Alopecia grave pediatrica, al Meyer trattati con successo i primi pazienti con un farmaco biologico

Alopecia grave pediatrica, al Meyer trattati con successo i primi pazienti con un farmaco biologico

Alopecia grave pediatrica, al Meyer trattati con successo i primi pazienti con un farmaco biologico

L’alopecia areata colpisce fino al 2% della popolazione generale, con esordio frequente in età pediatrica e impatto psicosociale rilevante. “Stiamo osservano tassi di ricrescita anche del 60/70% alla 36° settimana di trattamento”, riferisce Cesare Filippeschi, responsabile della Dermatologia del Meyer.

La Dermatologia del Meyer sta trattando con successo alcuni giovani pazienti affetti da alopecia areata grave con un farmaco biologico innovativo. Si tratta di una terapia mirata che blocca le sostanze responsabili della caduta di capelli e peli e che può portare a risultati significativi, spesso in pochi mesi: si assume per bocca, una compressa al giorno, e questo consente di evitare trattamenti più impattanti che prevedono applicazioni estese di creme, lozioni e impacchi notturni.

Al Meyer, il team di Dermatologia pediatrica sta attualmente monitorando i primi 10 pazienti trattati con questi nuovi farmaci, osservando risultati definiti “molto incoraggianti sia in termini di efficacia che di sicurezza”. Il Meyer, sottolinea peraltro l’ospedale, “è stato tra i primi in Italia a introdurre la terapia per uso pediatrico, quando in Italia il farmaco è divenuto rimborsabile per i pazienti sopra i 12 anni”.

“Stiamo osservano tassi di ricrescita anche del 60/70% alla 36° settimana di trattamento – racconta Cesare Filippeschi, responsabile della Dermatologia dell’AOU Meyer IRCCS – Naturalmente ogni paziente ha una risposta soggettiva e tempi diversi, ma siamo molto soddisfatti e ottimisti. Questa innovazione terapeutica apre nuove prospettive di cura per i giovani pazienti e le loro famiglie, offrendo finalmente una concreta speranza in una patologia spesso vissuta in solitudine”.

L’alopecia areata è una patologia autoimmune caratterizzata da perdita focale (cioè “a zone”), spesso estesa, di capelli e peli corporei. Può essere limitata ad alcune parti del corpo oppure interessarlo interamente. Colpisce fino al 2% della popolazione generale, con esordio frequente in età pediatrica e impatto psicosociale rilevante, specie nella fase preadolescenziale e adolescenziale. Numerosi studi sottolineano come la malattia sia associata ad aumentato rischio di disturbi dell’umore, ansia e isolamento sociale.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha portato allo sviluppo di nuove terapie mirate: in particolare, gli inibitori delle Janus chinasi (JAK-inibitori) rappresentano una svolta nella gestione dei casi gravi e resistenti alle terapie convenzionali. Fa parte di questa classe il principio attivo (ritlecitinib) che il Meyer sta utilizzando tra le sue terapie per l’alopecia in alcuni pazienti attentamente selezionati. Questo farmaco agisce bloccando le sostanze immunomodulanti responsabili del processo infiammatorio e della conseguente caduta di capelli e peli. I dati provenienti da studi clinici multicentrici (es. Sinclair et al., 2023) mostrano tassi di risposta clinica superiori al 40-50% nei casi di alopecia areata grave, con ricrescita significativa dei capelli e miglioramento della qualità di vita.

Inoltre, nella terapia dell’alopecia, al Meyer, grazie a un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, psicologi e altri specialisti dell’ospedale, vengono offerti percorsi terapeutici personalizzati, puntando a ridurre non solo la malattia cutanea ma anche il disagio psicologico associato: “Il fattore psicologico è fortemente legato a questa patologia. Per questo, alla diagnosi, attiviamo un percorso di incontri in collaborazione con il nostro servizio di Psicologia ospedaliera, oltre a una serie di valutazioni specialistiche, come quella immunologica” conclude il dottor Filippeschi.

04 Marzo 2026

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