ADHD nell’adulto. Ideato un nuovo algoritmo per lo screening diagnostico

ADHD nell’adulto. Ideato un nuovo algoritmo per lo screening diagnostico

ADHD nell’adulto. Ideato un nuovo algoritmo per lo screening diagnostico
Alcuni ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno ideato un algoritmo per facilitare la diagnosi dei disturbi da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) nell’adulto. Si tratta di un questionario a 6 item basato sui criteri del DSM-V, il manuale dei disordini psichiatrici.

(Reuters Health) – Vi sono crescenti evidenze sul fatto che la ADHD non sia solo una malattia dell’infanzia, ma che possa persistere – in forma modificata – nell’età adulta con grave compromissione del ruolo sociale di chi ne è affetto. Partendo da queste premesse, Ronald Kessler e colleghi, del Dipartimento delle politiche sanitarie presso la Harvard Medical School di Boston, hanno analizzato i dati di due indagini relativi a sottopopolazioni della popolazione generale (119 da un sondaggio sulle famiglie nel periodo 2001-2003 e 218 da un sondaggio del 2004-2005 sulla gestione terapeutica).
 
Entrambi i campioni hanno completato il questionario a 29 item per gli adulti con ADHD self-report Scale (ASRS), validato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Chi risuiltava positivo al primo screening veniva sottoposto a un colloquio diagnostico per ADHD secondo i criteri del DSM-V. I dati così ottenuti sono stati poi utilizzati per sviluppare un algoritmo sull’apprendimento automatico nel 2016, una versione della ASRS del DSM-5. La precisione del nuovo metodo è stata confermata in un campione separato di 300 pazienti, composto da coloro che erano in attesa di diagnosi per la partecipazione al programma New York University Langone (NYU) Medical Centre per adulti con ADHD (193) e da un gruppo di controlli provenienti dalla medicina di base (107).
 
I risultati
Sul totale dei 637 partecipanti, il 37% degli intervistati a casa, il 23,4% degli intervistati nei centri terapeutici e il 57,7% degli intervistati nel progetto NYU Langone risultavano corrispondenti ai criteri del DSM-5 per ADHD degli adulti sulla base delle risposte ai colloqui; 45,9% erano di sesso maschile, e l’età media era di 33.1 anni. Si è così identificata una scala di valutazione per l’ADHD degli adulti nei campioni della popolazione generale. La prevalenza è stata del 8,2%; la sensibilità dello strumento di valutazione è stata del 91,4% e la specificità, del 96%. Quando lo stesso algoritmo è stato poi applicato al campione di popolazione NYU per essere validato, la prevalenza era molto più alta, fino al 57,7%; la sensibilità è stata del 91,9%; la specificità, 74%; e il valore predittivo positivo era del 82,8%.

Le sei domande usate nel nuovo metodo e le loro controparti nel DSM-5 sono le seguenti:
1.
Quanto spesso ha difficolta a concentrarsi su ciò che ti dicono gli altri, anche quando stanno parlando direttamente a lei? (DSM-5 A1c)
2. Le capita di abbandonare il posto in riunioni o altre situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti? (DSM-5 A2b)
3. Quante volte ha difficoltà a rilassarsi e quanto tempo ha a disposizione per autorilassarsi? (DSM-5 A2d)
4. In una conversazione, quante volte si trova a voler terminare le frasi prima che lo faccia la persona che sta parlando? (DSM-5 A2g)
5. Quanto spesso si sente ‘chiamato fuori’ (escluso) fino all’ultimo minuto? (Non nel DSM)
6. Quanto spesso dipende da altri per mantenere la sua vita in ordine e parteciparvi attivamente? (Non nel DSM)
 
Fonte: JAMA Psychiatry 2017
 
Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

Marilynn Larkin

12 Aprile 2017

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