Coronavirus. Fismu: “In Lombardia medici di famiglia e Ca abbandonati e senza Dpi”

Coronavirus. Fismu: “In Lombardia medici di famiglia e Ca abbandonati e senza Dpi”

Coronavirus. Fismu: “In Lombardia medici di famiglia e Ca abbandonati e senza Dpi”
Il sindacato punta il dito contro la Regione e lancia un appello al Governo: “Siamo in un momento di grande difficoltà, pensiamo che il ministro Speranza abbia il dovere in intervenire: non può lasciarci ancora un giorno in più in questa grave situazione”. Chiesti al premier Conte “immediati provvedimenti, con un Dpcm, tanto in Lombardia, con urgenza, come in tutte le altre regioni dove la situazione purtroppo è simile”.

La Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-FISMU chiede al ministro della Salute Roberto Speranza, e al Governo, di “intervenire in Lombardia a tutela dei medici di medicina generale che operano contro la propagazione dell’epidemia di Coronavirus, Covid19, negli ambulatori di medicina di famiglia e nelle guardie mediche con dispositivi di sicurezza inadeguati e insufficienti. Fismu denuncia le scelte della Regione Lombardia nella gestione della crisi”.
 
“La prima linea della sanità pubblica nel territorio è abbandonata, medici ancora oggi con dispositivi di sicurezza inadeguati e insufficienti – denuncia in un anota Maurizio Andreoli, medico lombardo, e presidente nazionale Fismu – e senza un chiaro coordinamento con le istituzioni sanitarie e con gli ospedali e la rete di emergenza urgenza. Tra i colleghi rischia di prevalere la preoccupazione, il disagio e la frustrazione, sentimenti giustificati da scelte fatte e dall’atteggiamento della Regione Lombardia nei confronti della medicina del territorio e le cure primarie”.
 
Francesco Falsetti, segretario regionale Fismu Lombardia, insiste e spiega: “La mancanza sin dall’inizio  dei dispositivi di protezione distribuiti in misura insufficiente ed incompleta ha di fatto messo fuori gioco i medici di medicina generale (MMG) per alcuni aspetti relativi al  COVID-19 ed in particolare per le prestazioni domiciliari. I MMG hanno prodotto un enorme lavoro e si sono comunque resi disponibili assumendosi anche grandi rischi di contagio con le possibili conseguenze sulla propria salute. I MMG ben supportati  avrebbero potuto dare (e potrebbero ancora avere) un contributo specifico di quanto hanno già comunque dato nell’attuale emergenza. Specie nei primi giorni di contagio sono mancate indicazioni precise su come operare anche per gli aspetti burocratici e certificativi. Le indicazioni si sono spesso sovrapposte in maniera confusa e contraddittoria. Grandi difficoltà sono emerse nella comunicazione con le istituzioni sanitarie di riferimento per indicare i casi sospetti la cui precoce individualizzazione ed isolamento avrebbe potuto fare la differenza sulla diffusione del virus e ridurre gli accessi ai P.S. ospedalieri”.
 
“Questo – prosegue il sindacalista – sarebbe stato un compito prioritario da affidare ai MMG come “sentinelle” del territorio. Ancora una volta il SSN ha mostrato l’abnegazione sino al sacrificio personale del personale medico, ma anche i suoi limiti che attengono soprattutto agli aspetti organizzativi di competenza politico-amministrativa e agli aspetti di natura preventiva che restano un tallone d’Achille della Sanità italiana. Medicina preventiva che dovrebbe essere, come suggerito da anni, affidata con maggiori mezzi e risorse ai MMG e ai colleghi dipendenti dei servizi territoriali anch’essi sottostimati. Solo in queste ore la Regione Lombardia sta distribuendo, in parte e per la seconda volta, i dispositivi di protezione, ma assolutamente insufficienti per gli stessi MMG, per il personale di studio e per gli assistiti. Nulla di concreto si è proposto per il possibile coinvolgimento dei MMG nell’assistenza a domicilio dei casi positivi con sintomatologia lieve-moderata sia durante sia dopo il periodo di quarantena e per i casi in convalescenza divenuti negativi. Ciò avrebbe potuto sgravare di molto le strutture ospedaliere. Penso che ciò dovrà essere riconsiderato”.
 
“Siamo in un momento di grande difficoltà – conclude, infine, il presidente Nazionale Fismu, Andreoli – pensiamo che il ministro Speranza abbia il dovere in intervenire: non può lasciarci ancora un giorno in più in questa grave situazione. Senza dispositivi adeguati di sicurezza i medici finiscono con essere allo stesso tempo possibili vittime del virus e elementi della catena di contagio. Una realtà drammatica! Facciamo appello al Governo, al premier Giuseppe Conte, a prendere immediati provvedimenti, con un Dpcm, tanto in Lombardia, con urgenza, come in tutte le altre regioni dove la situazione purtroppo è simile”.

09 Marzo 2020

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