed è operativa tanto operativa da aver causato innegabili danni alla nostra comunità e alla nostra idea di emancipazione.
La “grande marchetta” al privato come l’ho chiamata tante volte anche su questo giornale, (Qs 13 febbraio 2023), mai smentita da nessuno, è stata lei a farla e addirittura farla con una scientificità giuridica molto accurata. E, i danni causati soprattutto ai soggetti più deboli e meno abbienti, della nostra società, oggi sono sotto gli occhi di tutti. Essi sono addirittura misurabili.
Come è possibile, quindi, avere da parte sua tanta impudenza al punto da sfidare la storia, la memoria, delle persone ma soprattutto le loro sofferenze? Oggi per chi si ammala di cose serie farsi curare nel pubblico è una cosa molto difficile. La mia risposta è che nella situazione data, con una sinistra confusa e disorientata, compromessa nelle sue eresie neoliberiste, esattamente, come in certi periodi del medioevo, chiunque, può dire che la fine del mondo è vicina e proporsi come un salvatore.
Numeri tragici
Oggi siamo dentro una crisi della sanità a causa della quale:
- 6 milioni di cittadini per ragioni economiche non riescono a curarsi
- i cittadini con i soldi di tasca loro pagano (out of pocket) 40,6 miliardi di euro per essere curati dal privato
- la crescita dell’aspettativa della vita media è contraddetta da un calo impressionante dell’attesa di vita in salute.
Dopo la controriforma della Bindi oggi la gente si cura solo se paga e i poveracci campano meno degli altri.
Il governo Meloni è vero che non finanzia come dovrebbe la nostra sanità ma se si è onesti oggi è impossibile addebitargli i numeri tragici appena citati. Per fare tanti danni ci vuole quanto meno tempo. Si tratta di processi lunghi dei quali, questo governo, per quanto esecrabile non ne ha la responsabilità. La responsabilità ce l’hanno i governi che sono venuti prima e dei quali la Bindi ha fatto parte.
Ma se è così allora il problema vero non è il libro della Bindi ma è la sua faccia tosta. A me pare che la Bindi stia approfittando di quello che, i sociologi, chiamano “anomia”, cioè di una fase di grave disorientamento sociale, senza la quale, per chiunque sarebbe impossibile scrivere un libro tanto capzioso e tanto mendace come quello suo.
Evidentemente la Bindi è convinta di poterla dare a bere a chiunque. Come dimostra anche recentemente l’iniziativa, alla quale essa è stata invitata, e organizzata niente meno che da “Sinistra italiana”. E che ha suscitato la protesta risentita di tanti suoi iscritti. Ma la stessa cosa vale per la Cgil che vede la Bindi come il proprio mentore. La Cgil vuole difendere i diritti ma a difesa dei diritti come ho scritto su questo giornale chiama i ladri di diritti.
Il coraggio di dire la verità
In questa situazione incasinata e confusa, quando penso alla Bindi, il mio pensiero in parte va a Vanna Marchi, la nota regina del “succhia-pancia” quindi delle televendite, ma soprattutto va a Foucault e al suo libro “il coraggio della verità” e che indaga il rapporto tra verità e potere e nel quale si analizza la “verità” non come una questione filosofica, ma come un’esperienza etica e politica.
La domanda centrale che pone Foucault nel suo libro ( che ricordo è stato l’ultimo prima della sua morte) ruota intorno alla funzione del “dire-il-vero” e al ruolo che la verità riveste nell’ambito della politica e dei rapporti di potere.
La Bindi “il coraggio di “dire il vero” sulla sanità non l’ha mai avuto e anche con questo libro, non ce l’ha. Ma lei in realtà, il problema che pone Foucault, non ce l’ha, perché lei scientemente e consapevolmente è convinta che “dire il vero” non le convenga.
