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Telemedicina, il programma “EU4Health” e la situazione italiana. Quali prospettive per il nostro Paese?

di Arnaldo Iodice

Aumenta la spesa per la sanità digitale in Italia ma c’è ancora tanto da fare. Tra investimenti sulle infrastrutture e i servizi tecnologici, supporto alle aziende sanitarie e maggior coinvolgimento delle strutture sanitarie private, a che punto siamo?

26 MAG -

Aumenta la spesa per la sanità digitale, così come la richiesta di prodotti e servizi basati sul digitale in ambito sanitario, ma rallenta la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico. E se tra gli operatori sanitari cresce la preoccupazione relativa al possibile utilizzo non corretto dell’Intelligenza artificiale da parte dei pazienti, in pochi hanno paura che l’IA possa sostituire (in toto o anche solo in parte) il lavoro “umano” nel settore della salute. Sono, questi, i principali risultati della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata di recente nel corso del convegno “Sanità Digitale: vietato fermarsi!”.

La Ricerca 2022-2023 sull'Innovazione Digitale in Sanità

La spesa per la sanità digitale in Italia nel 2022 è arrivata a 1,8 miliardi di euro, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente. La gran parte delle aziende (operanti nel settore) che sono state coinvolte nella ricerca (portata avanti insieme a FIASO, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) investirà in Cybersecurity (58%), Cartella Clinica Elettronica (54%) e nell’integrazione con sistemi regionali e/o nazionali (51%). Dalla rilevazione emerge poi che nel 2023 il 35% dei cittadini ha fatto almeno un accesso al Fascicolo sanitario elettronico, rispetto al 33% dell’anno precedente. Un aumento dettato anche dalle nuove funzionalità legate alla pandemia da Covid-19. Stabile anche l’uso del Fse da parte dei pazienti italiani: lo ha utilizzato più della metà (57% rispetto al 54% del 2022). Per quanto riguarda invece l’implementazione della Cartella clinica elettronica, questa risulta essere una priorità per il 75% delle strutture sanitarie. Al momento, meno di una struttura su due (il 42%) ha una Cce attiva in tutti i reparti, mentre la Cartella è attiva solo parzialmente nel 23% dei casi. Allo stesso modo, i medici specialisti che la utilizzano sono circa la metà del totale. Passando poi all’Intelligenza artificiale, al momento le applicazioni più diffuse sono quelle che consentono di analizzare immagini e segnali per fini diagnostici o di trattamento: il 29% delle strutture sanitarie afferma di aver avviato le prime sperimentazioni in questa direzione. Si tratta delle applicazioni ad oggi più utilizzate dai medici specialisti e considerate, per il 60% degli intervistati, come più promettenti per il futuro. Infine, la Telemedicina. In seguito alla flessione che abbiamo avuto nel periodo immediatamente successivo all’emergenza pandemica, i servizi di Telemedicina sono in ripresa: il 39% dei medici specialisti e il 41% dei medici di medicina generale afferma di aver utilizzato servizi di televisita, mentre il 30% e il 39% ha fatto ricorso al telemonitoraggio.

