Al cancro si sopravvive. Ma per quanto?

Al cancro si sopravvive. Ma per quanto?

Al cancro si sopravvive. Ma per quanto?
Uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association mostra come nei bambini guariti dal cancro, anche a 25 anni dalla diagnosi la probabilità di morte prematura rimane più elevata rispetto alla popolazione generale. 

I bambini che sopravvivono al cancro, continuano a presentare un rischio più elevato di morire per un nuovo tumore o per malattie cardiovascolari a 25 anni dalla prima diagnosi. La scoperta è di uno studio condotto dall’University of Birmingham in Gran Bretagna e pubblicato sul Journal of the American Medical Association. Il gruppo di ricercatori, coordinato da Raoul C. Reulen, ha studiato quasi 18 mila persone sopravvissute a un tumore per più di cinque anni. Tutti i partecipanti avevano ricevuto una diagnosi prima del compimento dei 15 anni, tra il 1940 e il 1991.
Nella popolazione considerata, poco più di tremila sono stati i decessi registrati, una cifra 11 volte maggiore rispetto a quella attesa dai ricercatori. E, anche se la differenza con la popolazione generale tende a colmarsi nel tempo, a 45 anni dalla diagnosi le probabilità di morire, per un ex ammalato di cancro, sono tre volte più alte rispetto a chi non è mai incorso nella patologia.
“Negli ultimi anni la sopravvivenza ai tumori in età pediatrica è aumentata in maniera straordinaria”, hanno scritto i ricercatori. “Nonostante ciò, i tassi di mortalità continuano a restare elevati in questa popolazione. Anche se il rischio di morire per recidive tende a scendere con il tempo, il rischio di mortalità nel lungo termine per altre cause rimane elevato”. In particolare, secondo lo studio un nuovo tumore e le patologie cardiovascolari sono responsabili di oltre i tre quarti (77%) delle morti precoci.
I ricercatori spiegano l’aumento di mortalità come una conseguenza a lungo termine delle complicazioni della terapia anticancro. “I secondi tumori primari sono riconosciuti come complicazioni tardive dei tumori pediatrici e sono dovuti soprattutto alle radiazioni”, hanno spiegato. Tuttavia, anche alcuni farmaci anticancro possono essere implicati nella loro insorgenza. Secondo il team lo studio conferma l’importanza della valutazione degli outcome di lungo termine nei pazienti con cancro e la necessità che abbiano “accesso a programmi sanitari anche a decine di anni di distanza dal trattamento”. Anche se, precisano, “trovare modi per intervenire con successo su queste morti premature potrebbe essere complesso”.
 
 
A.M.

15 Luglio 2010

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