Cambiare la macchina

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Gentile Direttore, da pensionato, è inevitabile ripercorrere i momenti critici della mia carriera di medico di base, con una punta di nostalgia per i luoghi in cui ho esercitato.

Gentile Direttore,

Da pensionato, è inevitabile ripercorrere i momenti critici della mia carriera di medico di base, con una punta di nostalgia per i luoghi in cui ho esercitato. Avere un ambulatorio con vista sul maestoso Monte Antelao a Vodo di Cadore e vista sul Monte Pelmo a Borca, mi ha sempre rincuorato e posto in una dimensione di umano rispetto per la bellezza e per la gente che vive all’ombra di questi giganti. Appartengo alla generazione di medici di base che lavoravano da soli, in una orgogliosa e angosciante solitudine.

Una Medicina di altri tempi, figlia di quella condotta medica che identificava il medico come figura di prima linea, onorabile, a volte eroica, paternalistica, ma troppo lontana da una visione digitale, tecnica, organica come collegamento indispensabile con tutta la catena assistenziale territorio-ospedale-servizi. Quel tempo è passato, era fiamma giovanile, mistica universitaria, mitologia dei maestri di clinica che ti ponevano da solo davanti al paziente, con decisioni in piena e assoluta e solitaria responsabilità.

I pazienti sentivano tutto questo, percepivano quel sapere sacerdotale, solitario e attribuivano al medico un sano e sacro rispetto. Eri “quello studiato” che avrebbe potuto dire l’ultima parola su tutto, anche su questioni patrimoniali, di famiglia, di educazione. In quei tempi di bassa scolarità diffusa, una laurea in medicina sapeva di sacra magia e molto spesso l’aura che identificava il medico era quella dello sciamano del villaggio. Ho attraversato tutta questa epopea del medico post settantotto, fino all’attuale crollo di un ruolo che ha perso ogni magia per diventare uno dei tanti funzionari di un sistema che fornisce il minimo senza alcuna individualità riconosciuta o premiata.

È così che le USL sono diventate AZIENDE, si fanno i conti per produrre merce senza valore, contano i numeri. Noi siamo diventati numeri. In questa prospettiva, nel 2020 ho attraversato uno dei momenti più bui e difficili nel mio lavoro di medico: epidemia Covid che ha colto tutti di sorpresa. Con un provvedimento di chiusura totale di tutto, mi sono ritrovato solo in ambulatorio, non sapendo come proseguire la mia attività. Nessuna direttiva aziendale, nessun dispositivo di protezione individuale, nessuna informazione clinica attendibile, nessuna risposta per i miei pazienti se non un dogmatico buon senso: tachipirina, brufen, riposo a letto e un cero votivo per la buona sorte. Senza tamponi, senza vaccini, senza mascherine e senza nemmeno disinfettanti, la cosa aveva preso presto l’aspetto di una maledizione biblica. Quando attraversi il Mar Rosso con il faraone alle spalle, qualcuno perde la ragione e cominciarono a fiorire negazionisti e no-vax: la Medicina è una Scienza imperfetta, se non altro perché è quella sponda dove “la terraferma della ragione incontra l’oceano dell’umanità”, come scriveva Osler. Ed è proprio l’oceano dell’umanità che diventa liquida opinione e ondate di emozioni pericolose come mareggiate.

Ho affrontato non solo il covid nelle sue mille sfaccettature ma anche la convintissima disinvoltura dei miei colleghi no-vax che mi hanno subito etichettato come servo del sistema, se non stupido e anacronistico ignorante, nonostante i miei studi di immunologia clinica e virologia. Mai come allora ho sentito il vuoto di sistema, l’assenza organizzativa di un paese che rispetti e pretenda salute, promuovendola con ogni mezzo. Con dilettantistica prosopopea di tanti, tra loro ho navigato a vista e ho perso sei pazienti, morti di Covid. Scaduto il precedente piano pandemico 2021-2023, con dichiarazione numero 19 del 30 aprile 2026 il ministero ha presentato il nuovo piano pandemico di durata quinquennale, con propositi di altissimo spessore tecnico-organizzativo, anche per effetto del miliardo di euro messi a disposizione dal PNRR. La parola cardine del piano è: trasparenza, con tutti i suoi addendi: informazione, trasmissione dei dati, digitalizzazione, comunicazione con il territorio.

È affascinante farsi blandire dal nuovo che avanza, il fascino delle promesse, tuttavia per uno come me che ha affrontato troppe cose con le pezze al culo, qualche perplessità mi sia consentita. Alla luce di quanto attualmente in campo, per quanto riguarda l’organizzazione deficitaria della medicina del territorio, la carenza di personale ospedaliero, l’organizzazione digitale a macchia di leopardo sul territorio nazionale, le risorse limitatissime per il SSN con tutti i tagli alla spesa, e il parassitismo della medicina privata che si occupa di “cosmesi” redditizia, lasciando agli sherpa i pronto soccorso e le terapie intensive ( rendono poco), siamo sicuri che la prossima epidemia sarà una passeggiata? Il mio professore di Clinica Medica, il compianto Sergio Sensi, ci diceva: non siate i primi a comprare un modello nuovo di auto e nemmeno gli ultimi a cambiarne un modello vecchio. Questo piano pandemico, è veramente nuovo, o si porta dietro i tanti difetti del vecchio? Non sarà un’altra 600 Multipla di cui non si capiva mai il senso di marcia?

Enzo Bozza

Ex medico di base

Movimento per la Dirigenza MMG

17 Luglio 2026

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