Regionalismo differenziato. Giordano (Fp Cgil) del Veneto: “Sinistra non abbia paura, ma bisogna partire da un nuovo protagonismo dei Comuni e mettere in discussione le Regioni”

Regionalismo differenziato. Giordano (Fp Cgil) del Veneto: “Sinistra non abbia paura, ma bisogna partire da un nuovo protagonismo dei Comuni e mettere in discussione le Regioni”

Regionalismo differenziato. Giordano (Fp Cgil) del Veneto: “Sinistra non abbia paura, ma bisogna partire da un nuovo protagonismo dei Comuni e mettere in discussione le Regioni”
Per il segretario generale Cgil Funzione Pubblica del Veneto, occorre “evitare che il tema dell'autonomia diventi una questione ideologica”. Per Giordano, dunque, la sinistra “non deve avere paura dell'autonomia, ma essere in grado di rinnovare la propria proposta mettendo in discussione il ruolo delle Regioni perché sono i Comuni gli enti territoriali che devono avere un nuovo protagonismo nel garantire i diritti e i bisogni dei cittadini”

Ci sono ancora molti timori per quanto riguarda il cosiddetto regionalismo differenziato, che almeno,  in campo sanitario, potrebbe aumentare le differenze fra le regioni. Ne parliamo stavolta con il Segretario generale CGIL Funzione Pubblica del Veneto Daniele Giordano, che lancia un inaspettato asset all'autonomia ma dei Comuni: “La sinistra non deve avere paura dell'autonomia Veneta ma deve essere in grado di rinnovare la propria proposta mettendo in discussione il ruolo delle Regioni perché sono i Comuni gli enti territoriali che devono avere un nuovo protagonismo nel garantire i diritti e i bisogni dei cittadini”.

Con l’attribuzione di maggiore autonomia alla Regione Veneto, secondo Lei si rischia o no di lasciare indietro qualche altra regione?
L'applicazione di nuove forme di autonomia in assenza di un quadro chiaro su quali devono essere i livelli delle prestazioni da garantire a tutti i cittadini può creare disparità, persino per i veneti. L'Emilia Romagna, che come il Veneto ha chiesto maggiore autonomia, ci ha superato su molti aspetti a partire dalla ripresa economica e dell'occupazione e, quindi, il problema non interessa solo le Regioni considerate più deboli e svantaggiate ma vale anche per quelle più ricche.
Dico questo perché, se qualcuno pensa che l'autonomia serva a guardare gli altri dall'alto verso il basso, rischia solo di guardare il proprio ombelico. Serve una vera discussione sulla qualità del nostro sistema di welfare sapendo che la coesione nazionale non è un elemento che la Costituzione delega ad una negoziazione regionale.

In base ai principi fondamentali della nostra Costituzione, i cittadini godono della tutela di diritti imprescindibili come quelli sulla salute, istruzione, lavoro, ecc. Con l'autonomia differenziata c'è il pericolo che alcuni di questi diritti vengano messi in discussione?
L'autonomia differenziata può mettere in discussione i diritti di cittadinanza se non sono chiari i diritti da garantire. Oggi abbiamo già un sistema fortemente differenziato con l'attuazione del Titolo V della Costituzione e quindi il problema di garantire uguali diritti, ad esempio sui bisogni di salute, è un tema già attuale che prescinde dall'autonomia.

E' possibile fare una autonomia differenziata garantendo tutti i diritti fondamentali?
Sicuramente è possibile che vengano riconosciute maggiori forme di autonomia ai livelli istituzionali territoriali, ma prima di tutto dobbiamo aprire una seria riflessione sull'architettura istituzionale.
Personalmente ho molti dubbi che l'esperienza del Veneto dimostri come la distanza che oggi si vive tra Comuni e Regione stia dando una qualità alla nostra offerta socio sanitaria. Dobbiamo sicuramente evitare che il tema dell'autonomia diventi una questione ideologica e per farlo dobbiamo stare al merito, tenendo insieme le competenze che si vogliono spostare dal centro al territorio, le risorse e il riordino del nostro sistema delle Funzioni Locali.

Non essere d'accordo con l'autonomia in Veneto vuol dire essere di sinistra?
Non essere d'accordo con la frammentazione dei diritti e con la differenziazione dei diritti non è un problema di sinistra, ma una questione di civiltà che dovrebbe richiamare tutte quelle forze sociali e sindacali che si riconoscono nei valori della Costituzione.
La sinistra non deve avere paura dell'autonomia, ma deve essere in grado di rinnovare la propria proposta mettendo in discussione il ruolo delle Regioni perché sono i Comuni gli enti territoriali che devono avere un nuovo protagonismo nel garantire i diritti e i bisogni dei cittadini.
I fallimenti delle Regioni purtroppo sono sotto gli occhi di tutti e anche in Veneto questa Giunta non è esente da responsabilità su quanto, avendone la competenza, si sarebbe potuto fare per garantire una sanità più efficiente ed efficace.

La Regione Veneto sul tema dell’autonomia ha chiesto a questo governo: competenza propria su Dirigenza sanitaria, organizzazione della rete ospedaliera, livelli essenziali di assistenza, tariffe e spesa farmaceutica. Cosa ne pensa?
La Regione Veneto ha già moltissime competenze in materia sociosanitaria. Il problema della nostra Regione non è avere più competenze, semmai sfruttare in modo differente quelle che già si possiedono. La carenza di medici nella nostra Regione non è una responsabilità solo nazionale ma anche territoriale dovuta all'incapacità di programmare seriamente i fabbisogni e dalla mancanza di volontà politica di investire sul personale.
Anche il fatto che medici e infermieri abbiamo retribuzione mediamente più basse del resto d'Italia dimostra come il Veneto non abbia messo al centro i professionisti della sanità ma, troppo spesso, la riduzione dei costi viene scaricata sui lavoratori e sugli appalti. La stessa rete ospedaliera paga una vera carenza di programmazione: per ricercare consenso politico si è evitato di rivedere la situazione attuale determinando inevitabilmente, in alcuni casi, uno spreco di risorse e in altri un'inadeguata qualità dell'assistenza.

Endrius Salvalaggio

13 Marzo 2019

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