Cancro. Oms-Iarc: una persona su 5 svilupperà la malattia. Entro il 2050 attesi 35 mln di nuovi casi l’anno. Quasi il 40% è prevenibile, ma il vero divario è tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo

Cancro. Oms-Iarc: una persona su 5 svilupperà la malattia. Entro il 2050 attesi 35 mln di nuovi casi l’anno. Quasi il 40% è prevenibile, ma il vero divario è tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo

Cancro. Oms-Iarc: una persona su 5 svilupperà la malattia. Entro il 2050 attesi 35 mln di nuovi casi l’anno. Quasi il 40% è prevenibile, ma il vero divario è tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo

Circa il 92% della popolazione mondiale sarà coinvolto almeno una volta nella vita dall’esperienza del cancro. Solo 12 Paesi sono in linea con gli obiettivi di riduzione della mortalità prematura entro il 2030. Permangono profonde disuguaglianze nell’accesso a prevenzione, diagnosi e cure. Individuate sette raccomandazioni. “Orientare ricerca e innovazione verso interventi ad alto valore per pazienti e sistemi sanitari” il messaggio del nuovo Global Status Report on Cancer 2026

Quasi universale nella sua diffusione, profondamente diseguale nel suo impatto. Il cancro nel corso della vita colpirà una persona su cinque e, direttamente o indirettamente, interesserà quasi tutti noi: circa il 92% della popolazione mondiale sarà coinvolto almeno una volta nella vita dall’esperienza del cancro. Entro il 2050 i nuovi casi annuali saliranno dagli attuali 20,6 milioni a 35 milioni. Ma il dato che più preoccupa non è soltanto la crescita del carico della malattia: è il divario sempre più marcato tra ciò che oggi è possibile fare per prevenire e curare il cancro e ciò che viene realmente messo in pratica.

È questo il messaggio centrale del Global Status Report on Cancer 2026 – The future we choose together, pubblicato dall’ Oms e dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che definisce il cancro una sfida ormai quasi universale, ma caratterizzata da profonde disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione, alla diagnosi e alle cure.

Il peso del cancro continua a crescere Nel 2024 sono state registrate 20,6 milioni di nuove diagnosi di cancro nel mondo, pari a 19,5 milioni escludendo i tumori cutanei non melanoma: 9,9 milioni negli uomini e 9,6 milioni nelle donne. Secondo le stime dell’Oms, entro il 2050 i nuovi casi raggiungeranno 35 milioni all’anno.

Il rapporto sottolinea però che questi numeri non descrivono completamente l’impatto della malattia. Se si considerano anche gli effetti che una diagnosi di tumore produce sui familiari più stretti, circa il 92% della popolazione mondiale sarà coinvolto almeno una volta nella vita dall’esperienza del cancro.

Il tumore rappresenta inoltre una causa sempre più rilevante di morte prematura. Nel 2021 è stato la prima causa di mortalità prematura in 41 Paesi, la seconda in 37 e la terza in altri 47. E solo 12 Paesi risultano attualmente sulla buona strada per centrare l’obiettivo delle Nazioni Unite di ridurre di un terzo la mortalità prematura per cancro entro il 2030, mentre 48 Paesi registrano un andamento opposto.

Disuguaglianze profonde tra Paesi ricchi e poveri Secondo Oms e Iarc, oggi l’esperienza della malattia e le probabilità di sopravvivenza dipendono sempre meno dalle caratteristiche biologiche del tumore e sempre più dal luogo in cui una persona vive e dalle sue condizioni economiche.

Le nuove stime sulla sopravvivenza al tumore della mammella e ai tumori pediatrici mostrano differenze molto marcate: nei Paesi ad alto reddito, dove i tumori vengono diagnosticati più precocemente, la sopravvivenza netta a cinque anni supera l’85%, mentre nei Paesi a basso reddito scende sotto il 30%.

Anche lungo l’intero percorso assistenziale il divario resta evidente. Solo il 39% dei Paesi include un pacchetto minimo di cure oncologiche nella copertura sanitaria universale e, nei contesti più fragili, gli elevati costi a carico dei pazienti determinano tassi di abbandono delle cure che possono arrivare fino al 90%.

Il cancro impoverisce famiglie e società Accanto all’impatto clinico, il rapporto dedica ampio spazio alle conseguenze economiche e sociali della malattia.

L’indagine globale condotta dall’Oms tra pazienti e caregiver evidenzia come il tumore provochi effetti profondi e duraturi sul benessere psicologico e sulla vita familiare. Circa il 60% delle persone riferisce un importante disagio emotivo, il 50% dichiara di aver perso relazioni significative e metà dei caregiver manifesta sintomi riconducibili a un lutto prolungato.

Il peso economico è altrettanto rilevante. Oltre la metà dei pazienti e delle loro famiglie affronta spese sanitarie considerate catastrofiche. Anche nei Paesi con copertura sanitaria universale, i costi indiretti – perdita del lavoro, riduzione del reddito, trasporti, assistenza ai figli – possono compromettere gravemente la stabilità economica delle famiglie. Nei 39 Paesi che monitorano la spesa oncologica, il costo complessivo del cancro equivale a circa l’1% del Prodotto interno lordo.

