Lombardia. Cosa sappiamo del Piano socio sanitario regionale

Lombardia. Cosa sappiamo del Piano socio sanitario regionale

Lombardia. Cosa sappiamo del Piano socio sanitario regionale
Quotidiano Sanità presenta le slide al centro dell’incontro convocato da Bertolaso per illustrare la bozza di nuovo Piano Socio Sanitario della Lombardia. Il Piano “definisce le linee programmatiche” e “non specifica i dettagli delle singole azioni”. Per saperne di più bisognerà aspettare di vedere cosa uscirà dal “cantiere” che si aprirà ora per “tradurre le linee programmatiche in azioni concerete”.

La riunione a porte chiuse convocata la scorsa settimana dall’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha prodotto dure critiche da parte delle opposizioni, a cui la Regione ha preferito non replicare rimandando i suoi chiarimenti al momento in cui il testo definitivo del Piano socio sanitario regionale sarà approvato. Una delle critiche riguardava le poche pagine presentate agli stakeholder, prive di approfondimento.

Del resto, nell’ultima pagina delle slide, che Quotidiano Sanità è in grado di pubblicare si chiarisce che “il Pssr 2023-2027 è uno strumento politico che definisce le linee programmatiche regionali in tema di salute e sanità” e “non specifica i dettagli delle singole azioni (esempio, quanti ospedali? Quanti medici?) ma motiva e identifica la cornice entro, e le linee lungo, le quali Regione intende muoversi”.

La Regione comunque assicura che l’approfondimento è alla base di tutto il lavoro ed è già iniziato. In una delle prime pagine del documento si legge, infatti, che “Il metodo che ha guidato la realizzazione del PSSR (il rigore scientifico al servizio del sistema) ha comportato una lettura approfondita del gap tra offerta (l’insieme delle risorse, delle strutture e dei servizi che il sistema mette a disposizione dei cittadini), uso (l’insieme delle attività e dei servizi che si traducono in prestazioni erogate ai cittadini) e bisogni (i determinanti del mancato stato di benessere che il sistema deve indentificare e correggere).

Più che dei correttivi, dunque, si parla dell’attuale contesto, evidenziando quelli che la vengono considerati i punti tre di forza (“Libera scelta dei cittadini, accesso universale, specializzazione ed eccellenze”, le voci citate) e quelli deboli (“Prestazioni a carico delle famiglie, tempi di attesa, inappropriatezza prescrittiva, sovraccarico delle strutture di emergenza”).

Partendo dalla consapevolezza di dover far fronte ad alcune criticità attuali e future (invecchiamento della popolazione, aumento della spesa sanitaria da 24,7 a 25,4 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa e del gettito fiscale, con aumento dei rischio di insostenibilità), la Regione cerca quindi di indicare quali dovrebbero essere le azioni da mettere in campo, secondo la logica One Health. Ed elenca:

– Prevenzione primaria e promozione della salute per ridurre il rischio di insorgenza delle malattie e aumentare il benessere
– Prevenzione secondaria: diagnosi precoce per arrestare la progressione della malattia (ottimizzando l’accessibilità ai percorsi di screening, anche attraverso il coinvolgimento attivo dio mmg e pls)
– Cura, riabilitazione e assistenza, migliorando l’accessibilità, ottimizzando l’appropriatezza, ripensando la rete seri servizi di emergenza (in un’altra pagina si parla di razionalizzazione dei servizi di emergenza-urgenza)
– Valorizzazione e recisione della rete dei servizi sociosanitari dedicati agli anziani, alle persone con disabilità e a quelle con disturbi mentali.

Si punta anche a una “migliore accessibilità ai servizi, equità nella fruizione dei LEA e riduzione dei tempi e delle liste d’attesa”, così come al “miglioramento del processo di presa in carico” ma anche alla “ottimizzazione dell’appropriatezza prescrittiva”. La sida è anche “l’accesso alle cure innovative” e, sicuramente, il “supporto alla natalità e alla tutela della salute riproduttiva”. Infine “potenziamento e garanzia di percorsi riabilitativi personalizzati” e il “potenziamento della sanità veterinaria pubblica”.

