West Nile. In Veneto confronto internazionale su presente e futuro

West Nile. In Veneto confronto internazionale su presente e futuro

West Nile. In Veneto confronto internazionale su presente e futuro
In Veneto il West Nile ha causato 257 casi totali, dei quali 64 nella grave forma neuroinvasiva, con 18 decessi, tutti in persone anziane, con gravi patologie pregresse o gravi deficit immunitari. “L’esperienza fatta dal Veneto e dall’Emilia Romagna è stata esemplare, per organizzazione e intensità d’azione. Ora sarebbe importante venisse diffusa a tutte le altre Regioni”. Così Giovanni Rezza dell’Iss

Il virus West Nile, trasmesso all’uomo dalla zanzara culex pipiens, ha tenuto in apprensione quest’estate pressoché tutto il nord Italia (Emilia Romagna e Veneto le Regioni più colpite), ma si è presentato in forma tanto massiccia quanto imprevista, in buona parte dell’Europa balcanica, in Portogallo, in Grecia e in Corsica. In Veneto ha causato 257 casi totali, dei quali 64 nella grave forma neuroinvasiva, con 18 decessi, tutti in persone anziane, con gravi patologie pregresse o gravi deficit immunitari; in Emilia Romagna i casi accertati sono stati 253, con 21 decessi.


Un fenomeno da studiare, per come si è palesato per la prima volta in maniera così estesa, e da mettere al centro di un’attenta programmazione per la prossima stagione estiva.


Per questo, a Venezia, la Regione Veneto ha messo a confronto esperti del mondo scientifico, del Ministero della Salute, delle diverse Regioni interessate, delle Ullss, dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, della Regione portoghese di Madeira e della Contea rumena di Daly.


Presenti, tra gli altri, l’Assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto, il Dg della sanità regionale Domenico Mantoan, il Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Giovanni Rezza, il responsabile del Laboratorio di Microbiologia di Padova, Centro di Riferimento Regionale, Giorgio Palù, il Direttore dell’Irccs per le Malattie Tropicali dell’ospedale di Negrar, Zeno Bisoffi.


“L’esperienza fatta dal Veneto e dall’Emilia Romagna – ha riconosciuto Rezza – è stata esemplare, per organizzazione e intensità d’azione. Ora sarebbe importante venisse diffusa a tutte le altre Regioni, perché non possiamo certamente escludere una ulteriore diffusione nel 2019 e vanno messe in atto tutte le possibili misure di monitoraggio e prevenzione”.


A questo penserà un tavolo tecnico nazionale, condotto da Veneto ed Emilia Romagna, chiamato a elaborare nuove linee guida per aggiornare lo specifico Piano per tutto il territorio italiano; a creare un coordinamento interregionale che vada oltre quello già in atto tra le due Regioni padane ci penserà invece un tavolo tecnico attivato in seno alla Commissione Salute, che riunisce tutti gli assessori alla sanità delle Regioni italiane, e presieduto dalla dirigente della Prevenzione del Veneto, Francesca Russo.


“Come Veneto – ha anticipato Coletto – stiamo già programmando le azioni per il prossimo anno, che potranno contare su un finanziamento base di 1,5 milioni di euro da dedicare principalmente al monitoraggio e alle iniziative di prevenzione, ma la questione va ben oltre la nostra Regione, per cui sarebbe opportuno valutare un intervento di sostegno nazionale. Posso comunque già anticipare – ha detto – che nel 2019 verrà realizzata un campagna larvicida a marzo, mirando a ridurre al minimo la schiusa delle larve”.


 


“In estate, invece, ci saranno due campagne adulticide, i cui tempi saranno decisi dai tecnici sulla base dell’andamento della stagione e delle indicazioni che arriveranno dalle trappole disseminate in tutte le aree a rischio. Dovremo fare i conti con le bizze del clima – ha aggiunto Coletto – per cui, oggi, non si può entrare maggiormente nei particolari, se non per annunciare che la campagna di monitoraggio che avrebbe dovuto chiudersi a ottobre è stata prolungata per tutto novembre, visto l’andamento ancora caldo e umido del clima. Da ottobre, comunque, le trappole non hanno rilevato nuove zanzare positive, né si sono registrati altri casi umani”.


