Epatite C. Otre 3 milioni di persone testate in 5 anni, Italia leader europea per trattamenti

Epatite C. Otre 3 milioni di persone testate in 5 anni, Italia leader europea per trattamenti

Epatite C. Otre 3 milioni di persone testate in 5 anni, Italia leader europea per trattamenti

Strategie di screening efficaci e diagnosi anche in assenza di fattori di rischio noti spingono verso l’obiettivo 2030, ma resta centrale ampliare la platea e integrare gli interventi. In parallelo cresce l’impatto della malattia metabolica del fegato. I dati Iss e Ministero della Salute

Con oltre 3 milioni di persone sottoposte a screening per l’epatite C (HCV) e più di 19mila infezioni identificate in cinque anni l’Italia è sulla buona strada per eliminare l’HCV entro il 2030, ma serve proseguire integrando le strategie già adottate.

È quanto è emerso dal convegno dedicato alle alleanze per la lotta alle epatiti virali e alle malattie epatiche, promosso dal Centro Nazionale per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, organizzato oggi all’Iss. Un’occasione per sottolineare anche l’importanza crescente della malattia dismetabolica del fegato (MASLD) e della sua forma più avanzata, la MASH, in aumento parallelamente all’obesità e al diabete, con un impatto crescente sulla cirrosi e sul tumore epatico e una prevalenza globale superiore al 30%.

Nuove strategie per l’eliminazione dell’HCV
Secondo i dati aggiornati al dicembre 2025 oltre 3,1 milioni di persone sono state testate e più di 19.000 infezioni attive identificate negli ultimi 5 anni, con 4mila diagnosi avviate al trattamento in persone senza fattori di rischio noti. “L’Italia – ha spiegato Loreta Kondili, responsabile del monitoraggio nazionale dello screening HCV –  ha già dimostrato una leadership a livello europeo, con oltre 280.000 pazienti trattati, il numero più elevato in Europa, confermando l’efficacia delle strategie adottate e la necessità di proseguire con determinazione verso l’eliminazione dell’HCV entro il 2030”.

Buoni risultati si sono avuti con la strategia di micro-eliminazione attraverso lo screening intraospedaliero, ovvero l’integrazione del test HCV nei percorsi clinici mediante esami del sangue già previsti. Una modalità semplice, efficace e sostenibile che consente di intercettare infezioni non diagnosticate e garantire un rapido linkage to care, permettendo l’eliminazione del virus e la prevenzione di complicanze gravi, tra cui cirrosi e tumore del fegato. La strategia farà parte di un documento di consenso interregionale e intersocietario, finalizzato a supportare il Ministero della Salute nell’implementazione di strategie efficaci di micro-eliminazione.

Nel corso del convengo è stato inoltre evidenziato come il rischio di infezione da HCV sia ancora presente anche in persone senza apparenti fattori di rischio, a causa di esposizioni avvenute in passato, quali procedure odontoiatriche, trattamenti invasivi o microinvasivi, tatuaggi o utilizzo di strumenti non adeguatamente sterilizzati.

Gli interventi istituzionali

Emersa nel corso del confronto una forte convergenza tra politica e comunità scientifica: il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Rocco Bellantone ha ribadito il ruolo centrale dell’Istituto nel garantire continuità e sviluppo delle strategie basate su evidenze.

“L’epatite C è diventata in Italia un modello virtuoso di intervento di sanità pubblica – ha sottolineato Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della programmazione del Ministero della Salute -.Lo stesso approccio sarà adottato per affrontare la nuova sfida rappresentata dalle malattie metaboliche del fegato”.

L’onorevole Ylenia Lucaselli ha richiamato l’importanza di politiche guidate dai dati e il ruolo strategico della comunicazione; la senatrice Elena Murelli ha sottolineato l’impegno della politica insieme all’Istituto Superiore di Sanità, alle Società Scientifiche e alle Associazioni dei pazienti nel trovare strategie per ampliare lo screening a tutta la popolazione, al fine di garantire equità nella diagnosi e nella cura. La senatrice Beatrice Lorenzin ha ribadito la centralità della prevenzione per la sostenibilità del sistema sanitario. Anna Caraglia (Ministero della Salute) ha evidenziato come queste azioni siano già integrate nel Piano nazionale per l’eliminazione dell’HIV, dell’HCV e delle infezioni sessualmente trasmesse, mentre Andrea Costa, esperto per l’attuazione del Pnrr, ha sottolineato l’importanza del dialogo tra diversi stakeholder per definire politiche sanitarie efficaci.

Bergamo prima ‘Mash City’ contro la malattia dismetabolica del fegato
Accanto all’HCV, è stata evidenziata la crescente rilevanza della malattia dismetabolica del fegato (MASLD), in aumento parallelamente a obesità e diabete, con un impatto crescente su cirrosi e tumore epatico e una prevalenza globale stimata al 30%. È stato ribadito il ruolo fondamentale della prevenzione, attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica e accesso a trattamenti appropriati per ridurre il rischio di progressione. In questo contesto sono state presentate le ‘MASH Cities’, una rete di città che si impegnano a promuovere azioni concrete per prevenire la malattia, una iniziativa del Global Think-tank on Steatotic Liver Disease.

 La prima città al mondo ad ottenere questo status è stata Bergamo, come ha spiegato durante il convegno la sindaca Elena Carnevali, che ha sottolineato il ruolo delle comunità locali nella prevenzione e ha illustrato le azioni che saranno messe in atto dalla città.

A questo proposito l’Iss ha promosso il progetto ITA-MASLD, avviato per definire il profilo clinico dei pazienti in cura in Italia, con oltre 100 centri multidisciplinari aderenti, di cui circa 30 già attivi nell’inserimento dei dati.

01 Aprile 2026

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