La Telemedicina

Se le nuove tecnologie, spinte dalle necessità emerse con la pandemia da Covid-19, stanno aprendo prospettive e possibilità fino a poco tempo fa neanche immaginabili (basti pensare all’Intelligenza artificiale, letteralmente esplosa solo negli ultimi mesi) il grande ombrello della Telemedicina (che include televisita, teleconsulto medico, teleconsulenza medico sanitaria, teleassistenza, telemonitoraggio, telecontrollo e teleriabilitazione) è una soluzione che le autorità europee spingono da diversi anni per far sposare le implementazioni tecnologiche con le nuove esigenze di salute dei pazienti. La Commissione europea ha infatti messo sul tavolo diversi piani di azione per lo sviluppo della sanità elettronica. Le finalità di questo lavoro sono diverse: migliorare la gestione delle patologie croniche e le situazioni complesse che prevedono la co-presenza di più patologie; migliorare pratiche efficaci finalizzate alla prevenzione e alla promozione della salute; rendere più sostenibili ed efficienti i sistemi sanitari incentivando l’innovazione, migliorando l’assistenza incentrata sui pazienti/cittadini e l’autoresponsabilità dei cittadini, oltre a promuovere cambiamenti di tipo organizzativo; migliorare l’assistenza transfrontaliera, la sicurezza sanitaria, la solidarietà, l’universalità e l’equità; migliorare le condizioni giuridiche e di mercato per sviluppare i prodotti e i servizi di sanità elettronica. In quest’ottica, la Telemedicina si inserisce perfettamente nei piani di azione della sanità digitale e ne costituisce una parte ben definita e interoperabile in ambito comunitario.

Il programma “EU4Health”

Come spiegato nel corso di formazione “Telemedicina e sanità territoriale: nuove tecnologie al servizio dell'assistenza di prossimità”, presente sulla piattaforma Consulcesi Club (10,5 crediti ECM, responsabili scientifici l’avvocato Ciro Galiano e il professor Giuseppe Petrella dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), quello in corso attualmente è il quarto piano d’azione e si prefigge di coprire la programmazione dal 2021 al 2027. È stato pubblicato con il Regolamento 2021/522/UE denominato “EU4Health” e intende essere la risposta dell’Ue alla pandemia da Covid-19. Il programma “EU4Health” si prefigge di offrire una risposta che superi la crisi per affrontare la resilienza dei sistemi sanitari. Per la sua applicazione vengono stanziati 5,3 miliardi di euro con cui si intendono finanziare progetti presentati da organizzazioni sanitarie, operatori socio-sanitari e Ong dei Paesi dell’Ue o dei Paesi terzi associati al programma integrando le politiche nazionali e comunitarie già in atto a sostegno di uno dei 4 obiettivi generali:

- Migliorare e promuovere la salute nell’Unione attraverso: prevenzione delle malattie e promozione della salute; iniziative internazionali in materia di sanità e cooperazione;

- Far fronte alle minacce sanitarie transfrontaliere attraverso: prevenzione, preparazione e risposta alle minacce sanitarie; integrazione delle riserve nazionali di prodotti essenziali rilevanti in caso di crisi; costituzione di una riserva di personale medico, sanitario e di sostegno;

- Migliorare i medicinali, i dispositivi medici e i prodotti rilevanti in caso di crisi attraverso la fornitura di medicinali, dei dispositivi medici necessari a prezzi contenuti;

- Potenziare i sistemi sanitari, la loro resilienza e l’uso efficiente delle risorse attraverso: il rafforzamento dei dati sanitari, degli strumenti, dei servizi digitali; l’agevolazione dell’accesso dei cittadini all’assistenza sanitaria; la cooperazione e l’integrazione dei sistemi sanitari nazionali.

Al fine di attuare il piano d’azione è stata creata l’Agenzia esecutiva per la salute e il digitale (HaDEA) nel febbraio 2021, il cui compito è quello di eseguire i sotto-programmi di lavoro annuali dal 2021 al 2027 e individuare i piani di intervento in quattro settori: prevenzione delle malattie; preparazione alle crisi; promozione della digitalizzazione; attenzione trasversale al cancro. Ognuno di questi programmi è pensato e strutturato per intersecarsi e integrarsi con gli altri programmi comunitari.

