Epatite C. Dal 2020 i farmaci antivirali escono dal Fondo speciale: non sono più “innovativi”. Ma all’appello mancano ancora centinaia di migliaia di malati da curare. Chi pagherà il conto? Allarme di medici e pazienti 

Epatite C. Dal 2020 i farmaci antivirali escono dal Fondo speciale: non sono più “innovativi”. Ma all’appello mancano ancora centinaia di migliaia di malati da curare. Chi pagherà il conto? Allarme di medici e pazienti 

Epatite C. Dal 2020 i farmaci antivirali escono dal Fondo speciale: non sono più “innovativi”. Ma all’appello mancano ancora centinaia di migliaia di malati da curare. Chi pagherà il conto? Allarme di medici e pazienti 
Scadono infatti dal prossimo anno i 36 mesi per cui un farmaco è considerato innovativo e può essere inserito nel fondo ad hoc da 500 mln. Il punto è che nel 2020 mancheranno all'appello tra i 190 e i 250mila pazienti per una spesa variabile tra gli 855 milioni e 1,1 miliardi in tre anni. Un costo che andrebbe tutto a carico della spesa diretta per i farmaci (sottoposta a payback) che già ogni sfora il tetto per quasi 2 mld l'anno.

Il 2019 per l’Italia rappresenta l’ultimo anno nel quale i farmaci antivirali contro per l’epatite C conserveranno l’etichetta di farmaci ‘innovativi’, e saranno quindi a completo carico del fondo speciale per gli innovativi.
 
“Dal 2020 le spese per la cura dell’epatite C saranno a carico del fondo ordinario della spesa farmaceutica – denuncia la professoressa Filomena Morisco, Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli ‘Federico II’ – e pertanto è dovere di tutti gli stakeholder impegnarsi ad avviare alla cura il maggior numero di soggetti possibile, prima di quella data. Uscendo dalla lista dei farmaci innovativi i farmaci anti-HCV è prevedibile che si andranno a creare problemi di spesa per varie regioni, andando questi antivirali a gravare sulla spesa dei farmaci ordinari”.
 
Da qui l’allarme degli esperti della Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (SIGE) che in una nota stampa diffusa questa mattina invita “a non abbassare la guardia e a proseguire nell’opera di eradicazione dell’HCV”.
 
Fino ad oggi sono stati trattati finora oltre 170 mila italiani, “appena un terzo del totale”, sottolinea ancora la SIGE. E infatti, seocndo una recente valutazione di Epac sarebbero tra i 270 e i 330 mila i pazienti ancora da curare.
 
Ora, al momento il costo medio dei farmaci è valutabile intorno ai 4.500 euro a trattamento e se si considerano le stime mancano ancora divese centinaia di migliaia di pazienti, di cui nel 2019 se ne potrebbero trattare usando ancora le risorse del Fondo per gli innovativi al massimo 80mila secondo le stime del piano di eradicazione di Aifa del 2017. Ne rimarrebbero dunque tra i 190 e i 250mila da trattare extra fondo per un totale variabile tra gli 855 milioni e 1,1 miliardi in 3 anni.
 
Una bella somma che andrebbe tutta a gravare sulla spesa farmaceutica diretta (e quindi sottoposta a payback) da anni già fuori controllo con uno sforamento annuo di quasi 2 miliardi rispetto al tetto programmato. Insomma, una bella gatta da pelare.
 
Sulla questione abbiamo contattato l’Aifa che conferma l'uscita degli anti HCV in quanto la normativa sull'innovatività prevedono che il “riconoscimento dell’innovatività ed i benefici conseguenti hanno una durata massima di trentasei mesi. La CTS attribuisce la durata dell’innovatività in relazione alla specifica indicazione al momento del riconoscimento del requisito. La permanenza del carattere di innovatività attribuito ad un farmaco sarà riconsiderata nel caso emergano evidenze che ne giustifichino la rivalutazione”.
 
L.F.

11 Febbraio 2019

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