C’è poi il fronte più prettamente socio sanitario. In questo, si spiega nel documento, “il Piano fa leva su una rete capillare di strutture sociosanitari e su un sistema di accreditamento e controllo che ormai ha maturato un’esperienza ventennale”. A partire da queste premesse, la sfida è “sostenere il passaggio dal curare al prendersi cura”. Come?

Per gli anziani, rimodulando la rete dell’offerta, con l’estensione dell’offerta diurna e l’integrazione con gli enti locali e il potenziamento Rsa aperta.

Anche per i disabili andrà rimodulata la rete delle unità di offerta (ma anche in questo caso bisognerà aspettare per capire come).

Il capitolo cure palliative prevede “maggiore flessibilità al modello di cura, attraverso una presa in carico precoce e integrata con altre Unità d’Offerta”.

Sul fronte consultori, la Regione prevede il “rafforzamento e integrazione della rete per affrontare la crisi della natalità e sostenere la famiglia, la maternità e la genitorialità”.

Per la salute mentale, si punta alla “integrazione e trasversalità ospedale e territorio, tra servizi, Atsa/Asst/Enti locali, enti privati accreditati, terzo e quarto settore, grazie al Dipartimento di salute mentale e dipendenze”.

Raggiungere gli obiettivi richiederà anche una riorganizzazione sui più fronti. Per quanto concerne il sistema, il Piano parla di una “evoluzione del sistema organizzativo regionale” con la “istituzioni di aziende ospedaliere dotate di tutte le discipline di alta specializzazione”; con il “rafforzamento del ruolo delle Ats”, con il “consolidamento dei Distretti sanitari”, il “completamento dell’offerta delle case di comunità “ e la “piena strutturazione delle COT”. Ma anche la “valorizzazione delle cure primarie (aggregazioni funzionali territoriali)” e la “rivisitazione delle filiera assistenziale (riduzione del ricorso inappropriato all’ospedale e superamento della frammentazione delle funzioni della prevenzione)”.

Per quanto riguarda il personale, il documento parla di “Valorizzazione del personale e delle professionalità (ottimizzazione del reclutamento)”, tema su cui avevano già fatto discutere le dichiarazioni di Bertolaso in merito al reclutamento del personale dall’estero, poi “rafforzamento delle rete formative” e un non meglio specificato “monitoraggio” (del fabbisogno?).

Infine, sui processi si punta a “reti clinico assistenziali e organizzative per assicura appropriatezza, sicurezza, qualità ed efficacia delle cure”.

Tra gli strumenti innovativi per guidare questa evoluzione, il Piano ricorda la digitalizzazione, il Pnrr, la ricerca (“Dalla produzione scientifica al valore per la comunità”), e le collaborazioni interazionali.

Ogni azione di governo, precisa infine il documento, dovrà essere monitorata e valutata (e stavolta si illustra con maggiori dettagli in cosa consisterà questo monitoraggio). In particolare ogni azione di governo dovrà essere “sostenuta da una attenta analisi dei bisogni da soddisfare” e “motivata dalle migliori evidenze scientifiche”. Quindi “accompagnata da un piano di monitoraggio delle azioni, valutazione dell’impatto, identificazione delle criticità emerse, azioni correttive finalizzate al miglioramento continuo”.

Dunque, conclude il documento, “con il Pssr si apre un cantiere costituito da tanti tavoli di lavoro che, con il contributo di tutti gli stakeholder e gli esperti dei singoli segmenti, siano in grado di tradurre le linee programmatiche in azioni concerete e valutarne l’impatto”.

L.C.

13 Novembre 2023

© Riproduzione riservata

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