Cosa c’è ancora da fare in Italia

In quest’ottica, è possibile individuare alcune principali direttrici che dovranno essere sviluppate per l’implementazione dei servizi di Telemedicina nel nostro Paese:

- investimenti sulle infrastrutture tecnologiche da utilizzare, possibilmente a livello centralizzato per evitare che ogni Regione sviluppi un sistema autonomo non interoperabile o scarsamente interoperabile con i sistemi sanitari delle altre regioni; tutti i sistemi dovranno invece essere idonei a implementare il Fascicolo sanitario elettronico;

- investimenti sui servizi tecnologici di Telemedicina (televisita, telerefertazione, teleconsulto, diagnostica per immagini o strumentale, etc.) pertinenti, vale a dire effettuati avendo cura della verifica preventiva dei criteri di efficacia-facilità di utilizzo, facilità di fruizione-sicurezza-interoperabilità-privacy by design e privacy by default (quest’ultimo è un approccio concettuale innovativo che impone alle aziende l’obbligo di avviare un progetto prevedendo, fin da subito, gli strumenti e le corrette impostazioni a tutela dei dati personali);

- definizione di una chiara ed efficace gestione amministrativa dei servizi di Telemedicina offerti dal Servizio sanitario regionale (con riconoscimento su base nazionale), così come di quelli offerti in convenzione. In questo modo si potrà parificare il servizio di Telemedicina con il medesimo servizio offerto in presenza anche ai fini della copertura del Ssn e dei servizi offerti in convenzione, e certificare il riconoscimento della prestazione medica erogata in servizio di Telemedicina;

- supporto alle aziende sanitarie capaci di fornire servizi di Telemedicina efficienti sia a livello organizzativo sia a livello di strumenti tecnologici dei dispositivi medici;

- coinvolgimento delle strutture sanitarie private al fine di creare una rete integrata e scalabile di servizi;

- tutela del personale dipendente impiegato nei servizi di Telemedicina con riconoscimento della prestazione lavorativa in termini di remunerazione e impegno orario, dello svolgimento di orario straordinario, della tutela della salute e del rischio specifico. Prevedere, anche su base contrattuale a livello nazionale o su base territoriale o aziendale, accordi che riconoscano il «diritto alla disconnessione». Perseguire il corretto bilanciamento degli interessi tra necessità di tracciabilità della prestazione e divieto di controllo occulto tramite i servizi di Telemedicina della prestazione lavorativa del dipendente. A tal fine risulta determinante l’impegno proattivo delle rappresentanze sindacali, e dunque dell’Ispettorato nazionale del lavoro su base nazionale o territoriale;

- rispetto delle normative in materia di dispositivi medici, da ultimo rafforzate con l’entrata in vigore del Regolamento dell’Unione Europea 2017/745 del 21 maggio 2021, che prevede importanti novità in materia di dispositivi medici ampliando la platea degli strumenti principali e accessori che debbano essere qualificati come dispositivi medici, imponendo stringenti responsabilità non solo ai produttori, ma anche ai mandatari, ai distributori e fornitori. Sul piano operativo risulta determinante predisporre:

- interfacce semplici e intuitive e servizi inclusivi pensati per abbattere le barriere culturali e tecnologiche che impediscono ancora a tante fasce della popolazione l’accesso ai servizi minimi informatici;

- sistemi di Telemedicina progettati fin dall’inizio per la corretta gestione della privacy (la cosiddetta «privacy by design») responsabilizzando e, nei fatti, riducendo i rischi per l’operatore sanitario, chiamato a prestare servizi in Telemedicina. Ciò comporterà tutta una serie di obblighi anche sul piano dell’informazione e, laddove necessario, dell’acquisizione del consenso consapevole del paziente-fruitore-utente;

- iniziative di formazione e informazione al cittadino in merito: ai servizi offerti dalle strutture del SSR e dalle strutture private/professionisti privati convenzionati o non convenzionati; alle modalità di fruizione; alla tipologia dei trattamenti; alle modalità di trattamento dei dati sanitari. Il tutto per favorire e aumentare la consapevolezza che la prestazione erogata tramite la Telemedicina rappresenta, anzitutto, un trattamento sanitario.

Arnaldo Iodice



26 maggio 2023
© Riproduzione riservata

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