BPCO, si aprono nuove prospettive con la “stabilizzazione”

BPCO, si aprono nuove prospettive con la “stabilizzazione”

BPCO, si aprono nuove prospettive con la “stabilizzazione”

La stabilizzazione della BPCO è oggi un obiettivo realistico: la triplice terapia consente a oltre un paziente su quattro di mantenere la malattia sotto controllo fino a un anno, migliorando la qualità di vita e riducendo le ospedalizzazioni. Se ne è parlato nel corso della conferenza “BPCO, stabilizzarla è possibile. Presente e futuro della COPD stability” tenutasi oggi a Milano

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) colpisce oltre 213 milioni di persone nel mondo, ma le stime epidemiologiche sono più ampie e arrivano a contare oltre 300 milioni di persone. È considerata una patologia cronica, ingravescente, recidivante ed è la terza causa di morte a livello globale. Ma oggi si aprono nuove prospettive per il suo trattamento, attraverso la possibilità di stabilizzazione, per diversi mesi, grazie a un approccio terapeutico appropriato ed efficace. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma per il trattamento dei pazienti e per il sistema sanitario: stabilità significa, infatti, prospettive più positive e minori ospedalizzazioni.
Se ne è parlato nel corso della conferenza “BPCO, stabilizzarla è possibile. Presente e futuro della COPD stability”, tenutasi oggi a Milano.

Stabilizzare la BPCO: cosa significa e come può cambiare la situazione
La COPD Stability è un nuovo paradigma che punta a dare una prospettiva diversa a una malattia tradizionalmente percepita come inevitabilmente ingravescente. E oggi può rappresentare un obiettivo terapeutico realistico. Per definire la stabilità della BPCO, è importante considerare tre aspetti fondamentali: la funzione polmonare, il rischio di riacutizzazioni e lo stato generale di salute del paziente.

La funzione polmonare si misura attraverso un test spirometrico che valuta la capacità di respirare (per esempio il FEV1, che indica il volume d’aria espirato in un secondo). Lo stato di salute e la qualità della vita, invece, vengono analizzati con strumenti validati, come questionari che indagano l’impatto della malattia sui sintomi e sulle attività quotidiane (per esempio CAT o SGRQ). Questi parametri sono fondamentali per monitorare i progressi e personalizzare il trattamento.

Fulvio Braido, direttore Clinica Malattie Respiratorie e Allergologia – Ospedale Policlinico IRCCS San Martino di Genova, spiega: “La stabilizzazione si può definire come l’assenza di peggioramento o peggioramento minimo di FEV (parametro chiave dell’esame spirometrico) e, sul fronte clinico, di assenza di riacutizzazioni oltre che di peggioramento significativo dello stato di salute. Gli studi dicono che la triplice terapia può modificare profondamente il quadro, rispetto alla duplice, con sostanziale rallentamento dell’evoluzione negativa più significativo e quindi potenziale miglior prognosi per il malato. Oggi abbiamo la possibilità di fissare obiettivi concreti e misurabili -come il mantenimento della funzione polmonare, l’assenza di riacutizzazioni e un buono stato di salute riferito dal paziente- e di monitorarli nel tempo per orientare scelte terapeutiche più efficaci” prosegue. “Per i pazienti, significa vivere meglio e più a lungo, riducendo le ospedalizzazioni, affrontando con maggiore serenità le attività quotidiane e beneficiando di percorsi terapeutici più lineari. Insomma: parlare di stabilità nella BPCO significa offrire ai pazienti una prospettiva nuova e positiva. Non è solo limitarsi a gestire il peggioramento, ma puntare a un equilibrio duraturo che consenta di guardare al futuro con più fiducia”.

Obiettivo stabilizzazione: dal trattamento a due farmaci alla triplice terapia
La stabilizzazione della BPCO può essere considerata un obiettivo clinico raggiungibile con un trattamento ottimale in maniera significativamente migliore rispetto al trattamento a due farmaci. Lo ha confermato la pubblicazione di Singh et al., (marzo 2025) sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

Gli stessi dati, presentati anche al recente congresso ERS 2025 di Amsterdam, hanno confermato i benefici nei tre parametri sopra citati (funzione polmonare, riduzione delle riacutizzazioni e qualità di vita). “Gli studi ci dimostrano che la stabilità non è un concetto astratto” spiega Marco Contoli, direttore Pneumologia Territoriale AUSL Ferrara. “Disponiamo di dati di real life, come quelli dello studio di comparative effectiveness (Professoressa Wedzicha et al. Luglio 2025), che mostrano differenze statisticamente significative tra le opzioni terapeutiche disponibili, in particolare sugli outcomes di riacutizzazioni (tasso e rischio) e mortalità. Questo ci dice che le terapie non sono tutte uguali e che le scelte terapeutiche, se personalizzate caso per caso, possono davvero fare la differenza. In questo senso, in futuro, auspico una sempre più ottimale collaborazione con il medico di medicina generale, per identificare i pazienti che più possono necessitare di risposte specifiche per una prognosi migliore, affinché la stabilizzazione diventi un obiettivo condiviso nel percorso di cura”.

Donato Cinquepalmi, Respiratory & CEP Medical Head di GSK, ha sottolineato: “Come in azienda sosteniamo la ricerca e il confronto scientifico perché crediamo che la stabilità possa diventare un obiettivo concreto nella gestione della BPCO. Il nostro impegno è quello di accompagnare i clinici e i pazienti in questo percorso, affinché i dati della ricerca si traducano in un beneficio reale nella vita delle persone”.

BPCO, numeri e trattamento
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia respiratoria comune e progressiva, caratterizzata da un’infiammazione cronica e da una limitazione persistente del flusso aereo. Colpisce soprattutto persone sopra i 40 anni, in prevalenza fumatori o ex fumatori, e rappresenta oggi la terza causa di morte a livello globale. Oltre al fumo, i principali fattori di rischio comprendono esposizioni occupazionali, predisposizione genetica, asma e condizioni socioeconomiche sfavorevoli.

La BPCO interessa oltre 300 milioni di individui nel mondo, con una prevalenza in aumento. I pazienti con forme moderate o gravi rappresentano circa il 70% dei casi. Tra i sintomi, la dispnea è il più frequente e limitante: oltre il 70% dei pazienti la sperimenta più volte alla settimana, con impatti rilevanti su sonno e qualità di vita. Le riacutizzazioni rappresentano eventi critici, poiché accelerano il declino funzionale e aumentano il rischio di mortalità.

Frequenti anche le comorbilità, come malattie cardiovascolari, osteoporosi, sindrome metabolica e depressione, che aggravano la prognosi. L’onere clinico e personale della BPCO è elevato, con una riduzione significativa dell’autonomia e un impatto esteso anche sui caregiver.

La triplice terapia con fluticasone furoato, umeclidinio e vilanterolo, in monosomministrazione giornaliera, rappresenta oggi una delle opzioni più efficaci per il controllo della malattia.

Studi come IMPACT hanno dimostrato che questa combinazione riduce significativamente le riacutizzazioni, migliora la funzione polmonare e la qualità di vita, mantenendo un buon profilo di sicurezza e riducendo i ricoveri ospedalieri, con benefici clinici e socioeconomici rilevanti.

Ilaria Schicchirollo

I.S.

08 Ottobre 2025

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