Lazio. I dipendenti del Gruppo Garofalo a Renzi: “Senza un suo intervento a rischio 2.000 posti di lavoro”

Lazio. I dipendenti del Gruppo Garofalo a Renzi: “Senza un suo intervento a rischio 2.000 posti di lavoro”

Lazio. I dipendenti del Gruppo Garofalo a Renzi: “Senza un suo intervento a rischio 2.000 posti di lavoro”
I dipendenti di alcune strutture sanitarie private accreditate, dopo aver "bussato inutilmente" alla porta di Zingaretti e Lorenzin, si sono rivolti così al premier. Lo scorso novembre erano stati annunciati licenziamenti collettivi per oltre 160 unità a causa deldeficit di bilancio provocato dai tagli lineari operati dalla Regione negli ultimi anni e dai mancati pagamenti dei crediti pregressi.

"Caro Presidente ricorriamo a Lei dopo aver bussato inutilmente alla porta del Presidente della Regione Lazio, Zingaretti ed al Ministro della Sanità, Lorenzin. A Lei perché ci ha fatto credere in un'Italia migliore. Oggi rischiamo di perdere il nostro lavoro (160 famiglie) e da cittadini/contribuenti vediamo che i fondi per la Sanità nel Lazio vengono tagliati alle prestazioni salvavita, quelle che noi da anni eroghiamo, e non vengono invece ridotte a chi opera in settori della sanità che non sono certo indispensabili per la sopravvivenza. Perché? Quali sono i criteri?". Inizia così la lettera aperta inviata dai lavoratori delle case di cura del Gruppo Garofalo al presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
 
Si tratta di 2.000 dipendenti che operano nell’ambito di alcune strutture sanitarie del Lazio, Aurelia Hospital DEA di 1° livello e sede di Pronto Soccorso ed Eliporto, Casa di Cura Città di Roma struttura polispecialistica per acuti e centro nascita di riferimento territoriale, European Hospital centro di Cardiochirurgia e Cardiologia Interventistica, Casa di Cura Neuropsichiatrica Samadi , Hospice S. Antonio per la cura dei pazienti terminali. "Strutture private accreditate che da oltre 50 anni erogano prestazioni assistenziali nei confronti dei pazienti acuti, ovvero prestazioni complesse, il più delle volte “salvavita”improrogabili. L’alternativa? La morte del paziente – spiegano i lavoratori nella lettera -. A novembre le aziende per le quali lavoriamo ci hanno comunicato licenziamenti collettivi per oltre 160 unità a causa di gravissimi deficit di bilancio provocati dai tagli lineari operati dalla Regione Lazio negli ultimi anni e dai mancati pagamenti dei crediti pregressi".
 
"Abbiamo letto di recente articoli di giornale in cui Lei commentava i dati Istat sull’occupazione e prometteva: 'con noi 100.000 posti in più'. E i nostri posti in tutto questo dove si collocano? Per ora siamo in 160 a chiedere il suo aiuto, in coerenza con ciò che ha già fatto per il caso Ilva, il caso Lucchini-Piombino, Ast –Terni, Termini – Imerese e Elettrolux; tra pochi mesi, senza il suo intervento risolutivo i posti a rischio, nella sanità privata accreditata del Lazio, saranno 2.000", prosegue la lettera.
 
I lavoratori delle Case di cura del Gruppo Garofalo, spiegano inoltre che ad essere a rischio non sono solo i loro posti di lavoro ma anche la salute dei cittadini del Lazio. "All’European Hospital è stato impedito dalla Regione Lazio di accogliere nel reparto di cardiochirurgia pazienti urgenti rispetto ai quali gli altri ospedali della Regione chiedevano disponibilità di posto letto. A questi ospedali la Regione ha imposto per iscritto di non inviare pazienti all’European Hospital; ciononostante, data la carenza del sistema, le richieste di ricovero urgente sono continuate ad arrivare alla struttura del Gruppo Garofalo. All’Aurelia Hospital, punto di riferimento per le emergenze di tutto il litorale Laziale, la Regione ha deciso di tagliare i posti letto destinati alle situazioni più critiche. Tutto ciò ha un senso in un momento in cui ciò di cui si ha bisogno sono proprio le disponibilità nei Pronto Soccorso? – conclude la lettera -. Sarebbe quindi sbagliato, secondo Lei, pensare che ad alcune istituzioni non interessa né la sorte di noi lavoratori, né quella dei cittadini in pericolo di vita?". 

Marzia Caposio

Marzia Caposio

26 Febbraio 2015

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