Terapisti occupazionali: una risorsa sprecata

Terapisti occupazionali: una risorsa sprecata

Terapisti occupazionali: una risorsa sprecata

Gentile Direttore,
la Festa Internazionale dei Lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti paesi del mondo, per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori. In questa occasione A.I.T.O. vuole porre attenzione a chi ancora fatica a essere inquadrato come lavoratore.

Secondo i dati ANDEL l’Italia è tra i Paesi europei con la media più bassa di lavoratori disabili, con differenze sostanziali per genere e nord/sud. Avere un lavoro aiuta a migliorare l’autonomia, favorendo progetti di vita indipendente, ma anche il sentirsi parte della comunità, avere un’identità, la realizzazione personale.

Una delle sfere per cui si adoperano i terapisti occupazionali è la produttività, che comprende anche le attività riconducibili al mondo del lavoro. Il terapista occupazionale interviene al fine di rendere il suo assistito, in base alle sue abilità, pronto anche nel campo lavorativo, e lo fa attraverso un’accurata valutazione della performance, l’utilizzo di strategie personalizzate per l’abilitazione o il recupero funzionale delle competenze lavorative della persona, individuando e adottando modifiche ambientali e accomodamenti ragionevoli al luogo e alla postazione di lavoro e, non meno importante, partecipando alla scelta e all’ideazione di ortesi congiuntamente o in aggiunta a specifici ausili utili per effettuare l’attività lavorativa.

Il focus dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) e dell’INAIL, realizzato in collaborazione con AISM e la sua Fondazione (FISM), evidenzia tra le strategie che possono aiutare a gestire l’impatto della malattia negli ambienti di lavoro, anche sul fronte della prevenzione, l’aiuto del terapista occupazionale.

Nel documento prodotto[1] è riportato che è auspicabile, che per i lavoratori con malattie complesse come la Sclerosi Multipla (SM), ci sia sempre più un approccio integrato e multidisciplinare alla gestione delle problematiche di idoneità, in questa equipe, è ricompreso il Terapista Occupazionale.  Si legge nel testo che i Terapisti Occupazionali sono fondamentali per la gestione della persona con SM, migliorando la partecipazione attraverso interventi che riducono al minimo la menomazione o aumentano le prestazioni, le performance in attività significative, fornendo supporto ambientale e riducendo le barriere sociali e ambientali e migliorando le strategie di coping personali.

In uno studio di recente pubblicazione (Asaba, 2022)[2] è stato suggerito l’impiego della terapia occupazionale nel ritorno a lavoro dopo il Covid-19 in diversi Paesi, cha spaziano dal Giappone, all’America, alla Spagna, partendo dall’evidenza che questo professionista ha un ruolo nel rientro dopo infortunio o patologia. L’assistito viene accompagnato in un percorso di rientro al lavoro, con il sostegno del principale coordinatore del progetto, ossia il terapista occupazionale, in grado di valutare i singoli casi e di elaborare un percorso riabilitativo e di reinserimento lavorativo personalizzato, anche intervenendo, qualora il lavoratore fosse d’accordo, sul posto di lavoro, per valutare eventuali ostacoli e soluzioni. 

Nel documento presentato dalla FISH nella “VI Conferenza Nazionale sulla disabilità” alla Presidenza Consiglio dei Ministri (Roma 13 dicembre 2021) su “Le future politiche per la piena inclusione delle Persone con disabilità – Dalla Strategia Europea alla Legge Delega sulla disabilità, passando per il PNRR, per costruire il 3° Programma di Azione” è inserito il job coach o tecnico occupazionale. Il documento esplicita la necessità di una figura che dovrà raccordarsi e operare in sinergia con il Disability Manager, al fine di fornire al lavoratore con disabilità un supporto mirato e personalizzato, volto a garantire forme di affiancamento per l’inclusione lavorativa che tengano conto di eventuali mutamenti nell’organizzazione aziendale. In ottemperanza della Convenzione Onu in cui è confermato che il lavoro è un diritto delle persone con disabilità, i nostri assistiti devono quindi avere le stesse possibilità degli altri, e i giusti aiuti per poter lavorare.

Il Terapista Occupazionale, con una formazione adeguata in vocational rehabilitation, ed in un ambiente che gli permetta di esprimere a pieno le sue competenze, sarà in grado di indirizzare in maniera significativa la persona con disabilità, esaminando la capacità di performance, valutando l’ambiente fisico e sociale consigliando eventuali modifiche, educando  i colleghi e mediando tra loro e la persona con disabilità, nell’inserimento, nel mantenimento o nella ripresa di un percorso lavorativo con o senza adeguamenti. Questa festa deve responsabilizzare tutti i decisori, e essere impulso per impegnarci maggiormente nella realizzazione di una società in cui veramente diritti, dignità e lavoro siano in primo piano.

Dott. Christian Parone
Presidente Associazione italiana terapisti occupazionali

[1]file:///C:/Users/Utente/Downloads/Musculoskeletal_disorders_in_workers_with_multiple_sclerosis_a_task_oriented_view%20(1).pdf
[2] Eric Asaba, Michael Sy, Roi Charles Pineda, Rebecca Aldrich, Tetsuya Anzai, Peter Bontje, Urša Bratun, Lisette Farias, Maria Kapanadze, Lea Šuc & Elisabet Åkesson (2022) Return to work after COVID-19: an international perspective, World Federation of Occupational Therapists Bulletin, DOI: 10.1080/14473828.2022.2045819

Christian Parone

02 Maggio 2022

© Riproduzione riservata

Ricordiamoci che in sanità anche ogni euro dei contribuenti che si traduce in sprechi e inefficienze è un euro speso male
Ricordiamoci che in sanità anche ogni euro dei contribuenti che si traduce in sprechi e inefficienze è un euro speso male

Gentile Direttore, sarebbe bello e rassicurante, almeno per me, se la visione semplificata della sanità privata del Senatore Andrea Crisanti ribadita anche ieri qui su Qs fosse adatta a migliorare...

Riordino delle professioni: in riabilitazione meno frammentazione, più valore per il SSN
Riordino delle professioni: in riabilitazione meno frammentazione, più valore per il SSN

Gentile Direttore,il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni sul personale del SSN pone molti punti di discussione sul tavolo, e fra gli altri pone al centro anche un tema a...

Riforma Ssn, occorre ripensare alle specializzazioni per gli psicologi
Riforma Ssn, occorre ripensare alle specializzazioni per gli psicologi

Gentile Direttore, nelle ultime settimane la comunità professionale degli psicologi ha aperto un dibattito sul ruolo e la funzione delle specializzazioni nell’ambito del Servizio sanitario. Ho letto e ascoltato diversi...

Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema
Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema

Gentile Direttore, la recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio che scuote le fondamenta della pratica clinica moderna: la fragilità del paziente non attenua il dovere di...