Scontri a Torino. Omceo: “Medici curano, non giudicano”

Scontri a Torino. Omceo: “Medici curano, non giudicano”

Scontri a Torino. Omceo: “Medici curano, non giudicano”

L’Ordine dopo la segnalazione di persone che, ferite o intossicate nel corso della manifestazione del 31 gennaio a Torino e dei successivi scontri di piazza, avrebbero rinunciato ad andare in pronto soccorso per il timore di essere identificate. “Gli ospedali devono essere luoghi di cura, non di paura”.

“Una cittadina e dieci medici iscritti al nostro Ordine ci hanno segnalato che, nel corso della manifestazione del 31 gennaio a Torino e dei successivi scontri di piazza, persone ferite o intossicate dai lacrimogeni hanno rinunciato ad andare in pronto soccorso per il timore di essere identificate. Alcuni dei feriti si sono accontentati di cure sommarie prestate in strada. Viene inoltre riferito l’ingresso di Forze dell’Ordine all’interno delle aree sanitarie di alcuni ospedali, con finalità di identificazione di persone ferite assistite sulle barelle. Rispetto a queste segnalazioni, che riteniamo doveroso rendere pubbliche, questo Ordine intende ribadire che il diritto alla salute è un diritto costituzionale, che deve essere garantito in ogni circostanza ad ogni persona”. Lo scrive l’Omceo Torino in una nota.

“Il dovere degli ospedali pubblici e il ruolo dei medici – sottolinea l’Omceo – è di curare. I poliziotti e i manifestanti. Il bianco e il nero. Il ricco e il povero. Chi beve e chi è astemio. Chi paga le tasse e chi le evade. Chi fa errori e chi non li fa. Quando lavoriamo non giudichiamo. Siamo medici: curiamo. Gli ospedali devono essere luoghi di cura, non di paura”.

L’Ordine ricorda quindi le parole del Giuramento d’Ippocrate: “Giuro di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione”.

“La FNOMCeO – ricorda infine l’Omceo Torino. già nel 2009 aveva preso una ferma posizione contro il decreto sicurezza che avrebbe voluto obbligare i medici a segnalare le persone migranti non regolari: il medico mantiene e deve mantenere quella funzione di terzietà, accoglienza e solidarietà verso tutti che, da sempre, e sino ad oggi, ha caratterizzato la matrice civile sociale ed etica della nostra professione”.

13 Febbraio 2026

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