I progressi ci sono, ma il divario tra politiche e risultati resta ampio. Il rapporto riconosce che negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi nella prevenzione e nel controllo del cancro, soprattutto grazie alla più ampia adozione di politiche dedicate.

Tuttavia, sottolinea come si sia aperto un ampio divario tra la pianificazione e i risultati concreti. Tra gli esempi più evidenti figurano il controllo del tabacco,le politiche di controllo su questo fronte hanno contribuito a una riduzione del 27% del consumo rispetto al 2010 E ancora, l’introduzione della vaccinazione anti-HPV in dose singola ha favorito un’accelerazione verso l’eliminazione del tumore della cervice uterina. Oggi l’85% dei Paesi ha inserito il vaccino HPV nei programmi nazionali di immunizzazione, ma l’Oms ricorda che ciò che conta è la reale copertura vaccinale delle ragazze, oggi ferma al 31% a livello mondiale, rispetto al 17% del 2019 e ancora lontana dall’obiettivo del 90% entro il 2030.Anche per il tumore della mammella persistono forti differenze tra Paesi ad alto e basso reddito, mentre i programmi di diagnosi precoce basati sull’assistenza primaria sono ancora poco sviluppati nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito.

Il quadro resta critico anche per la diagnostica, la radioterapia, la chirurgia oncologica, l’accesso ai farmaci innovativi, le cure palliative e la riabilitazione.

Secondo il rapporto, il 47% della popolazione mondiale ha un accesso limitato o nullo ai servizi diagnostici di base. Ventitré Paesi non possiedono alcun centro di radioterapia e soltanto il 14% delle circa 73 milioni di persone che ogni anno necessitano di cure palliative riesce effettivamente a riceverle.

Il nodo è l’attuazione. Per Oms e Iarc il problema principale non è più la mancanza di conoscenze scientifiche, bensì la difficoltà nel tradurre le evidenze disponibili in politiche realmente operative.

Molti Paesi hanno adottato Piani nazionali di controllo del cancro, ma questi restano spesso privi di finanziamenti adeguati o non vengono pienamente attuati. Solo il 30% dei Piani nazionali include interventi strutturati di prevenzione oncologica basati sui cosiddetti “Best Buy” dell’Oms per le malattie non trasmissibili.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sul crescente peso dei cosiddetti determinanti commerciali della salute, cioè l’influenza esercitata dalle strategie industriali, dal marketing e dalle attività di lobbying sui comportamenti individuali e sulle politiche sanitarie.

Innovazione sì, ma guidata dal valore. Uno dei messaggi più netti del documento riguarda il modello di investimento nella ricerca oncologica. Secondo gli autori, l’innovazione è stata spesso orientata dai ritorni commerciali più che dal valore prodotto per pazienti e sistemi sanitari. Questo ha favorito lo sviluppo di tecnologie e trattamenti molto costosi, talvolta caratterizzati da benefici clinici limitati, mentre restano cronicamente sottofinanziati la prevenzione, le innovazioni sociali, il capitale umano, la riabilitazione e la presa in carico delle persone che convivono con il cancro Il rapporto sottolinea inoltre che quasi il 40% dei nuovi tumori potrebbe essere prevenuto intervenendo sui fattori di rischio per i quali esistono già misure efficaci basate sulle evidenze scientifiche.

Tre cambiamenti e sette raccomandazioni. Per invertire la tendenza, Oms e Iarc propongono una strategia fondata su tre grandi cambiamenti.

Il primo riguarda il rafforzamento delle capacità dei sistemi sanitari, attraverso l’integrazione del controllo del cancro nella copertura sanitaria universale e il potenziamento dei servizi oncologici.

Il secondo punta a garantire maggiori tutele, coinvolgendo direttamente pazienti e caregiver nei processi decisionali e rafforzando la promozione della salute e le protezioni sociali.

Il terzo mira ad aumentare il valore delle politiche oncologiche, promuovendo dati più trasparenti e comparabili, orientando ricerca e innovazione verso le reali priorità di salute pubblica e riducendo le disuguaglianze, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito.

“Il futuro dipende dalle scelte che faremo insieme” Il rapporto lancia infine un messaggio chiaro alla comunità internazionale: il principale divario non riguarda più ciò che la scienza conosce sul cancro, ma la distanza tra ciò che è già possibile fare e ciò che viene realmente realizzato. Il futuro del controllo del cancro, affermano Oms e Iarc, dipenderà dalle scelte collettive su cosa finanziare, quali priorità adottare e quanto investire in prevenzione, equità e rafforzamento dei sistemi sanitari.Solo integrando ricerca, assistenza, protezione sociale e partecipazione delle persone che vivono l’esperienza della malattia sarà possibile trasformare le attuali conoscenze in un reale miglioramento degli esiti di salute e costruire, come recita il titolo del rapporto, “il futuro che scegliamo insieme”.

Il report

E. M.

08 Luglio 2026

© Riproduzione riservata

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