RU486. Emilia-Romagna contro la campagna Pro-Vita per contrastarne l’uso  

RU486. Emilia-Romagna contro la campagna Pro-Vita per contrastarne l’uso  

RU486. Emilia-Romagna contro la campagna Pro-Vita per contrastarne l’uso  
Nel 2024, in Emilia-Romagna, la RU486 usata per oltre il 70% delle IVG: “Nessuna complicanza per oltre il 97% dei casi, lievi effetti collaterali per una minima parte delle donne. La campagna dei Pro Vita è scientificamente infondata e socialmente pericolosa”, commenta l’assessore Fabi. La Regione ha esteso a ottobre 2024 il percorso di assunzione domiciliare della RU486.

L‘associazione Pro-Vita chiede al Ministro della Salute Orazio Schillaci di “annullare le linee guida firmate nel 2020 dal suo predecessore Roberto Speranza, che incentivano l’uso e la diffusione della pillola abortiva RU486; e invitiamo le Regioni italiane a respingere con decisione la proposta radicale dell’Associazione Luca Coscioni”, che con la campagna “Aborto senza ricovero” raccoglie, in ogni Regione, le firme per cheidere al Consiglio Regionale di “approvare con urgenza procedure chiare, definite e uniformi per l’aborto farmacologico in regime ambulatoriale, garantendo la possibilità di prendere il secondo farmaco a casa”. Ad oggi, sottolinea l’associazione, solo 2 regioni (Lazio ed Emilia Romagna) applicano la circolare ministeriale del 2020 rendendo possibile prendere il secondo farmaco a casa propria.

Sullo scontro tra le due associazioni è intervenuta proprio la Regione Emilia-Romagna, che in una nota definisce la campagna dei Pro Vita “scientificamente infondata e socialmente pericolosa”. La pillola RU486 utilizzata per l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, sottolinea l’assessore alla Salute Massimo Fabi, “è impiegata da oltre trent’anni in tutto il mondo e gode di una letteratura scientifica vasta e solida, che ne certifica efficacia, sicurezza e accettabilità. In Emilia-Romagna nel 2024 quasi il 73% delle IVG è avvenuto tramite questa modalità. I dati in corso di pubblicazione ci dicono che nel 97,2% dei casi non ci sono state complicanze, mentre solo una minima parte delle donne ha riportato lievi effetti collaterali, a conferma del fatto che dal punto di vista medico è assolutamente certificata e sicura”.

Proprio considerata la sua sicurezza, la Regione ha voluto estendere a ottobre 2024 il percorso di assunzione domiciliare della RU486, “una misura pensata per ampliare la libertà di scelta delle donne e rendere ancora più esigibile il loro diritto a una sanità pubblica accessibile, rispettosa e informata”, spiega la nota regionale.

Per quanto riguarda la campagna dall’associazione Pro Vita & Famiglia Onlus, che alcuni Comuni avrebbero deciso di revocare, l’assessore ricorda come “la competenza in materia di affissioni sia esclusivamente comunale”, come anche ricordato dal Consiglio di Stato nella sentenza 362/2025, sottolineando l’estraneità della Regione Emilia-Romagna da qualsiasi potere autorizzativo o impeditivo in merito. Tuttavia, ribadisce con fermezza “la totale infondatezza scientifica e la pericolosità sociale della campagna contestata”. Per Fabi “i toni allarmistici usati nella campagna di affissione promossa dall’associazione Pro Vita & Famiglia Onlus rappresentano una forma di violenza psicologica e morale nei confronti delle donne. Si tratta di un messaggio teso unicamente a incutere timore su una procedura medica sicura, certificata e sempre più diffusa”.

E sulle recenti dichiarazioni fatte da un consigliere nel corso del dibattito in Aula, l’assessore conclude: “Sono parole inqualificabili, volgari e indegne nei confronti non solo della procedura sanitaria, ma soprattutto delle donne che, con consapevolezza e dolore, si trovano a dover affrontare una scelta difficile. Non è accettabile che il dibattito politico su temi così delicati venga avvelenato da toni ideologici, disinformazione e giudizi moralistici”.

14 Luglio 2025

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