Sull’emergenza-urgenza avviamo un confronto

Sull’emergenza-urgenza avviamo un confronto

Sull’emergenza-urgenza avviamo un confronto

Gentile Direttore,
in riferimento alla ‘Lettera al Direttore’ dal titolo ‘Emergenza Urgenza. I dati dello studio Altems non ci convincono, ecco perché‘ desideriamo precisare anche nella mission che guida l’attività dell’Alta Scuola Altems sono contenute alcune espressioni chiave che qui riportiamo quali “rigore scientifico” e “contributo attivo al miglioramento e al potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale”. Forti di questi due principi desideriamo intanto ringraziare per aver colto questa opportunità di confronto che a nostro avviso apre importanti scenari di collaborazione avendo a cuore, ciascuno per propria competenza, il bene del Servizio Sanitario Nazionale, il suo potenziamento, l’attenzione a volerne garantire la sostenibilità, in tutte le sue accezioni, per il futuro.

Partiamo dai dati.

All’interno della pubblicazione del Conto annuale è segnalato che l’approvazione della scuola di specializzazione di Medicina d’Emergenza-Urgenza è avvenuta con D.M. del 17.2.2006 e il dato sulla disciplina di medicina di emergenza – urgenza (codice SMS056) è stato inserito a partire dal 2011. Dovendo basare la nostra analisi su dati robusti e certificati, la scelta è stata quella di utilizzare il dato del Conto Annuale. Concordiamo sul fatto che il calcolo percentuale degli specialisti/inquadrati in MEU rispetto al totale dei medici del SSN sia da prendere in seria considerazione come peraltro giustamente osservato nella lettera al Direttore in questo passaggio “Unico dato da prendere in serissima considerazione è invece il calo osservato tra il 2018 e il 2023, pari a un drammatico 9%. Significa che negli ultimi anni abbiamo perso circa il 10% degli addetti, percentuale pesantissima che corrisponde anche a precedenti proiezioni operate da SIMEU e che giustifica l’allarme sulle necessità che non ci stanchiamo di lanciare”. Si tratta esattamente dello stesso dato analizzato nell’ambito della nostra ricerca. Infine, chiariamo che il dato sugli accessi è pesato per 1.000 abitanti mentre non è stato possibile pesarlo, per la complessità delle prestazioni di pronto soccorso perché si è scelto un flusso più consolidato e attendibile (appunto quello sugli accessi per 1.000 abitanti).

Tuttavia, al netto delle doverose chiarificazioni sarebbe limitante costruire un dibattito che si basi semplicemente su uno scambio di opinioni rispetto alla lettura pedissequa di flussi dati, su un tema che merita una discussione ampia e multidimensionale.

Siamo ben consapevoli come esperti e come cittadini della situazione spesso gravosa che caratterizza le attività nei pronto soccorso italiani, ma troppo spesso la motivazione principale che viene addotta è unidimensionale, carenza di personale medico, mentre se affrontiamo il tema in una logica sistemica, discutere solo attraverso questa chiave di lettura appare piuttosto limitante.

Come gruppo di ricerca caratterizzato da un approccio multidisciplinare e pertanto trasversale sono almeno quattro i punti da attenzionare.

Primo punto: cosa avviene “prima e dopo il pronto soccorso”. L’attuale proposta di organizzazione dell’assistenza sanitaria già a partire dal DM 70/2015 ma ancora di più con il DM 77/2022 indica come direzione l’irrobustimento, o spesso la costruzione, di un territorio in grado di anticipare bisogni di salute, filtrare e prevenire richieste di assistenza in emergenza urgenza evitabili se intercettate da soluzioni assistenziali diverse dall’ospedale, garantire l’esistenza di un presidio di approdo nel post acuzie, laddove in linea con le condizioni del paziente in struttura protetta e con garanzia di continuità assistenziale.

Secondo punto: quali e quante competenze. Se osserviamo i dati è piuttosto chiaro che al nocciolo della questione “personale” non ci sia solo la carenza di professionisti medici, quanto piuttosto la mancanza di tutti gli altri profili sanitari attorno al letto del paziente che potrebbero garantire uno snellimento dei processi. Non vogliamo però ancora una volta farne un discorso quantitativo, ma guardiamo al lato qualitativo, ovvero le competenze ammissibili al momento per tutti gli altri profili professionali. Si parla moltissimo e in ambiti diversi di “task shifting” ovvero dello spostamento di compiti da una professione all’altra. Ebbene è arrivato il momento di attuare questo “spostamento” in maniera concertata e condivisa tra ordini professionali, in accordo con le istituzioni dedite alla formazione, sotto l’egida di un Ministero della Salute che ha da tempo intercettato questo bisogno e ha tutta la volontà e l’apertura nel sostenere questo processo. D’altronde nella seconda parte della ricerca presentata uno dei temi ricorrenti come spinta all’intenzione ad abbandonare il sistema si leggevano motivazioni collegate al carico di lavoro, ai contenuti del lavoro, al clima organizzativo.

Terzo punto: comprendere i processi decisionali regionali. Quanto nelle scelte di programmazione sanitaria è incluso l’apprendimento generato dai risultati passati- secondo una logica manageriale, piuttosto che una guida di indirizzo dettata da pressioni di natura istituzionale.

Infine sarebbe interessante entrare in ciascuna organizzazione per studiare, osservare, capire come sono disegnati i percorsi dei pazienti, quali le dotazioni strumentali, come avvengono i processi decisionali di investimento in tecnologie, quale il case mix.

Per concludere questa lettera un’ultima riflessione. Siamo consapevoli che nell’analisi vadano incluse altre variabili, es i codici di accesso su cui stiamo peraltro lavorando, la dotazione organica complessiva, le dotazioni tecnologiche per regione e per azienda, il modello di organizzazione dei flussi dei pazienti nel pronto soccorso e nell’azienda sanitaria più in generale. Anzi sarebbe davvero interessante avviare un confronto volto a prioritizzare le variabili da analizzare via via per posizionare al meglio lo scenario di ricerca, potendo altresì avere accesso a dati e informazioni ancora più complete e dettagliate di quelle reperibili attraverso le fonti ufficiali utilizzate nella nostra analisi.

Ben lieti di avviare un tavolo di lavoro congiunto Altems- SIMEU per consegnare nelle mani dei decisori nazionali e regionali proposte operative per una programmazione ottimale del sistema salute.

Federica Morandi
Associata di Organizzazione Aziendale – Facoltà di Economia
Direttrice dei Programmi accademici e di Ricerca – Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari
Università Cattolica del Sacro Cuore

Angelo Tattoli
Collaboratore di Ricerca – Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari
Università Cattolica del Sacro Cuore

Federica Morandi, Angelo Tattoli

01 Luglio 2025

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