Verso la rete regionale lombarda di Pancreas Unit

Verso la rete regionale lombarda di Pancreas Unit

Verso la rete regionale lombarda di Pancreas Unit

Gentile Direttore,
il cancro del pancreas rappresenta nel contesto sanitario moderno una sfida clinica molto complessa, con prognosi spesso infauste e un percorso di cura difficile. La Regione Lombardia ha deliberato la creazione, all’interno del Sistema Sanitario Regionale, di una rete di Pancreas Unit. La deliberazione XI / 6241 del 04/04/2022 definisce la “Pancreas Unit” come una “Struttura organizzativa multidisciplinare che permetterà al paziente di seguire un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (PDTA) predefinito e integrato, erogato da Centri con adeguate tecnologie, personale competente e con elevati volumi di trattamento”.

Il modello organizzativo descritto all’interno deliberazione vede la presenza di un lungo elenco di professionalità multidisciplinari e di certi requisiti obbligatori che devono essere soddisfatti da alcune funzioni cliniche. Il percorso integrato vede un modello organizzativo basato su un approccio “hub and spoke”, a seconda del tipo di attività clinica richiesta nel trattamento.

Si presume che altre Regioni seguiranno l’input della Lombardia, con iniziative simili.

Il modello organizzativo proposto dalla Regione Lombardia pone alcune sfide organizzative e apre lo sviluppo e la discussione di molti temi manageriali. In particolare, la deliberazione apre la necessità di individuare i portatori d’interesse rilevanti (stakeholders), le loro caratteristiche e le principali tematiche manageriali da affrontare.

Un nostro studio, condotto con il supporto dei dirigenti sanitari lombardi coinvolti nel master Emmlos dell’Università di Pavia, ha individuato quattro aree rilevanti.

La prima area coinvolge le istituzioni cliniche individuate nel modello “hub and spoke”. In tale area si riconosce la presenza di molteplici professionalità caratterizzate da competenze e ruoli diversi. Il coordinamento tra tali professionisti fa emergere la necessità di utilizzare adeguati strumenti per condividere e trasferire le necessarie conoscenze nel migliore interesse del paziente.

La seconda area riguarda il mondo dei pazienti. Tale area comprende non solo il paziente, la famiglia e chi si occupa direttamente della cura del malato (caregiver), ma si tratta di un ecosistema più ampio e articolato che include anche le associazioni dei pazienti, altri enti senza scopo di lucro a supporto di pazienti, istituti e famiglie, gli enti locali e i comitati etici. In un approccio alla cura incentrato sul paziente, i pazienti sono tenuti a partecipare attivamente alla co-progettazione e co-definizione della loro cura oncologica. Il processo decisionale condiviso richiede al personale clinico di comprendere i desideri, i sentimenti, le paure e gli obiettivi dei pazienti.

La terza area riguarda gli attori appartenenti all’arena dell’istruzione e della ricerca. Tali stakeholders hanno una grande responsabilità nella gestione dell’innovazione attraverso trials clinici, cure sperimentali e approcci basati sulla medicina di precisione Tale responsabilità è condivisa con le scuole di formazione medica e le società scientifiche, che hanno il ruolo di introdurre e diffondere le nuove tematiche sia scientifiche, che pratiche cliniche, che organizzative.

L’ultima area, ma sicuramente non la meno rilevante, è rappresentata dall’industria privata. Le aziende operanti nel settore delle biotecnologie, le multinazionali farmaceutiche e i produttori di tecnologie cliniche possono avere un ruolo chiave come “game changer” nell’introduzione di innovazioni in ambito farmaceutico, di protocolli clinici, tecnologie chirurgiche o diagnostiche. L’innovazione può avere impatti rilevanti nella cura anche nelle fasi finali di follow up o riabilitazione come nel caso della telemedicina, dove i nuovi strumenti di e-health consentono ai pazienti di ricevere monitoraggio e assistenza senza allontanarsi dall’ambiente accogliente e protetto delle loro residenze, o mentre si trovano in case di cura o ospizi.

La necessità di aver ben chiaro il panorama dei portatori d’interessi rilevanti e delle tematiche manageriali ad essi connesse conduce quindi ad alcune riflessioni. Siamo pronti per il cambiamento spinto dalla Delibera di Regione Lombarda? In molti casi la risposta è “no”: manca una profonda interdisciplinarità fra clinica e discipline manageriali in sanità. L’istituzione pioneristica delle future Pancreas Unit lombarde richiederà da parte dei decisori sanitari e dei dirigenti ospedalieri un importante sforzo organizzativo al fine di delineare in modo puntuale i portatori d’interesse da coinvolgere, in assenza di una cultura di questo tipo (in molti casi). Così come non sempre sono chiari i processi chiave che possono facilitare le relazioni tra gli attori rilevanti e i meccanismi per sviluppare le necessarie competenze. Auspichiamo quindi che le istituzioni lombarde avviino percorsi per non farsi trovare impreparate nell’affrontare queste nuove sfide organizzative nell’ottica della migliora cura per il paziente oncologico.

Lorenzo Cobianchi
Professore Associato di Chirurgia Generale
Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche, Università degli Studi Pavia
Istitute for Transformative Innovation Research, Università degli Studi Pavia, Pavia, Italia
Chirurgo Generale, specializzazione in chirurgia pancreatica
Chirurgia Generale I, Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo, Pavia, Italia

Francesca Dal Mas
Ricercatrice di Economia Aziendale e Healthcare Management
Dipartimento di Management, Università Ca’ Foscari, Venezia, Italia

Stefano Denicolai
Professore Ordinario di Innovation Management
Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, Università degli Studi Pavia
Istitute for Transformative Innovation Research, Università degli Studi Pavia, Pavia, Italia

L.Cobianchi, F.Dal Mas, S.Denicolai

31 Agosto 2022

© Riproduzione riservata

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