Trapianti. Aou di Padova al lavoro per “recuperare” fegati scartati come non idonei

Trapianti. Aou di Padova al lavoro per “recuperare” fegati scartati come non idonei

Trapianti. Aou di Padova al lavoro per “recuperare” fegati scartati come non idonei
L’Azienda sta valutando un nuovo protocollo sperimentale di recupero degli organi epatici tramite la conservazione del fegato in una machine perfusion (MP) in grado di conservare per alcune ore l’organo, prolungandone i tempi di “vita”. A questo trattamento vengono aggiunti anche dei farmaci sperimentali. “Il nostro obiettivo è rendere gli organi, dopo 5 giorni, molti dei fegati inizialmente definiti erroneamente non idonei”, spiega Francesco D’Amico, del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova

I centri di trapianto di fegato nel triveneto si trovano a Udine, Verona e Padova. Nella sola Azienda ospedaliera di Padova, in un anno, si arriva a circa 110 trapianti dei 1.300 in Italia. Il punto focale sta però fra pazienti in attesa di trapianto e i donatori di fegato, sempre meno in quanto molti organi sono considerati non idonei al trapianto perché provenienti da persone con steatosi epatica, fibrosi oppure perché deceduti per arresto cardiaco senza possibilità di ripresa, il che impedisce all’organo di essere irrorato mandandolo incontro a morte cellulare più o meno estesa. Ed è su questo che sta lavorando l’Aou di Padova.

“Per ridurre questo gap fra donatori e pazienti in attesa di trapianto – spiega il prof Francesco D’Amico, del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova – trattiamo fegati di donatori anziani, proprio perché se un fegato ha vissuto fino a 70, 80 anni o anche di più, e non ha avuto problemi fino a quel momento, lo stesso fegato non ne avrà nemmeno quando sarà trapiantato. È vero che li valutiamo attraverso a dei parametri di una biopsia, ma molto spesso accade che i fegati da donatori ‘non più giovani’ sono compatibili”.

C’è, però, un’altra tecnica che in Azienda ospedaliera viene usata, dal momento dell’espianto al trapianto. Si tratta della conservazione del fegato in una machine perfusion (MP), ovvero una sorta di macchina in grado di conservare per alcune ore l’organo, perfondendolo con un liquido di preservazione speciale per “ricondizionarlo” e prolungare i tempi di ischemia relativa.
“Questo processo può avvenire in due modi – spiega il prof D’Amico – o tramite machine perfusion a freddo (ipotermica) dove il flusso al fegato viene mantenuto a basse temperature con un liquido di conservazione che viene pompato all’interno dell’organo attraverso i suoi vasi, oppure tramite una machine perfusion normotermica, dove il liquido è sostituito da sangue compatibile a 37° che viene ossigenato come “in vivo”.

“Quello che vogliamo fare, è di riuscire a utilizzare i fegati scartati e ritenuti non idonei al trapianto mettendoli in machine perfusion normotermica – chiarisce D’Amico – dove al sangue viene aggiunto anche un farmaco sperimentale che per ora stiamo sperimentando all’Università di Yale, negli Stati Uniti. Si tratta di un pool di farmaci che inibiscono la trascrizione del RNA dal DNA nelle cellule epatiche, provando così a individuare e bloccare le proteine e le sostanze tossiche che si formerebbero in seguito al danno da ischemia/riperfusione e che condizionerebbero irreversibilmente la ripresa dell’eventuale trapianto successivo”.

In Veneto ci sono circa 250 pazienti in lista di attesa. La sfida ora è quella di rendere l’attesa più corta possibile utilizzando anche i fegati che inizialmente vengono scartati. In qualità di consulente responsabile dell’assetto chirurgico nel protocollo sperimentale di recupero degli organi epatici tramite farmaci a RNA inibente e MP, il prof D’amico è pronta a raccoglierla: “L’obiettivo è quello di rendere idonei dopo 5 giorni di ricondizionamento in MP normotermica, grazie all’aggiunta del farmaco sperimentale, molti dei fegati inizialmente definiti erroneamente non idonei, e creare così una banca di organi perfettamente funzionanti e pronti al trapianto, recuperando quella percentuale che si aggira sul 10-15% di fegati inizialmente scartati”.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio 

14 Dicembre 2022

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