Violenza sulle donne. Per dire cose giuste servono le giuste parole. Parte a Bari corso per giornalisti

Violenza sulle donne. Per dire cose giuste servono le giuste parole. Parte a Bari corso per giornalisti

Violenza sulle donne. Per dire cose giuste servono le giuste parole. Parte a Bari corso per giornalisti
L’appuntamento è per il 24 settembre, ma il progetto “Stop alla violenza di genere. Formare per fermare”, corsi di formazione per giornalisti sostenuti da Menarini, proseguirà fino alla fine dell’anno nelle maggiori città italiane. L’obiettivo è promuovere un’informazione sempre più corretta e responsabile sul tema degli abusi sulle donne

Combattere pregiudizi e stereotipi, fornendo ai professionisti dell’informazione fonti, dati, linguaggi, conoscenze medico scientifiche, psicologiche e normative per capire fino in fondo il fenomeno della violenza di genere e raccontarlo con le parole giuste. Troppo spesso i media ne parlano in modo inappropriato, soffermandosi su dettagli morbosi o indulgendo al voyeurismo.
 
Per aumentare la consapevolezza sul problema e far sì che gli specialisti dell’informazione trovino sempre le parole giuste per parlarne, ma anche perché trattare la violenza sulle donne non sia una moda o un evento occasionale bensì un tema su cui i riflettori restino sempre accesi, proseguiranno anche in autunno i corsi di formazione per giornalisti “Stop alla violenza di genere. Formare per fermare”, organizzati con il supporto non condizionato di Menarini.
 
Finora sono oltre 500 i giornalisti che hanno partecipato agli incontri che si sono tenuti a Roma, Napoli, Milano e Venezia alla presenza di magistrati, psicologi, criminologi, medici e giornalisti con un’esperienza specifica sulla violenza di genere. I corsi riprenderanno in autunno: il primo appuntamento è previsto a Bari per il 24 settembre, altri incontri in tutta Italia sono in arrivo nei mesi successivi.
 
“Imparare le parole giuste per trattare un tema tanto delicato è indispensabile: soffermarsi su come era vestita la vittima di una violenza o descrivere in dettaglio le ferite subite è come sottoporre donne già profondamente provate a una seconda violenza – dice Vincenzo Mastronardi, criminologo e psichiatra – Questo peraltro sposta l’attenzione dell’opinione pubblica, accendendo i riflettori sulla vittima in modo distorto: le donne si sentono giudicate, sul banco degli imputati, violate nel loro pudore. Le parole vanno soppesate con estrema delicatezza, pur nel rispetto del diritto di cronaca, perché la lettura morbosa dei fatti può avere conseguenze serie sulle vittime, così come chiarito dall’articolo 10 del Manifesto di Venezia”.
 
“Quando una donna vittima di violenza arriva in Pronto Soccorso deve trovare professionisti preparati e attenti, luoghi adeguati non solo per curare le ferite ma per evitare che vengano inflitte nuove violenze anche attraverso atteggiamenti giudicanti – aggiunge Vittoria Doretti, Direttora Uoc Promozione ed Etica della Salute e Responsabile della Rete Regionale Codice Rosa della Regione Toscana – Questo vale non solo in Ospedale ma anche fuori, quando l'opinione pubblica diviene purtroppo spesso tribunale  e mette sotto accusa la donna stessa, ciò che ha fatto o non fatto, detto o non detto sulla base di dettagli riferiti da alcuni media e maldestramente riportati anche con descrizioni violente e scabrose che nulla aggiungono ai fatti. Dobbiamo eliminare i pregiudizi, combattere gli stereotipi culturali alla base della violenza e trovare parole che rispettino le donne, non le colpevolizzino e non portino a giudizi affrettati, avallando i luoghi comuni più sbagliati”.
 
I corsi sono stati anche l’occasione per riflettere sui dati molto preoccupanti delle conseguenze a lungo termine degli abusi sui figli delle vittime, di cui purtroppo si parla ancora molto poco, e per proporre l’introduzione del reato di violenza assistita. “Oggi questa è solo un’aggravante ma chiediamo che possa diventare un vero e proprio reato perché si tratta, di fatto, di una forma di maltrattamento – osserva Alessandra Kustermann, Direttora Uoc del pronto soccorso Ostetrico-ginecologico e del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del Policlinico di Milano – I bambini e ragazzi che ne sono vittime subiscono danni che li accompagneranno per tutta la vita e di cui né la madre né la società sono spesso consapevoli”.
 
“Le conseguenze sono gravi, anche nell’età adulta: l’educazione emotiva viene meno, gli strascichi di traumi dei quali si è stati a lungo testimoni e vittime indirette modificano la capacità di affrontare la vita – sottolinea Danila Pescina, criminologa ed esperta di psicologia delle dipendenze – I figli maschi di vittime di abusi sono poi più inclini, una volta cresciuti, a mettere in atto violenza nelle relazioni di coppia e le femmine, purtroppo, a subirla come fosse un destino ineluttabile”.
 
“Il nostro sostegno a questi incontri prosegue perché crediamo sia necessario creare una coscienza collettiva a tutela di chi è più fragile: abbiamo iniziato con il progetto per la lotta all’abuso sui minori, avviato ormai due anni fa e tuttora in corso, proseguiamo con corsi di alto livello per sensibilizzare su maltrattamenti, abusi e violenze sulle donne” conclude Lucia Aleotti, Membro del board del Cda di Menarini.

11 Giugno 2018

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