L’Italia entra in una nuova fase della lotta agli effetti sanitari dei cambiamenti climatici. Il Ministero della Salute ha aggiornato il Piano nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, pubblicando le nuove “Linee di indirizzo per la prevenzione. Ondate di calore e inquinamento atmosferico”, un documento che sostituisce quello del 2019 e che recepisce le più recenti evidenze scientifiche internazionali e le nuove raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2026. Ma la vera novità è un’altra: per la prima volta caldo estremo e inquinamento atmosferico vengono affrontati come due facce della stessa emergenza sanitaria, da contrastare con strategie integrate di prevenzione, sorveglianza e assistenza.
Il documento arriva in un momento in cui gli eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti e intensi. Le ondate di calore non sono più considerate eventi eccezionali, ma una condizione strutturale destinata ad aggravarsi nei prossimi decenni. Secondo il Ministero, sulla base delle valutazioni dell’Ipcc e delle proiezioni del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), l’Italia vedrà aumentare il numero dei giorni caratterizzati da temperature estreme, la durata dei periodi di siccità e la frequenza di eventi meteorologici intensi, con ripercussioni dirette sulla salute della popolazione e sulla qualità dell’aria.
A rendere ancora più preoccupante il quadro è un dato che emerge con forza dalle nuove linee guida: nel panorama internazionale l’Italia è tra i Paesi in cui il caldo provoca il maggiore incremento della mortalità giornaliera. Una vulnerabilità che deriva da molteplici fattori: le caratteristiche climatiche del Paese, la forte urbanizzazione di molte aree metropolitane, ma soprattutto l’invecchiamento della popolazione e l’elevata diffusione delle malattie croniche. Il documento sottolinea inoltre come nuove evidenze scientifiche abbiano ampliato il numero delle categorie vulnerabili, includendo non solo gli anziani, ma anche bambini, donne in gravidanza, lavoratori all’aperto e persone affette da patologie croniche.
Le linee guida ricordano però che gli effetti delle ondate di calore sono in gran parte prevenibili. L’Italia ha sviluppato il proprio Piano nazionale dopo la devastante estate del 2003, attraverso una collaborazione tra Ministero della Salute e Protezione civile basata su sistemi di allerta, sorveglianza epidemiologica e interventi di sanità pubblica. Negli anni il sistema è stato progressivamente esteso alle principali città italiane e, secondo gli studi richiamati nel documento, ha contribuito a ridurre in modo significativo la mortalità associata alle temperature estreme, soprattutto durante gli episodi di caldo più intenso.
Caldo e smog: due emergenze che si alimentano a vicenda
L’aggiornamento del Piano segna un cambio di paradigma importante. Dal 2018 il progetto nazionale è stato progressivamente esteso anche agli effetti dell’inquinamento atmosferico, ma ora l’integrazione diventa parte integrante delle strategie di prevenzione.
La scelta nasce dalla consapevolezza che cambiamenti climatici e inquinamento condividono la stessa origine antropica e tendono ad amplificarsi reciprocamente. Temperature elevate favoriscono infatti la formazione di ozono, aumentano il consumo energetico per la climatizzazione, intensificano incendi boschivi e fenomeni di siccità, con conseguente incremento delle emissioni di particolato e peggioramento della qualità dell’aria. Allo stesso tempo le persone più vulnerabili agli effetti del caldo sono spesso le stesse maggiormente esposte ai danni provocati dagli inquinanti atmosferici.
Il documento ricorda che tra il 2016 e il 2019 oltre 70 mila decessi in Italia sono stati attribuibili all’esposizione cronica a concentrazioni di PM2.5 superiori ai livelli raccomandati dall’Oms, evidenziando come le due emergenze non possano più essere affrontate separatamente.
Non solo colpi di calore: aumentano infarti, ictus, insufficienza renale e ricoveri
Le alte temperature non provocano soltanto colpi di calore. Il documento dedica un ampio capitolo agli effetti clinici del caldo sull’organismo, spiegando come il progressivo aumento della temperatura corporea possa determinare disidratazione, squilibri elettrolitici, crampi, edema, lipotimie, stress da calore e, nei casi più gravi, colpo di calore, una vera emergenza medica che richiede il ricovero immediato e che può risultare fatale se non trattata tempestivamente.
Ma gli effetti indiretti sono ancora più rilevanti sul piano della salute pubblica. Le evidenze epidemiologiche riportate nelle linee guida mostrano come le ondate di calore determinino un aumento di mortalità, ricoveri e accessi ai pronto soccorso per patologie cardiovascolari, respiratorie, renali, metaboliche, neurologiche e psichiatriche.
Il caldo aumenta il rischio di infarti e ictus attraverso la disidratazione e l’aumento della viscosità del sangue, peggiora lo scompenso cardiaco, favorisce le aritmie, aumenta gli episodi di broncospasmo nei pazienti con asma e Bpco, aggrava il diabete, accelera il deterioramento della funzione renale e può influire negativamente anche sui disturbi psichici e sulle malattie neurodegenerative come la demenza e l’Alzheimer. Gli studi internazionali confermano ancora una volta che l’Italia è tra i Paesi con il maggiore impatto sanitario delle temperature estreme.
Una popolazione sempre più fragile
Ampio spazio viene dedicato alla definizione delle categorie a rischio.
Restano in cima alla lista gli anziani, in particolare quelli molto anziani, non autosufficienti o affetti da più patologie croniche, soprattutto se vivono soli o in condizioni di isolamento sociale. L’età avanzata riduce infatti la percezione della sete, compromette i meccanismi di termoregolazione e aumenta il rischio di disidratazione, trombosi e scompensi cardiovascolari.
Tra i soggetti più vulnerabili figurano inoltre i pazienti con malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, psichiatriche, renali e metaboliche, i bambini piccoli, le donne in gravidanza, i lavoratori che operano all’aperto, le persone senza dimora, chi vive in condizioni di fragilità sociale e persino i turisti e i partecipanti ai grandi eventi estivi, che possono essere maggiormente esposti per mancanza di acclimatazione e difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.
Sanità territoriale in prima linea
Per il Ministero la prevenzione dovrà passare soprattutto dal rafforzamento della rete territoriale. Le nuove linee guida ribadiscono il ruolo centrale dei medici di medicina generale nell’identificazione preventiva delle persone suscettibili, nella sorveglianza attiva degli anziani fragili e nella gestione dei pazienti cronici durante i mesi estivi.
Accanto ai medici di famiglia vengono chiamati in causa gli operatori dell’assistenza domiciliare, i servizi sociali, le strutture residenziali, gli ospedali, le Rsa, le lungodegenze e le strutture riabilitative, chiamate a predisporre specifici protocolli organizzativi per ridurre il rischio di eventi avversi durante le ondate di calore.
L’invecchiamento renderà il problema ancora più grave
Il documento guarda infine ai prossimi decenni e lancia un messaggio chiaro: il problema è destinato ad aumentare. Secondo le proiezioni Istat riportate nelle linee guida, gli over 65 passeranno dal 23% della popolazione registrato nel 2022 al 34,5% tra il 2045 e il 2050. Una trasformazione demografica che renderà ancora più strategici i sistemi di allerta, la prevenzione territoriale e la capacità del Servizio sanitario nazionale di intercettare precocemente le persone più fragili.
Per il Ministero, dunque, il caldo non rappresenta più soltanto un fenomeno meteorologico, ma una vera priorità di salute pubblica che richiede una risposta sempre più integrata tra prevenzione sanitaria, organizzazione dei servizi, politiche ambientali e adattamento ai cambiamenti climatici.