Marche. Il Cns avvia una verifica sulle sacche di plasma inutilizzabili

Marche. Il Cns avvia una verifica sulle sacche di plasma inutilizzabili

Marche. Il Cns avvia una verifica sulle sacche di plasma inutilizzabili

Le sacche di plasma erano state eliminate dall’Officina trasfusionale dell’Aou delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, per problemi tecnici relativi alla conservazione. La Regione nel 2025 ha raggiunto e superato gli obiettivi programmati per la produzione di plasmaderivati. Nei primi due mesi del 2026, ha conferito all’industria 5.200 chili di plasma

“Il Centro Nazionale Sangue sta verificando con la Struttura regionale di coordinamento quanto accaduto nella regione Marche. Al termine di questa verifica preliminare, il Centro nazionale sangue valuterà le opportune iniziative di competenza, in accordo alla normativa vigente”.

È quanto comunica il Centro nazionale sangue in una nota in merito alle notizie comparse sui media e relative a sacche di plasma eliminate dall’Officina trasfusionale dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, per problemi tecnici relativi alla conservazione. Si tratterebbe, secondo quanto comunicato dall’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro di “circa 300 sacche da 250 grammi l’una” conseguenza di una “criticità legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo”.

“Il plasma, la parte liquida del sangue, è una risorsa preziosa per i nostri pazienti – spiega il Cns – viene infatti utilizzato per la produzione di famaci salvavita, come immunoglobuline, albumina e fattori della coagulazione. Per il Servizio sanitario nazionale l’autosufficienza in sangue ed emocomponenti è un obiettivo nazionale cui concorrono le strutture trasfusionali e le associazioni e federazioni di donatori sulla base di una programmazione nazionale e regionale”.

Nel nostro Paese, la donazione è volontaria, periodica e non remunerata, ricorda ancora la nota. Si può scegliere se donare sangue intero, che poi viene scomposto in plasma, globuli rossi e piastrine, o soltanto uno o più dei suoi componenti, come il plasma. L’Italia pur essendo tra i Paesi europei con la maggiore quantità di plasma raccolto, non è ancora autosufficiente ed è costretta a importare dall’estero una quota rilevante di plasmaderivati.

“Nei primi due mesi del 2026 la rete trasfusionale delle Marche ha permesso di conferire all’industria farmaceutica oltre 5.200 chili di plasma, in vista di un obiettivo concordato per l’anno in corso di 35.600 chili, obiettivo leggermente superiore a quello individuato per l’anno 2025 che era stato raggiunto e superato. Dal punto di vista della raccolta di sangue ed emocomponenti, le Marche rappresentano una regione virtuosa con un quantitativo di plasma inviato alle aziende per la produzione di plasmaderivati (24 kg per mille abitanti) superiore alla media nazionale (15,3 kg per mille abitanti)” sottolinea il Cns .

A livello nazionale, l’Italia ha conferito nel 2025 all’industria complessivamente circa 920 tonnellate di plasma, 11 tonnellate in più rispetto all’anno precedente. Malgrado questi ottimi risultati, la quota di autosufficienza nazionale relativa all’albumina è del 75%. Per quel che riguarda le immunoglobuline, invece, la quota si abbassa al 60%, complice anche un aumento vertiginoso della domanda che negli ultimi dieci anni è aumentata del 57%.    

I medicinali plasmaderivati sono utilizzati per trattare molti tipi di patologie. Le immunoglobuline sono impiegate nella terapia sostitutiva delle immunodeficienze e nel trattamento di patologie infiammatorie neurodegenerative e come terapia post-esposizione (es. tetano). L’albumina può essere utilizzata per trattare traumi, disfunzioni del fegato, ustioni  gravi. Altri plasmaderivati come i fattori della coagulazione possono essere utilizzati per trattare malattie rare come l’emofilia.  

25 Marzo 2026

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