Infermieri supplenti dei Mmg in Lombardia. Nursing Up: “Iniziativa Moratti potenzialmente innovativa e lungimirante”

Infermieri supplenti dei Mmg in Lombardia. Nursing Up: “Iniziativa Moratti potenzialmente innovativa e lungimirante”

Infermieri supplenti dei Mmg in Lombardia. Nursing Up: “Iniziativa Moratti potenzialmente innovativa e lungimirante”
“In un momento cruciale per la sanità italiana, con il rinnovo del contratto in dirittura d’arrivo, non servono affatto strumentalizzazioni, né controproducenti battaglie atte a difendere il proprio orticello dal vicino confinante”, ha detto il presidente del sindacato infermieristico Antonio De Palma.

L’iniziativa sperimentale in corso in Lombardia per la supplenza “organizzativa” degli infermieri nei confronti dei medici di medicina generale non dispiace a Nurisng Up, uno dei due principali sindacati infermieristici italiani.

“Infermieri e medici, da sempre, nelle corsie di un ospedale, sono stati capaci, al di là delle rispettive peculiarità professionali, di costruire un rapporto sereno, nell’interesse del paziente”, scrive oggi in una nota il presidente del sindacato Antonio De Palma che sottolinea come oggi “i dottori in infermieristica Italiani hanno conoscenze e competenze che gli consentono di assumere importanti responsabilità” e che “in un momento cruciale per la sanità italiana, con il rinnovo del contratto in dirittura d’arrivo, non servono affatto strumentalizzazioni, né controproducenti battaglie atte a difendere il proprio orticello dal vicino confinante”.

E quindi, “nessuna strumentalizzazione o paragone dunque, tra forme di collaborazione proprie del rapporto tra professioni sanitarie laureate, che sono ormai realtà in tutti i paesi evoluti”, sottolinea De Palma che cita poi l’esempio dell’Inghilterra dove “esistono già peculiari e condivise forme di collaborazione tra medici ed infermieri, nel rispetto delle specifiche e distinte competenze, che risultano sperimentate, confermate e tempo per tempo perfezionate”.  

“Per tanto – prosegue – massimo rispetto nei confronti dell’iniziativa della Vicepresidente della Regione Lombardia, Letizia Moratti, che consideriamo potenzialmente innovativa e lungimirante, e nei confronti della quale ci riserviamo di approfondirne gli aspetti, nell’ambito di una costruttiva posizione di riflessione”.

Tutto questo per “una sanità nuova, una sanità che riparte da fondamenta solide e da una sinergia concreta tra le varie e distinte professionalità che, nel pieno rispetto delle reciproche identità, sono in grado di collaborare in modo sano, sereno e proficuo per offrire ai malati, agli anziani, ai soggetti fragili, ai minori, prestazioni che siano figlie legittime delle enormi competenze e qualità che ognuno di loro è in grado di mettere in campo”, sintetizza De Palma.

“Ovviamente – aggiunge – come sindacato degli infermieri italiani ci riserviamo ulteriori e doverosi approfondimenti su questo progetto, rispetto al quale non mancheremo di intervenire ancora, ma è chiaro che se si parla di sblocco della libera professione per i nostri professionisti, e anche di infermieri di famiglia e di sanità territoriale, con alla base un proficuo rapporto di collaborazione tra medici, infermieri e perché no, anche il coinvolgimento dei colleghi delle altre professioni sanitarie, non potremmo, il condizionale è d’obbligo, che guardare di buon occhio a tutto questo”.

Insomma, per Nursing Up, “la strada potrebbe essere quella buona da percorrere, nell’ottica di una sanità italiana che patisce, come non mai in questo momento, la carenza di professionisti, e che proprio per tale ragione deve essere pronta a ricaricare le batterie per affrontare le nuove sfide che ci attendono, nella logica di perseguire un obiettivo comune che ci unisce, per il quale combattere come abbiamo sempre fatto, ovvero la tutela della salute della collettività”.

Al leader di Nursing Up non piace invece l’altra iniziativa, questa volta del Veneto, che ha previsto ruoli più avanzati per gli Oss: “Giammai l’attribuzione di funzioni improprie a categorie professionali che non possiedono, per formazione e tipologia di mandato professionale, le conoscenze ed il know how necessari e che, tra le altre cose, non sono ricomprese nell’alveo delle professioni sanitarie laureate, come è il caso, da ultimo, degli OSS della Regione Veneto”, concude De Palma.

 

10 Giugno 2022

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