Il “fenomeno”
La Bindi è un vero “fenomeno” direbbero i miei amici fenomenologi essendo essa l’unica politica di professione che usando la legge ha tradito gli ideali della costituzione e della 833 restando a sinistra e con la pretesa di essere più a sinistra della Schlein, di Agnoletto e dei miei amici Edoardo Turi e Elisabetta Papini. Bisogna dargliene atto solo lei è capace di tanto. Davvero un fenomeno. Forse proprio perché è un fenomeno che nel 2021, il fatto quotidiano, pensò di candidarla come prima donna niente meno che alla presidenza della repubblica. Si disse che fosse la naturale custode della costituzione, le si attribuirono molti meriti tra i quali quelli di aver chiuso i manicomi e messo fine alla pratica dell’elettroshock. Si disse che lei era un politico sopra le parti e che non avesse mai brigato per il potere. E si applaudi ala sua decisione di dimettersi dal PD del quale fu presidente e dal parlamento. Ma in molti, me compreso, pensarono, conoscendo la Bindi da vicino, che le sue decisioni fossero ben calcolata quindi tutt’altro che casuali.
Le tesi fallaci della Bindi
A questo punto mi si rimprovererà di dire molto sulla Bindi e molto poco sul suo libro. Senza difficoltà ne convengo. Secondo me tre solo le tesi importanti che però voglio riportare testualmente:
- “A venticinque anni dalla riforma che porta il suo nome, l’autrice sgombra il campo dalle ricostruzioni di parte e dalle polemiche inutili e avanza proposte, chiare e coraggiose, volte a promuovere la rinascita di un servizio basato su equità, solidarietà e trasparenza”.
- “ Con un’analisi lucida e senza sconti per nessuno smaschera le contraddizioni di una trasformazione piegata alla logica del profitto.
- “tutti possono e devono battersi per difendere il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione”.
Sul primo punto è esattamente il contrario, la Bindi non risponde mai alle critiche anche pesanti che le sono state rivolte in questi anni, al contrario essa nega in modo sommario coloro che la criticano , cioè i suoi critici sono praticamente cancellati d’autorità dal mondo. Nella sua bibliografia sono citati solo i suoi supporter ma i suoi critici quelli che sulla Bindi hanno scritto interi libri sono come banditi e non si sa in nome di quale diabolica dialettica. Lei come tanti personaggi della storia non sgombra il campo dalle critiche ma semplicemente le fa fuori. E in modo sempre autoritario e sommario.
Anche sul secondo punto la Bindi non dice il vero. Se oggi la sanità pubblica è piegata alla logica del profitto è perché la riforma del 78 è stata controriformata negli anni ‘90. La logica del profitto è stata imposta al sistema pubblico proprio dal governo Prodi del quale la Bindi era ministro. È stata la Bindi che ha aperto la strada alle sperimentazioni gestionali, al ritorno delle mutue, al riconoscimento dei fondi sanitari, alla sanità sostitutiva, per non dimenticare l’intramoenia.
Infine, sul terzo punto di nuovo la Bindi non dice il vero l’art. 32 è stato di fatto delegittimato dalle controriforme fatte dal centro sinistra Quando si dice nella legge che per attuare l’art 32 che si istituisce il SSN (art 1/ 833) per attuare l’articolo 32 allora contro-riformare il SSN come ha fatto la legge 229 della Bindi vale come cancellare la condizione grazie alla quale l’articolo 32 è attuabile.
Oggi non basta fare l’apologia dell’articolo 32
Oggi la difesa dell’ art 32, come ho recentemente dimostrato con il mio ultimo libro (Articolo 32.Un diritto dimezzato. Castelvecchi editore) non è possibile, come propone la Bindi, facendone semplicemente l’apologia.
L’art 32 oggi per essere riattualizzato deve per forza diventare un “meta-diritto” cioè integrarsi con l’art 9 e 41 della Costituzione, cioè entrare a far parte di un progetto che la Bindi dimostra di ignorare del tutto e che è quello dello sviluppo sostenibile cioè un progetto pensato per integrare ambiente economia società e salute. Oggi “difendere il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione” tout court come sostiene la Bindi nel suo libro, è impossibile.
