Carni rosse e processate: nuove linee guida suggeriscono che non è necessario limitarne il consumo

Carni rosse e processate: nuove linee guida suggeriscono che non è necessario limitarne il consumo

Carni rosse e processate: nuove linee guida suggeriscono che non è necessario limitarne il consumo
La pubblicazione su Annals of Internal Medicine di nuove linee guida sul consumo di carni rosse e processate ha innescato negli Stati Uniti una polemica senza fine e senza risparmio di colpi. Gli ‘ortodossi’ gridano allo scandalo e al danno che queste nuove raccomandazioni potrebbero fare, confondendo l’opinione pubblica. Gli autori delle nuove linee guida si difendono invece dicendo che le attuali raccomandazioni così restrittive sul consumo di questi alimenti sono basate sul risultato di studi osservazionali, pieni di elementi di confusione. E intanto i toni della conversazione si fanno incandescenti.

Carni rosse al centro della polemica del secolo negli Stati Uniti. La ‘miccia’ che ha fatto saltare la polveriera nella comunità scientifica è stata accesa dalla pubblicazione su Annals of Internal Medicine delle nuove linee guida del consorzio NutriRECS sul consumo di carni rosse e processate.
 
In buona sostanza, il messaggio di queste raccomandazioni è che gli adulti possono continuare a consumare tranquillamente carni rosse e processate. Apriti cielo! Dopo anni e anni di ‘inviti’ a ridurre il consumo di questi alimenti per le preoccupazioni relative ad un aumento del rischio di cardiopatie, tumori, diabete di tipo 2 e mortalità prematura, adesso una rivista scientifica rispettata come Annals pubblica a firma di un gruppo di 14 esperti (primo nome Bradley C. Johnston della Dalhousie University, Halifax, Nova Scotia, Canada, McMaster University, Hamilton, Ontario, Canada e Texas A&M University, College Station, Texas) quello che è di fatto un dietrofront clamoroso rispetto a quanto predicato in tutti questi anni e contemplato dalle linee guida sull’alimentazione.
 
Le attuali linee guida americane ad esempio raccomandano di limitare il consumo di carni rosse (comprese quelle processate) a grosso modo una porzione a settimana; quelle inglesi raccomandano di non superare i 70 grammi al giorno di carni rosse o processate; il World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research consiglia di consumare limitate quantità di carni rosse e pochissime carni processate.  E questo perché lo IARC (International Agency for Research on Carcer) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato come ‘probabilmente cancerogene’ per l’uomo le carni rosse e ‘cancerogene’ per l’uomo quelle processate.
 
Insomma l’argomento ‘pericolosità di un eccessivo consumo’ di questi alimenti sembrava ormai assodato e ‘digerito’ da tutti. Ma invece no. Il consorzio NutriRECS (Nutritional Recommendations) spariglia tutto e riapre la partita sulla base di 5 nuove revisioni sistematiche sull’argomento (4 sulle conseguenze per la salute associate al consumo di carni rosse e processate; 1 sui valori correlati alla salute e sulle preferenze in termini di consumo di carne della gente). Revisioni queste che, viene specificato, non tengono in nessun conto considerazioni eventuali sull’impatto ambientale, né sul benessere degli animali inerenti al consumo di queste carni.
 
Dopo un’accurata analisi di queste revisioni, il pannello di esperti è arrivato alla conclusione che la gente può tranquillamente continuare con l’attuale consumo di carni rosse. E anche di quelle processate. Perché le evidenze scientifiche adottate finora dalle linee guida sono troppo deboli e dunque insufficienti per dire alla gente di cambiare abitudini.
 
E le reazioni non si sono fatte attendere. A scatenarsi contro queste “linee guida” (si, molti le hanno messe tra virgolette, in segno di polemica) sono state società scientifiche come l’American Heart Association e naturalmente l’American Cancer Society. Ma anche la Chan School of Public Health dell’Università di Harvard non è stata tenera: “le conclusioni degli autori danneggiano la credibilità della scienza della nutrizione ed erodono la fiducia del pubblico nei confronti della ricerca scientifica”. Gli esperti di Harvard, entrando nel merito dell’articolo, hanno rilevato che “le nuove linee guida non sono giustificate in quanto contraddicono l’evidenza generata dalle loro stesse metanalisi; che la pubblicazione di questi studi e linee guida su una rivista scientifica di primo livello è particolarmente infelice, in quanto seguire queste linee guida potrebbe danneggiare le singole persone, la salute pubblica e la salute del pianeta. Che insomma questo studio non dovrebbe per nessuna ragione modificare le attuali raccomandazioni su un modo di mangiare salutare e bilanciato, mirato alla prevenzione delle malattie croniche”.
 
C’è stato chi – rivela Gina Kolata in un articolo sul New York Times – ha chiamato Annals tentando di far sospendere o almeno ritardare la pubblicazione delle nuove linee guida. Il Physicians Committee for Responsible Medicine (un gruppo che auspica una dieta vegetale) ha lanciato una petizione contro Annals con la Federal Trade Commission; mentre – è sempre la Kolata a riferirlo – il dottor Franck Sacks, past president del comitato sulla nutrizione dell’American Heart Association, ha definito la ricerca ‘fatalmente imperfetta’ e il dottor Hu dell’Università di Harvard  ‘irresponsabile e non etica’.
 
E naturalmente le nuove linee guida non potevano non suscitare un’aspra protesta ‘green’. C’è chi ha ricordato che gli allevamenti bovini contribuiscono per il 14,5% ai gas dell’effetto serra che ogni anno l’uomo immette nell’atmosfera e chi ha addirittura calcolato che, in media, la carne bovina ha un impatto sul clima cinque volte superiore a quello del pollo o del maiale, per grammo di proteina.
 
Insomma la polemica è ormai fuori controllo e c’è – è il caso di dire – tanta carne al fuoco. Ne seguiremo gli sviluppi.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

01 Ottobre 2019

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