Assistente infermieri. Il “no” di Nursing Up Lombardia: “Un ulteriore attacco al Ssn”  

Assistente infermieri. Il “no” di Nursing Up Lombardia: “Un ulteriore attacco al Ssn”  

Assistente infermieri. Il “no” di Nursing Up Lombardia: “Un ulteriore attacco al Ssn”  
Per il sindacato la nuova figura ripropone il modello sorpassato dell‘infermiere generico. “La tenuta del Ssn è sempre più a rischio a causa di scarsi finanziamenti e della crisi del personale sanitario, ma la carenza di personale infermieristico non potrà mai essere colmata dall’assistente infermiere, figura ibrida, povera di formazione e con poche competenze Non si tratta di difendere gli interessi di categoria, ma la funzionalità del Ssn”.

Nursing Up Lombardia contro la creazione della nuova figura “assistente infermiere”, approvata il 3 ottobre in Conferenza Stato – Regioni. “Ripropone un modello sorpassato che vorrebbe ripristinare il vecchio infermiere generico, che non può e non deve rappresentare la risposta al problema della carenza infermieristica: l’inserimento di una figura ibrida, povera di formazione e con poche competenze ci riporta indietro di 50 anni. Non si tratta di difendere gli interessi di categoria, ma di preservare la funzionalità del Ssn”.

Funzionalità posta, secondo il sindacato, “costantemente in un equilibrio precario, con i professionisti sanitari sempre più in difficoltà nell’erogare quelle prestazioni di qualità che le Aziende Sanitarie sono tenute a fornire a tutti i cittadini. Difficoltà aggravate da una crisi del personale sanitario senza precedenti in Italia: tra il 2019 e il 2022 il Ssn ha perso oltre undicimila medici e oltre ventitremila infermieri; questi ultimi in fuga da turni massacranti, burnout, basse retribuzioni, prospettive di carriera limitate e dall’aumento degli episodi di violenza. In Italia ci sono solo 6,5 infermieri ogni mille abitanti, contro la media Ocse di 9,8, e questo dato è destinato a peggiorare visto che l’Italia è terzultima per numero di laureati in Scienze Infermieristiche, davanti solo a Lussemburgo e Colombia”.

Solo questi dati (riportati nel settimo rapporto GIMBE) per il Nursing Up Lombardia descrivono bene come la salvaguardia della Sanità pubblica sia “una vera e propria emergenza” che però, per il sindacato degli infermieri lombardi, “non può essere risolta attraverso ‘invenzioni di nuove figure parasanitarie’, ma con interventi economici mirati a rafforzare la Sanità da un punto di vista strutturale, a valorizzare i professionisti esistenti, a revisionare i modelli organizzativi, ad aumentare le retribuzioni ed incentivare i giovani a iscriversi ai corsi di laurea in infermieristica”.

“Secondo noi – spiegano nella nota la responsabile Nursing Up Lombardia, Monica Trombetta, e il responsabile provinciale di Milano, Mauro D’Ambrosio – la Sanità italiana ha bisogno di un numero maggiore di infermieri per rendere gestibili i carichi di lavoro, per ridurre stress e frustrazione, per far evolvere progressivamente i setting di cure e di assistenza delle strutture sanitarie; l’introduzione di una figura che, a fronte di un costo minore sul sistema, non potrà garantire le stesse competenze, andrà a detrimento della qualità dell’assistenza, di cui gli infermieri rappresentano innegabilmente le fondamenta, con le loro competenze e le loro elevate responsabilità. Tutte queste qualità, ampiamente dimostrate durante la pandemia, sono state già dimenticate dalla politica che, in un momento di emergenza come questo, sta per l’ennesima volta venendo meno ai suoi doveri di valorizzazione del ruolo degli infermieri, provando, pericolosamente, ad aggirare il problema”.

Per Trombetta e D’Ambrosio, “in un momento in cui gli infermieri sono allo stremo, e siamo convinti che questa crisi coinvolgerà presto anche altri professionisti sanitari, come ostetriche e tecnici sanitari, non possiamo che bocciare i provvedimenti attuati dalle Regioni, ovvero la Revisione del profilo dell’Operatore Socio-Sanitario, e la nascita della nuova figura dell’Assistente Sanitario. Provvedimenti che potrebbero avere un certo vantaggio soltanto se la politica agirà su altri fronti, ovvero creando le premesse organizzative per un differente e più qualificante impiego delle professionalità sanitarie, in primis quelle degli infermieri e delle ostetriche, e quindi operando la necessaria revisione dei modelli organizzativi e delle dotazioni organiche, l’implemento delle competenze specialistiche e l’auspicabile aumento delle retribuzioni. Per rendere la professione infermieristica attrattiva per i giovani, dobbiamo innanzitutto farla tornare attrattiva per chi già esercita sul nostro territorio. Un esempio: che fine ha fatto la famosa indennità di confine prevista nella legge di bilancio per le zone di Como, Varese, Sondrio e Lecco, che subiscono la concorrenza economica della vicina Svizzera?”.

Infine un appello alle istituzioni: “Basta chiacchiere, fate presto che la professione infermieristica continua a perdere appeal, anche verso i giovani che devono scegliere il proprio futuro universitario, perché di questo passo l’Italia rischia di essere un Paese senza infermieri! Non ci sono altre soluzioni, bisogna investire sui nostri professionisti sanitari perché è attraverso le loro mani che si realizzano le risposte ai bisogni dei cittadini. Ed è anche a questi ultimi che ci rivolgiamo, affinché sappiano che, se il futuro dell’infermieristica italiana è questo, non ci sarà più nessuno ad assisterli adeguatamente”, concludono Trombetta e D’Ambrosio.

11 Ottobre 2024

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