Liste d’attesa, visite nei tempi giusti solo per il 25% dei veneti, e molti rinunciano a curarsi. L’indagine CoVeSaP 

Liste d’attesa, visite nei tempi giusti solo per il 25% dei veneti, e molti rinunciano a curarsi. L’indagine CoVeSaP 

Liste d’attesa, visite nei tempi giusti solo per il 25% dei veneti, e molti rinunciano a curarsi. L’indagine CoVeSaP 
Volge al termine l’elaborazione dei dati sull’indagine svolta dal Coordinamento Veneto Sanità Pubblica Veneto tra 1.700 persone. Emerge che solo il 25% ha eseguito la visita nei tempi indicati dal medico sulla prescrizione, il 75% ha dovuto attendere mesi, tanto che, alla fine, il 25% di loro ha rinunciato a curarsi a causa dei tempi troppo lunghi. E molti ricorrono al privato I DATI

Una elaborazione di 1700 questionari compilati, con una quota di rispondenti che per il 68% è donna, per il 59% appartiene alla fascia di età compresa fra i 50 e i 69 anni, seguita da quelle 30-49 (23%), oltre i 70 (13%) e under 30 anni (5%). Stiamo parlando dell’indagine conoscitiva messa in atto da CoVeSaP Veneto, coordinatore dei comitati provinciali CoVeSaP in difesa della sanità veneta, da cui emerge un dato inequivocabile e allarmante: il 25% dei veneti rinuncia alle cure a causa dei tempi di attesa troppo lunghi.

“Il questionario che abbiamo fatto valuta il periodo che va da marso 2023 a marzo dell’anno precedente ed ha come oggetto l’accesso alle prestazioni sanitarie – spiega Orianna Zaltron, coordinatrice del progetto – e, soprattutto cosa succede, ad un cittadino dal momento della prescrizione del medico curante al momento della visita. Dai risultati raccolti abbiamo capito (ulteriormente) che per consumare una prestazione si deve fare una corsa ad ostacoli”.

Ai partecipanti è stato chiesto di prendere in considerazione almeno una prestazione all’interno dei 12 mesi precedenti su un totale di 15 domande composte fra età, sesso e residenza. Scelta del soggetto a cui rivolgersi tra pubblico e privato, analisi delle prestazioni ricevute presso il Servizio Sanitario fra attesa per la visita dal medico di medicina generale, modalità di prenotazione, tempi di attesa, luogo di effettuazione della prestazione, ecc.

I risultati del questionario
Il primo scoglio del percorso è rappresentato dal medico di medicina generale, per il quale l’attesa si è generalmente allungata, e se la maggioranza del 70 per cento, ha avuto accesso entro una settimana c’è una fetta consistente, 8 per cento, che deve aspettare oltre a un mese.

La seconda difficoltà riscontrata è il servizio di prenotazione. Il Call Center risulta il mezzo preferito per il 53 per cento, ma l’attesa al telefono è davvero estenuante. Solo il 5 per cento ha una risposta entro i 5 minuti, il 22 per cento entro i 10 minuti, mentre il 55 per cento aspetta da 11 a 30 minuti. Il 18 per cento non sono nemmeno riusciti a prendere la linea. Come supponibile, per il 30 per cento delle persone più giovani hanno preferito la prenotazione on-line

Di questi solo il 34 per cento si è rivolto esclusivamente al SSr, mentre il 54 per cento ha dovuto rapportarsi sia con il SSr che con il privato. Mentre 12 per cento la percentuale di coloro che sono andati direttamente presso una struttura privata.

Ma il peggio viene dopo, quando per il 74 per cento delle persone hanno affermato di essere state messe in lista di attesa. E quanto hanno aspettato? Solo il 25% di loro ha avuto una risposta nei tempi indicati dal medico di medicina generale sulle priorità U, B, D, P, mentre la maggioranza, con un 75 per cento ha dovuto attendere.

Una attesa irrisoria di una – due settimane per il 5 per cento, mentre per il 70 per cento ha dovuto aspettare dalle 4 settimane a 3 mesi. Visto i tempi per un quarto di questi ha rinunciato addirittura alle cure perché era passato troppo tempo.

“Questi ritardi nella diagnosi si traducono spesso, purtroppo – commenta la coordinatrice Zaltron – in un aggravamento della prognosi, con prolungamento delle cure, maggiori disagi per la persona e maggiori costi per la spesa pubblica”.

Il questionario indagava anche se le prestazioni ricevute sono state a carico del SSr, con pagamento solo del ticket se dovuto e se fossero state erogate dallo stesso servizio pubblico o da uno privato convenzionato. Il 35 per cento, di fatto, ha ottenuto le prestazioni presso strutture del SSr, il resto hanno ricorso al sistema misto 51 per cento, o esclusivamente in strutture convenzionate per il 14 per cento.

“É ben visibile il frutto della scelta della Regione Veneto di abbattere le liste d’attesa puntando sull’acquisto di ingenti quantità di prestazioni dal privato. Tuttavia – conclude Zaltron – quantità ancora insufficienti se solo si considera che molti dei rispondenti hanno dovuto rivolgersi al privato per ottenere la propria prestazione. Resta indiscutibile la preoccupazione per tutta quella fetta di persone che hanno rinunciato alle cure che sono un 25 per cento, tondo tondo. In questo modo il diritto alla salute diventa esigibile solo se c’è una capienza economica, ed è chiaramente in contrasto con quanto espresso nella Costituzione Italiana”.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio 

06 Settembre 2023

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