 


“Come Regione – ha detto ancora l'assessore – stiamo creando un coordinamento a tutto campo che, partendo da una pianificazione regionale, coinvolgerà tutte le Ullss, gli ospedali per la parte diagnostica, i Comuni, i Consorzi di Bonifica, l‘Istituto Zooprofilattico delle Venezie e arriverà fino ai cittadini, i cui comportamenti preventivi, come l’installazione di zanzariere, la manutenzione di giardini e caditoie, l’uso di repellenti cutanei, sono molto importanti, stante che il 70% del territorio si trova in proprietà private, dove il pubblico non può arrivare. Peraltro gli esperti garantiscono che una disinfestazione in un giardino con appositi pastiglioni non costa più di cinque euro a stagione”.


Dal punto di vista statistico, il Bollettino West Nile Estate 2018, elaborato dalla Direzione Prevenzione, indica 257 casi accertati, ai quali aggiungere 98 casi probabili, 32 casi di positività in donatori di sangue, 21 casi di infezioni asintomatiche non classificate, per un totale di 408. 18 sono stati i decessi: 8 nel territorio dell’Ulss 6 Euganea, 5 nell’Ulss 5 Polesana, 2 nell’Ulss 3 Serenissima, 2 nell’Ulss 9 Scaligera, 1 nell’Ulss 2 Marca Trevigiana.


Le conclusioni sono state tratte dal Dd della Sanità Veneta Domenico Mantoan, che ha indicato una serie di passaggi procedurali:


– Istituzione Commissione regionale permanente sulle attività di controllo dei vettori, per il coordinamento di tutti gli Enti coinvolti.


– Attivazione in tutte le Ulss del Tavolo tecnico di coordinamento con Comuni e Consorzi di Bonifica.


– Predisposizione da parte delle Ulss di una pianificazione generale delle attività di disinfestazione nel proprio territorio, coordinando le azioni dei Comuni, offrendo supporto tecnico e verificando l’efficacia degli interventi.


– Supporto dei Consorzi di Bonifica ai Comuni nelle operazioni di monitoraggio del territorio e mappatura dei potenziali focolai larvali.


– Mappatura del territorio da parte dei Comuni, individuando le aree da sottoporre a disinfestazione (con il supporto tecnico di ULSS e Consorzi) e predisponendo un Piano di disinfestazione nel territorio di competenza.


– Indizione da parte della Regione Veneto, tramite Azienda Zero, di un bando unico regionale per le attività di disinfestazione in caso di emergenza sanitaria. I Comuni potranno agganciarsi a questo bando per appaltare le attività di disinfestazione programmata.


Inoltre, tutti gli Enti coinvolti dovranno contribuire alla comunicazione verso la popolazione (misure di protezione individuale e misure di lotta ai vettori), rilanciando i messaggi predisposti dalla Regione attraverso i propri canali istituzionali.


I Comuni e le Ulss dovranno diffondere buone pratiche tra i cittadini per incentivarli a controllare la proliferazione delle zanzare nelle aree private, anche attraverso la distribuzione gratuita di prodotti larvicidi nelle sedi comunali e nelle farmacie.


I Comuni dovranno prevedere l’emissione di ordinanze per il controllo della proliferazione di zanzare nelle aree private, prevedendo anche verifiche del rispetto di tali disposizioni.


Considerata l’eccezionalità della stagione 2018 (caldo precoce e prolungato) che fa supporre un elevato numero di uova di zanzara pronte a schiudersi all’arrivo dei primi caldi primaverili, si anticiperanno i tempi per la predisposizione dei Piani di disinfestazione; Invio Piani di disinfestazione comunale alle ULSS: entro gennaio 2019; Inizio trattamenti larvicidi: marzo 2019.

07 Novembre 2018

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