Gentile direttore,
a Roma la geografia dell’assistenza primaria si sta ridisegnando lungo confini che non compaiono in nessun contratto nazionale ma che, nella pratica quotidiana, incidono profondamente sulla vita professionale dei medici di medicina generale e sull’accesso alle cure dei cittadini: sono le ZUR, le Zone Urbanistiche di Riferimento introdotte dalle ASL della Capitale come strumento organizzativo per governare la distribuzione degli studi e fronteggiare le carenze di assistenza.
In un territorio complesso e densamente popolato, suddiviso tra le aziende sanitarie locali romane che fanno capo al sistema sanitario regionale del Lazio, le ZUR sono state utilizzate per delimitare aree più piccole dei distretti, individuare i vuoti assistenziali e vincolare l’apertura degli studi dei nuovi medici proprio in quei quartieri, con l’obiettivo dichiarato di riequilibrare l’offerta e garantire una maggiore prossimità delle cure.
Il problema, tuttavia, è che queste zone non sono previste dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) della medicina generale, che disciplina invece ambiti territoriali più ampi e non contempla vincoli così stringenti sulla localizzazione dello studio, lasciando emergere una frattura tra l’organizzazione aziendale ed il perimetro contrattuale. È in questa frattura che si inserisce il disagio crescente della categoria: molti medici denunciano di essere stati assegnati a micro-aree con scarsa attrattività logistica e sociale, dove aprire uno studio è più difficile e meno sostenibile, mentre altri segnalano la mancanza di criteri trasparenti nella definizione e nell’aggiornamento delle ZUR, con il rischio di scelte percepite come arbitrarie e non condivise.
La conseguenza è un doppio paradosso: da un lato si tenta di combattere la desertificazione sanitaria, dall’altro si rischia di accentuarla, perché alcune zone restano poco appetibili e quindi scoperte, mentre i professionisti vedono limitata la propria autonomia organizzativa senza una chiara copertura contrattuale. Sullo sfondo si apre anche un possibile contenzioso giuridico, perché il vincolo territoriale imposto dalle ZUR potrebbe essere impugnato come misura non prevista dall’ACN e quindi lesiva delle prerogative professionali.
Il tema è ormai al centro del confronto sindacale nel Lazio, dove le organizzazioni della medicina generale ribadiscono la necessità di governare la distribuzione territoriale dei medici di famiglia, ma chiedono che ciò avvenga dentro regole certe e condivise, inserite nell’accordo integrativo regionale (AIR) che nel Lazio ad oggi non viene rinnovato, anziché affidate a strumenti amministrativi locali unilaterali.
La vicenda delle ZUR romane diventa così un banco di prova più ampio: quello del rapporto tra programmazione sanitaria ed autonomia professionale, tra esigenze organizzative delle ASL e diritti contrattuali dei medici, tra equità territoriale e sostenibilità del lavoro quotidiano negli studi di medicina generale. In gioco non c’è soltanto la collocazione di uno studio medico, ma il modello stesso di medicina di famiglia nelle grandi aree urbane, dove la prossimità delle cure, la libertà professionale e la qualità dell’assistenza devono trovare un equilibrio che oggi appare ancora fragile ed irrisolto.
Dott.ssa Eleonora Grimaldi
Vicepresidente del Consiglio dei Sanitari ASL Roma 2
Consigliere del Direttivo FIMMG Roma