Torino. Quelle visite alla Rsa non andavano fatte. La Asl chiede i soldi indietro ai medici di famiglia

Torino. Quelle visite alla Rsa non andavano fatte. La Asl chiede i soldi indietro ai medici di famiglia

Torino. Quelle visite alla Rsa non andavano fatte. La Asl chiede i soldi indietro ai medici di famiglia
Il caso è scoppiato dopo una sentenza del tribunale di Torino che ha condannato un medico a restituire le quote percepite per le visite di Assistenza domiciliare programmata effettuate a tre pazienti ricoverate in Rsa, in quanto le regole prevedono che le prestazioni del mmg cessano al momento del ricovero. Controlli a cascata sugli altri medici. Si stimano 350 camici bianchi che, complessivamente, dovranno restituire alle Asl torinesi vari milioni di euro. Lo Smi: “Quelle visite erano state autorizzate. Basta vessazioni contro i medici”. LA SENTENZA

Un solo caso che si è portato dietro, a cascata, altre 350 vicende simili circa. Ed è bufera in Piemonte sui soldi che le Asl si preparano a chiedere indietro ai medici di famiglia, accusandoli di avere effettuato prestazioni che non sarebbero dovute essere erogate e di essersi, quindi, indebitamente appropriati dei compensi.

A far esplodere il caso è stata la vicenda di una dottoressa, che si è vista contestare 831,70 euro per le visite di Assistenza domiciliare programmata effettuate a tre pazienti anche dopo il loro ricovero in Rsa. Le regole, infatti, prevedono che le prestazioni del mmg cessino al momento del ricovero in Rsa. Dal momento che, tuttavia, nella struttura in cui erano ricoverate le tre pazienti, non era presente il direttore sanitario né un "medico di nucleo” incaricato dell’assistenza degli ospiti della residenza, il medico aveva chiesto alla Asl l’autorizzazione per lo svolgimento delle visite, che gli era stata concessa dalla Asl. Tuttavia tale concessione era stata ottenuta sulla base di alcune importanti informazioni omesse dal medico che, si legge nella sentenza, “nelle schede relative alle pazienti, pur indicando che le medesime provenivano da ‘struttura residenziale temporanea’ e che resiedevano in via…, nulla specificava in ordine al loro ricovero” presso quella specifica Rsa. Se queste informazioni fossero state correttamente comunicate, si difenda la Asl, l’autorizzazione non sarebbe stata concessa per assenza di requisiti.

Il medico, dunque, deve restituire alla Asl i compensi ricevuti per quelle prestazioni. Ma la vicenda non si è conclusa qui. Perché sulla scia di questo specifico caso, sono partite una serie di verifiche che hanno portato alla luce tantissimi casi simili. I medici coinvolti sarebbero circa 350 e la somma da restituire alle Asl ammonterebbe a “vari milioni di euro”, come riferisce lo Smi, che attacca duramente le Asl: "Dopo l’accertamento della Corte dei Conti che ha aperto un’inchiesta per danno erariale facendo controlli dal 2010 ad oggi, chiedono indietro i soldi ai medici di famiglia dopo averli autorizzati e pagati per le prestazioni di assistenza domiciliare programmata (Adp) nelle case di riposo”, dichiara in una nota Antonio Barillà, Segretario Regionale del Piemonte del Sindacato Medici Italiani.

“Si tratterebbe, nel complesso – riferisce Barillà –, di vari milioni di euro e per ogni singolo professionista di 18,90 euro a visita. Ma va precisato che i pazienti visitati nelle case di riposo sono, in molti casi, quelli affetti da patologie che non permettono la loro deambulazione”.

“Siamo stanchi di essere considerati alla stregua di un bancomat e non sopportiamo più le continue vessazioni da parte della pubblica amministrazione, che si dimostra di essere incapace di fare una seria programmazione. La ragione di fondo di questo odioso attacco ai diritti dei medici è legata al fatto che la Regione Piemonte non ha mai voluto investire nuove risorse nell’assistenza sanitaria territoriale”, aggiunge ancora Barillà.

Per il Sindacato Medici Italiani la richiesta di restituzione degli emolumenti "è un atto illegittimo perché non si può pretendere la restituzione di denaro dopo che prestazioni siano state svolte, autorizzate e pagate”.

Lo Smi fa quindi sapere che valuterà di intraprendere “tutte le azioni, comprese quelle legali, per difendere la professione medica. Dai primi riscontri, emergono richieste da parte delle ASL di rimborsi per prestazioni non eseguite dal medico. Per tale motivo i legali stanno studiando bene la questione ed a breve comunicheremo ai medici iscritti le risultanze del caso” conclude il segretario dello Smi del Piemonte.

24 Gennaio 2020

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