Che fare?
La Bindi è una donna capace. Il mio amico Turi, il coordinatore del forum per il diritto alla salute, ripete sempre che essa è una “donna furba”. E senz’altro lo è. Essa non è una sciocca e conosce come pochi le logiche del potere e l’arte della propaganda e della “democristianità”. Allora mi rivolgerò alla donna ‘furba’.
Personalmente non ho paura di dire che sulla sanità le distorsioni non solo storiche della Bindi sono talmente clamorose che essa rischia di fare un’altra cappellata dopo quella almeno secondo me che ha fatto con le sue dimissioni. Cioè capisco tutto ma alla impudenza e alla mendacia c’è pur sempre un limite. Con la sanità pubblica in ginocchio neanche alla Bindi è concesso di negare cosi spudoratamente la verità. La sanità per milioni di persone è un bene prezioso e inalienabile Oggi lei secondo me sbagliando si ripara ancora una volta dietro la figura di Prodi ma dimentica due cose che Prodi in Italia è stato il teorico di Blair, (la prefazione al libro “la terza via” è lui che l’ha fatta) e che Prodi nel tempo di Trump a dir poco ridicolo è anacronistico.
Se lei ci ripropone Prodi è come se ci riproponesse la terza via cioè la catastrofe he oggi spiega i drammi della sanità che abbiamo. Non sono un abile politico come la Bindi ma così è come tirarsi la zappa sui piedi.
Apokalypsis
Se la Bindi è furba come si dice dovrebbe capire che oggi è necessario fare quello che Odifreddi in un suo bel libro sulla verità ha chiamato “apokalypsis” che significa che la verità, in certi contesti, è il risultato di un processo di rivelazione o scoperta, un “toglier via il velo” dalla realtà.
A me non interessa sputtanare ne la Bindi nel il suo il libro quello che a me interessa oggi è “salvare il salvabile”.
La Bindi direbbero i maestri oggi non è una questione gnoseologica e ne una questione ermeneutica ma è una “questione pratica”.
In ragione di questa vecchia complicità estendo alla Bindi il mio “appello alla ragione” pubblicato su questo giornale (QS 22 luglio2024) e la mia proposta di costruire una exit strategy in funzione del campo largo, (QS 8 agosto202) pubblicata anche su “alternative per il socialismo” (Pietà l’è morta n°77).
Se abbiamo il coraggio di dire la verità sulla sanità alle prossime elezioni è possibile mandare a casa il governo di destre e per la Bindi soddisfare le proprie insopprimibili ambizioni . La Bindi si metta alla testa della verità non della menzogna storica
Conclusioni
Nel 1998 la Bindi era al suo secondo incarico di ministro e ricordo che mi adoperai molto per aiutarla ad essere riconfermata sostenendo la sua candidatura da per tutto. Ancora la Bindi non aveva fatto la 229. Subito dopo la sua rielezione la Bindi scrisse la presentazione al mio libro “l’uomo inguaribile” contribuendo suo malgrado ad aprire un nuovo orizzonte politico e teorico che mi ha guidato in tutti questi anni e che, non essendoci altro ancora guida la discussione.
Io mi permetto di richiamare questa ormi antica complicità. Oggi con i problemi crescenti dell’economia in sanità siamo davvero alla vigilia di una catastrofe (QS 24 maggio 2023) credo che alla Bindi convenga di gran lunga di più avere il coraggio della verità e quindi voltare pagina e dare una mano perché la catastrofe quanto meno sia evitata.
La vedo dura e conoscendo la Bindi per primo ammetto che sembra una missione impossibile, ma non si sa mai.
Se avremo un catastrofe come probabilmente avremo e non si avrà il coraggio della verità la Bindi sarà la prima ad esserne incolpata e a restarci sotto.
Ivan Cavicchi
10 Settembre 2025
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