Ansia e sensi di colpa. La Reuters racconta il ritorno al lavoro di neomamme da tutto il mondo

Ansia e sensi di colpa. La Reuters racconta il ritorno al lavoro di neomamme da tutto il mondo

Ansia e sensi di colpa. La Reuters racconta il ritorno al lavoro di neomamme da tutto il mondo
In occasione della Giornata mondiale della Donna, l'agenzia Reuters ha realizzato alcune interviste a neomamme di tutto il mondo che stanno per tornare al lavoro dopo la maternità. Ne è emerso un quadro assai variegato in termini di diritti e aiuti sociali

(Reuters Health) – Molte neomamme in tutto il mondo sperimentano ansia e sensi di colpa al momento del ritorno a lavoro dopo il congedo di maternità. Alcune temono inoltre che le politiche di maternità delle loro nazioni riflettano una società che predilige la produttività rispetto alla crescita dei figli. È quanto hanno dichiarato le mamme dagli Stati Uniti all’Uruguay, dal Sudafrica a Singapore in occasione di una serie di interviste per Reuters in vista della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo. Le donne hanno raccontato le loro preoccupazioni riguardo al prendersi una pausa dal lavoro per dare alla luce e accudire i loro neonati.

Un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) del 2016 ha rilevato che, tra i paesi Ocse, le madri hanno in media diritto a 18 settimane di congedo di maternità retribuito. Ma esistono differenze sostanziali. Mentre alcuni paesi, come la Gran Bretagna e la Russia, offrono molti mesi o addirittura diversi anni di congedo di maternità. Gli Stati Uniti sono l’unico paese che non offre alcun diritto legale alle ferie retribuite su base nazionale.

Blanca Eschbach, una neomamma di San Antonio, in Texas, è da poco tornata al lavoro dopo aver preso 10 settimane di riposo: “Penso che come società stimiamo la produttività al di sopra della vita familiare – sostiene – Ti senti quasi in dovere di fare in fretta per tornare al lavoro”.
 
Tatiana Barcellos, 37 anni, funzionaria statale per la Procura Federale in Brasile, ha dichiarato a Reuters di sentirsi “ansiosa e preoccupata” di tornare al lavoro, e allarmata dal fatto che “la mia assenza causa stress al bambino”.
 
Lucie Sol, un’assistente sociale di 32 anni dei Paesi Bassi sottolinea come il ritorno al lavoro si vissuto con “un sacco di sensi di colpa”. Sol ha preso altri tre mesi per stare accanto alla sua piccola Lena Amelie, estendendo il suo congedo a 27 settimane in totale. Il suo fidanzato ha ottenuto due giorni di congedo di paternità ufficiale, e ha aggiunto tre settimane extra di vacanza per stare con la sua famiglia. Il congedo di paternità nei Paesi Bassi è stato esteso a un massimo di cinque giorni.

In Bielorussia, tuttavia, le cose sono un po’ diverse per la 28enne Alesia Rutsevich, che sta tornando a lavorare come oftalmologa dopo aver avuto suo figlio tre anni fa.

Per il congedo di maternità in Bielorussia le madri ricevono un reddito medio mensile per 70 giorni prima della nascita, e per 56 giorni dopo. Il congedo può essere usufruito fino a tre anni dopo la nascita da qualsiasi parente o tutore del bambino. Ai destinatari viene pagata una somma fissa in base al numero di bambini nella famiglia. Rutsevich dichiara di sentirsi felice di aver avuto a disposizione un tempo significativo da passare con il suo bambino, e giudica “ottima” la politica del suo paese.

Ferzanah Essack, madre di 36 anni e sviluppatrice di software in Sudafrica, spiega che nel suo paese la legge prevede quattro mesi di congedo di maternità – sebbene i datori di lavoro non siano obbligati a pagare i dipendenti durante questo periodo – e 10 giorni di congedo di paternità. Essack si sente “molto nervosa” in vista del ritorno al lavoro. Il suo bambino, Salma, sarà assistito dalle nonne.

Fonte: Reuters Health
 
Reuters Staff
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Nutri &Previeni)

07 Marzo 2019

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