Medicina generale. Le Associazioni Lamg e Ammgs lanciano una petizione contro l’Acn 2019-2021

Medicina generale. Le Associazioni Lamg e Ammgs lanciano una petizione contro l’Acn 2019-2021

Medicina generale. Le Associazioni Lamg e Ammgs lanciano una petizione contro l’Acn 2019-2021
Le motivazioni in una lettera che ha già raccolto oltre 1.200 sottoscrizioni, rivolta al Governo, alle autorità sanitarie competenti ed ai sindacati di categoria. Melis (Ammgs): “Chiediamo soluzioni alternative rispetto a quelle prospettate dall'accordo, che prevede un aumento ulteriore dei carichi di lavoro già ormai insostenibili, senza incrementare le tutele, e neppure recuperare la progressiva perdita di potere d’acquisto dei nostri compensi”.

La Libera Associazione di Medicina Generale (Lamg) e l’Associazione Medicini di Medicina Generale Sardegna (Ammgs) stanno raccogliendo, attraverso una petizione, l’allargata protesta dei medici di medicina generale e dei medici in formazione contro il nuovo Acn 2019-2021 sottoscritto dalla struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac) e le OO.SS. rappresentative del settore della Specialistica Ambulatoriale, Veterinaria ed altre Professionalità Sanitarie (Biologi, Chimici, Psicologi), il 7 di febbraio scorso.

A contattare a Quotidiano Sanità è la dott.ssa Rosalba Melis, delegata alla comunicazione dell’associazione ‘MMG-Sardegna’, che spiega: “Ci siamo riuniti in associazione già da tempo, come abbiamo più volte comunicato, perché le nostre esigenze non sono appieno rappresentate dai sindacati ai tavoli di concertazione che ora, imperterriti per la loro strada, hanno firmato il nuovo ACN per il triennio 2019-2021.

“Non ci stiamo! – tuona la dottoressa -. Si tratta a nostro avviso di un documento che mette in evidenza l’aumento del carico di lavoro per noi medici, senza introdurre tutele. Ecco che allora nell’auspicio di dare forza alla nostra voce che, ripeto, non è stata rappresentata dai sindacati firmatari dell’accordo, perché possa essere accolta nelle sedi di concertazione con riscontro, abbiamo deciso di sollevare le nostre preoccupazioni direttamente al governo nazionale attraverso una lettera che raccoglie, contro il nuovo ACN 2019-2021, la protesta dei medici di famiglia e medici in formazione”.

“In questa lettera – prosegue Melis – spieghiamo le motivazioni per le quali esprimiamo contrarietà nei confronti del nuovo ACN 2019-2021. Come accennato, è un testo che detta un aumento ulteriore dei carichi di lavoro che sappiamo tutti essere arrivati a livelli ormai insostenibili, senza incrementare le già pochissime tutele che abbiamo, e senza neppure recuperare la progressiva perdita di potere d’acquisto dei nostri compensi. Il nuovo ACN prevede infatti, oltre allo svolgimento della normale attività ambulatoriale per i medici di medicina generale, anche ulteriori ore da svolgere nelle Case di comunità. Quest’obbligo per il momento sembra rivolgersi ai soli medici che si convenzioneranno a partire dal 2025, ma è chiara l’intuizione di coinvolgere, nel breve periodo vista la carenza di specialisti, tutti i medici già in servizio”.

“E’ inammissibile provare a scaricare sui giovani colleghi, quelli peraltro che non riceveranno arretrati, tali condizioni di lavoro quasi come fosse unl ruolo unico obbligatorio. Abbiamo necessità che i giovani medici si avvicino a questa specialità, la popolazione ha bisogno di avere medici di famiglia. Se non si apre un ragionamento nel migliorare le condizioni del lavoro dei medici, si rischia di invertire la rotta, ossia, sempre più neolaureati in medicina opteranno per specializzazioni che consenta loro di operare nel privato e non dover rendere conto al pubblico impiego”.

“Ancora, sappiamo bene quanto oggi un medico di medicina generale sia già oberato di lavoro ben oltre le 38 ore che con l’ACN si vorrebbero rendere obbligatorie. Così come sappiamo bene che il nostro impegno orario non è misurabile. Imporre dunque a un medico con 1.500 assistiti a dover prestare ulteriori (rispetto a quale stima?) 6 ore lavorative obbligatorie, appare più punitivo che necessario. Insomma, sembra quasi si vogliano incentivare le motivazioni affinché sempre più colleghi trovino il sistema di andare in pensione prima del previsto, anziché puntare sulla qualità dell’assistenza ai nostri pazienti”.

“Ecco che allora attraverso questa nostra lettera che oggi con la petizione ha raccolto già oltre 1100 sottoscrizioni, chiediamo al Governo, alle autorità sanitarie competenti ed ai sindacati di categoria di individuare soluzioni alternative rispetto a quelle prospettate dall’accordo in questione per scongiurare la prevedibile catastrofe che, se il ragionamento non dovesse essere ripreso per una modifica del documento, si abbatterebbe sulla Medicina Generale” – conclude la dottoressa.

Elisabetta Caredda

Elisabetta Caredda

22 Febbraio 2024

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