Comparto Sanità Il nodo risorse frena il rinnovo del contratto 2025-2027. Aumenti medi di 240 euro al mese per gli infermieri. I sindacati: poche risorse.  Aran: “Cifre diffuse non corrispondono alla bozza”

Comparto Sanità Il nodo risorse frena il rinnovo del contratto 2025-2027. Aumenti medi di 240 euro al mese per gli infermieri. I sindacati: poche risorse. Aran: “Cifre diffuse non corrispondono alla bozza”

Comparto Sanità Il nodo risorse frena il rinnovo del contratto 2025-2027. Aumenti medi di 240 euro al mese per gli infermieri. I sindacati: poche risorse.  Aran: “Cifre diffuse non corrispondono alla bozza”

Nursind giudica deludente l'impianto economico della bozza, parlando di aumenti medi di 240 euro per gli infermieri. Fials riconosce alcuni passi avanti, ma avverte: senza interventi su indennità, diritto alla mensa, welfare e valorizzazione delle professioni il contratto non renderà più attrattivo il Servizio sanitario nazionale. L'Aran replica alle organizzazioni sindacali contestando i dati economici diffusi e invitando a una comunicazione "ancorata ai dati reali". Nuovo confronto il 29 luglio.

Prosegue il negoziato all’Aran per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale del comparto Sanità 2025-2027. L’incontro di oggi ha registrato alcuni avanzamenti sul testo, ma le principali organizzazioni sindacali continuano a esprimere forti riserve, soprattutto sul fronte economico e sulla valorizzazione del personale. Al centro del dibattito gli aumenti retributivi, che secondo il Nursind arriverebbero a una media di circa 240 euro lordi mensili per gli infermieri, ma anche il mancato rafforzamento delle indennità per il lavoro su turni, il diritto alla mensa e il riconoscimento delle professionalità. Al termine della riunione è arrivata anche una presa di posizione dell’Aran, che contesta le cifre diffuse da alcune sigle sindacali.

Secondo il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, il contratto “delude sul piano economico”. Il sindacato sostiene che gli aumenti tabellari, al netto delle risorse destinate all’indennità di specificità (93 euro) e degli arretrati dell’indennità di vacanza contrattuale, non rappresentino quella svolta necessaria per rendere la professione infermieristica realmente attrattiva.

Nursind evidenzia come gli incrementi medi previsti per gli infermieri siano pari a circa 240 euro, contro i 172 euro del precedente rinnovo contrattuale. Un dato giudicato positivo rispetto al passato, ma insufficiente a colmare il divario tra responsabilità professionali e riconoscimento economico. Il sindacato sottolinea inoltre che la differenza retributiva tra l’area dei professionisti della salute e quella degli assistenti si limita a circa 10 euro lordi mensili, mentre rispetto agli operatori il divario è di appena 18 euro, confermando, secondo Nursind, una sostanziale compressione delle differenze tra i diversi profili.

Secondo il Centro studi del sindacato, un infermiere con anzianità media percepisce soltanto 137 euro netti in più rispetto a un operatore socio-sanitario.

Sul piano normativo, la bozza introduce il riconoscimento delle indennità durante il periodo di ferie e disciplina il recupero delle energie psico-fisiche previsto dal decreto legislativo 66 del 2023, stabilendo una pausa di dieci minuti per chi supera le sei ore di lavoro. Anche su questi aspetti Nursind chiede modifiche, contestando sia il metodo di calcolo delle indennità durante le ferie sia il rischio che la nuova disciplina della pausa possa compromettere il diritto alla mensa per il personale turnista. Rimane inoltre irrisolta, secondo il sindacato, la questione dell’aumento dell’indennità notturna, assente nella bozza nonostante fosse prevista tra gli obiettivi dell’atto di indirizzo.

Di tono diverso, ma ugualmente prudente, il giudizio della Fials, che riconosce alcuni passi avanti rispetto alle precedenti versioni del testo.

Tra gli elementi accolti favorevolmente figurano il riconoscimento delle indennità durante le ferie, l’equiparazione dei giorni di ferie per il personale neoassunto, l’accesso all’Area di Elevata Qualificazione per i professionisti in possesso di laurea magistrale e quattro anni di esperienza e la destinazione di parte delle risorse dei Differenziali economici di professionalità (Dep) agli incarichi.

Per la Fials si tratta di misure che recepiscono richieste avanzate dal sindacato durante il confronto e che rafforzano alcuni principi di equità e valorizzazione professionale.

Restano però aperte numerose criticità. La Fials giudica insufficiente la revisione del sistema delle indennità, osservando che il testo lascia sostanzialmente immutati gli importi per lavoro notturno, festivo, turni e pronta disponibilità. Esprime inoltre preoccupazione per le modifiche previste nell’area dell’emergenza-urgenza, che potrebbero determinare disparità di trattamento tra professionisti impegnati negli stessi contesti assistenziali.

Il sindacato chiede che il riconoscimento economico venga esteso a tutto il personale che opera concretamente nei Pronto soccorso e che siano valorizzati anche i professionisti impegnati in servizi ad alta complessità assistenziale, come salute mentale, oncologia, medicina iperbarica e unità dedicate alla preparazione dei farmaci antiblastici.

Tra i nodi ancora irrisolti, la Fials individua anche il diritto alla mensa, che continua a generare numerosi contenziosi nelle aziende sanitarie, il welfare contrattuale, la conciliazione tra vita lavorativa e privata, il rafforzamento del diritto allo studio, la tutela delle persone con disabilità e il completamento del percorso di riconoscimento della figura dell’autista soccorritore.

Il sindacato insiste inoltre affinché il contratto della ricerca venga inserito a pieno titolo all’interno del contratto del comparto Sanità e non rinviato alla successiva tornata negoziale.

Al termine dell’incontro è intervenuta anche l’Aran con una nota nella quale sottolinea che, pur restando aperte alcune questioni considerate prioritarie da entrambe le delegazioni, il confronto ha prodotto “progressi concreti e misurabili nella costruzione di un’intesa equilibrata tra le esigenze delle amministrazioni e le istanze delle rappresentanze sindacali”.

L’Agenzia ha però contestato apertamente i dati economici diffusi da alcune organizzazioni sindacali. “Le cifre rese pubbliche, oscillanti, a seconda della sigla, tra una media di 130 e una di 240 euro mensili per la categoria degli infermieri, non corrispondono all’ipotesi contrattuale attualmente sul tavolo”, afferma l’Aran, evidenziando come “una comunicazione ancorata ai dati reali non è soltanto una questione di correttezza verso gli addetti ai lavori: è condizione indispensabile per la credibilità del negoziato”.

L’Aran replica anche alle valutazioni di chi ha definito questa trattativa “l’ennesima occasione persa”, osservando che le stesse organizzazioni sindacali avevano sottoscritto meno di un anno fa il rinnovo del Ccnl 2022-2024. “Se la tornata in corso è l’ennesima, il giudizio finisce inevitabilmente per investire anche quel recente accordo. Coerenza e continuità di valutazione sono prerequisiti di qualsiasi interlocuzione costruttiva”, conclude la nota.

Il confronto tra Aran e organizzazioni sindacali riprenderà il 29 luglio, quando il tavolo negoziale tornerà a riunirsi per proseguire la trattativa sul rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027.

22 Luglio 2026

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